di Domenico Bonvegna

Il mensile Il Timone, giustamente sottolinea due straordinari avvenimenti accaduti in due Paesi europei: l’Ungheria e la Finlandia. Da una parte la nuova Costituzione varata dal governo ungherese, dall’altra lo straordinario successo elettorale del piccolo partito nazionalista de “I veri finlandesi”.

 Andiamo per ordine, in Ungheria è stata cancellata la vecchia costituzione comunista del 1949, addirittura risalente al periodo stalinista.“Sarebbe dovuta essere una occasione di festa”, scrive Riccardo Cascioli, invece intellettuali e opinionisti si sono lanciati in un attacco a testa bassa contro il governo ungherese,“accusato di autoritarismo, sciovinismo, intolleranza, omofobia, discriminazione e, in fondo, estraneità ai valori europei”.

Ma qual’è il motivo di tanto attacco? Nella nuova Costituzione vengono ribadite alcuni valori fondanti dell’Europa cristiana. Cascioli nel servizio sul Timone, cita alcuni passaggi della nuova costituzione ungherese, in particolare i riferimenti al rispetto della vita umana: “la vita del feto sarà protetta dal momento del concepimento”, anche se poi ricalca quello che c’era scritto nel 1953, quando l’aborto era legale. Infatti, attualmente gli aborti sono 40 mila all’anno contro 90 mila nascite. Quindi l’Ungheria ha il problema del più basso tasso di fertilità d’Europa, per questo il governo intende promuovere un’educazione alla vita. Ma questo per gli illuminati di Bruxelles è pericoloso ed è inoltre inaccettabile anche la possibilità che in futuro si possa approvare un’ipotetica legge contro l’aborto.

 Per le istituzioni europee di Bruxelles è scorretta pure la rivendicazione della identità cristiana del popolo ungherese, infatti nella nuova costituzione sta scritto: “Noi siamo orgogliosi del fatto che mille anni fa il nostro re, Santo Stefano, ha fondato lo stato ungherese su solide fondamenta, e reso il nostro paese parte dell’Europa cristiana(…) Riconosciamo il ruolo che il cristianesimo ha svolto nella conservazione della nostra nazione”. Queste parole fanno comprendere meglio perché tanto livore contro i governanti ungheresi. Tuttavia, la nuova costituzione lascia ampia libertà a chi intende cambiare la propria religione o convinzione, libertà di culto religioso.

 Comunque sia,“il caso Ungheria– scrive Cascioli – svela il progetto elitario che anima le istituzioni dell’Unione Europea, decise a ‘fare gli europei’ dopo aver fatto l’Europa (…)si tratta però di un progetto violento che, anziché rispettare e valorizzare la cultura comune e le specificità di ogni popolo, cerca di negarle con forza, ricorrendo alla menzogna e alla presentazione distorta dei fatti per manipolare l’opinione pubblica”. (Riccardo Cascioli, L’Europa contro gli europei, giugno 2011 Il Timone)

 Tra l’altro, recentemente il governo ungherese di centrodestra del premier Viktor Orban, è stato attaccato pesantemente da gruppi di femministe post-moderne, e pure dall’esecutivo dell’Unione Europea, perché ha lanciato una campagna pubblicitaria pro-life contro l’aborto, attraverso manifesti murali. L’Ue ha chiesto a Budapest di rimuovere tutti i manifesti, se non vuole incorrere in sanzioni finanziarie. Mentre le femministe, imbracciato il fucile della critica spietata fanno ricorso alla Commissione europea affinché freni le derive oscurantiste del governo ungherese. Secondo loro la nuova Costituzione ungherese, per via di quell’articoletto dove c’è scritto che “ognuno ha diritto alla vita e alla dignità umana. La vita del feto è protetta fin dal concepimento”, lede i diritti sessuali e riproduttivi delle donne e contrasterebbe con il programma di azione del Cairo adottato nel 1994 in occasione della conferenza internazionale su Popolazione e sviluppo.“Speriamo che l’Unione europea – afferma Eva Fager, vice presidente della EWL, la European Women’s Lobby – controlli attentamente gli stati membri e agisca per assicurare il rispetto dei diritti umani delle donne, compresi quelli sessuali”. E ancora, Elizabeth Bennour, direttore del programma dell’IPPF, la International Planned Parenthood Federation, si spinge più in là e chiama al contrattacco tutte le forze laiciste: “La risposta a questi attacchi deve venire da tutti quelli che credono che le donne hanno un diritto inalienabile al proprio corpo, in una società egualitaria, democratica e secolare”.

 L’appello viene subito raccolto dall’European Humanist Federation, a cui tra l’altro aderisce la nostrana Unione Atei e Agnostici Razionalisti, tanto per comprendere quale è il DNA di questa organizzazione europea. “Quello che è accaduto in Ungheria ha costretto i vertici dell’Unione Europea a gettare la maschera: i veri diritti, o presunti tali, sono solo quelli delle persone già nate e il femminismo radicale detta legge in Europa, con il suo portato di rivendicazioni libertarie che sono né più né meno quelle del lontano Sessantotto. D’altronde l’anagrafe non mente: le donne di governo o al vertice di potenti organizzazioni sovranazionali che in questa vicenda si sono stracciate le vesti si sono formate culturalmente proprio in quel travagliato periodo del secolo scorso”.(Tommaso Scandroglio, La Ue all’assalto dell’Ungheria pro-life, 17.6.2011, Labussolaquotidiana.it).

 Il secondo avvenimento straordinario riguarda la decisa affermazione elettorale del partito “I Veri Finlandesi”, (“Sannfinländarna”) di Timo Soini, un cattolico, in un Paese a maggioranza protestante, dove i cattolici sono appena 10 mila. I finlandesi, hanno trovato in Timo Soini, un uomo nuovo, semplice, schietto e con i piedi per terra, il “paladino” della loro lotta per il riscatto dei “valori essenziali del popolo finlandese”. La formazione dei Veri Finlandesi, ha quasi quintuplicato i propri voti, passando dal 4,1% del 2007 al 19,6%, e ha rischiato di diventare il primo partito.

 I giornali subito hanno parlato di deriva populista, xenofoba e razzista. Ma Timo Soini non ha niente a che fare con i partiti xenofobi europei, anzi si ribella a chi vorrebbe applicare al suo partito il marchio di xenofobia, non c’è nessun contatto con i partiti nordici che si sono affermati puntando sull’odio verso gli immigrati.

 I Veri Finlandesi hanno colto lo scontento dei gruppi religiosi, senza fare eccezioni fra cattolici, protestanti, musulmani ed ebrei, il nuovo movimento, ha riunito interessi comuni che vanno contro le nuove “mode”. “Non c’è voluto molto per trovare un consenso unanime nella condanna dei matrimoni e delle adozioni gay, sia fra i cattolici, sia fra i protestanti di vecchio stampo che, soprattutto nelle campagne, seguono le linee tradizionali del cristianesimo tramandato da generazioni ed ispirato a principi di vita integerrima basata sulla morale e sull’onestà. Ed anche gli elettori di fede islamica sono d’accordo con Soini per quanto riguarda non solo i principi su cui si basa la famiglia, quali la fedeltà coniugale e l’educazione e la cura dei figli, ma anche la condanna di fenomeni importati dall’estero quali la dissoluzione dei costumi, l’abuso di droghe e l’usura che, fino a poco tempo fa era sconosciuta in Finlandia, ma che sta prendendo piede con l’aumentare delle aspirazioni consumistiche e materialistiche alle quali si fa spesso fronte contraendo debiti”. (Francesco Saverio Alonzo, Finlandia, c’è un cattolico che piace agli islamici, 21.4.2011, labussolaquotidiana.it).