Intervenendo all’Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita

di Antonio Gaspari

CITTA’ DEL VATICANO, venerdì, 20 febbraio 2009 (ZENIT.org).- Intervenendo questo venerdì in Vaticano al Congresso su “Le nuove frontiere delle genetica ed il rischio dell’eugenetica”, il prof. Bruno Dallapiccola ha spiegato i benefici e i rischi delle diagnosi genetiche.

Nel suo intervento al Congresso organizzato in occasione della XV Assemblea generale della Pontificia Accademia per la Vita, il professore di genetica dell’Università “La Sapienza” ha precisato come non sia esattamente vero che basta avere la mappa del genoma di una persona per sapere esattamente di quali malattie sarà affetto.

La possibilità o meno di contrarre malattie dipende da molti fattori, quali eventuali errori nella replicazione e in che modo ci si relaziona con l’ambiente.

Nella conferenza stampa di presentazione del Congresso, il prof. Dallapiccola aveva ricordato che due tra i maggiori scienziati della genetica, i professori James Watson e Craig Ventre, si sono sottoposti all’analisi del loro genoma, scoprendo molti fattori di suscettibilità all’alcolismo, alle malattie coronariche, alle malattie psichiatriche e quant’altro.

“Ma questo – ha precisato il professore – non significa che i due sono particolarmente sfortunati, perchè tutti noi siamo pieni di imperfezioni a livello del genoma. Dietro alle centinaia di migliaia di variazioni del codice genetico infatti si nascondono geni che corrispondono a malattie o patologie strane, ma non è detto che queste divengano effettive”.

Per illustrare il suo punto di vista, il docente di genetica, che è anche Presidente dell’Associazione “Scienza & Vita”, ha spiegato come due gemelli pur avendo lo stesso menoma, sono due persone diverse, perché la regolazione dei loro geni è largamente legata ai fattori ambientali.

Di fronte agli enormi avanzamenti nella comprensione della genetica il prof. Dallapiccola ha  confessato di “essere innamorato di questa disciplina” che  però “è un arma a doppio taglio”. Per questo, ha avvertito, “dobbiamo capire esattamente i pro e i contro di questo uso”.

Secondo il docente di genetica, l’errore più grave sarebbe quello di cadere in una logica deterministica e/o riduzionista, che aprirebbe scenari sconvolgenti, con gran parte della popolazione ossessionata dalle possibili malattie che potrebbe contrarre e con un accesso indiscriminato e generalizzato alle interruzioni di gravidanza.

Dallapiccola ha raccontato che si trova quotidianamente a confrontarsi con delle famiglie terrorizzate da alcune diagnosi prenatali.

“Nell’ottanta per cento dei casi – ha raccontato il docente di genetica – certifico che certe patologie non avranno esito e che il nascituro sarà perfettamente normale”.

“La genetica è una disciplina anti-discriminatoria perché ha dimostrato che il nero ed il bianco sono esattamente identici, ma bisogna stare attenti a non farla diventare strumento di selezione eugenetica”, ha sottolineato Dallapiccola.

Il docente di genetica ha concluso esprimendo una grande ammirazione per il progresso scientifico che sta cambiando la vita e ci consente di affrontare molte patologie e malattie con maggiori possibilità di cura, ma certamente c’è bisogno di una certa prudenza perché la persona non è mai solo espressione del suo genoma.