di Don Antonello Iapicca

Quante parole per commentare, difendere, spiegare qualcosa che invece è molto semplice. Lo scandalo e il tumulto derivante dalla pedofilia insinuatasi nel clero ha una radice inequivocabile: lo smarrimento della Grazia che chiama e costituisce il presbitero. E, con essa, la perdita o l’immaturità della fede. La secolarizzazione della società penetrata anche nella Chiesa ha certo contribuito allo sviluppo del triste fenomeno, ma da sola non basta a spiegare. Mettere sotto accusa il Concilio Vaticano II non dimostra altro che l’ignoranza dello stesso, dei suoi testi sulla Chiesa e sul Ministero ad esempio. La severità e la trasparenza sono certo doverose ma, da sole, non risolveranno nulla, perchè è tutt’altro il piano su cui si muovono la Chiesa ed i suoi Pastori. Il piano misterioso e celeste della Grazia. La catechesi del Papa sul ministero docente del sacerdote è, più e meglio d’ogni altra, parola chiara ed inequivocabile. Illumina il ministero e l’essenza del presbitero e così, in controluce, indica alla Chiesa il cammino futuro, ed insieme antico. Diocesi e parrocchie, movimenti e nuove comunità, seminari ed istituti di formazione hanno, nelle parole odierne del Pontefice, una sorta di manuale per un autentico rinnovamento del clero e, quindi, della Chiesa intera. Altre ne seguiranno le prossime settimane, come sempre semplici e dense. Disattenderle sarà l’ennesimo rifiuto della Grazia, di quel soffio dello Spirito senza il quale qualcosa di ancor peggio della pedofilia affliggerà la Chiesa ed il mondo intero. Perdere Cristo, il suo amore, la sua amicizia che generano libertà e umiltà, parresia e zelo, verità e misericordia sarebbe un peccato imperdonabile; sarebbe una vera e propria pedofilia spirituale, a violare, con la negligenza e l’accidia, il cuore di tutti i bambini di spirito indifesi che, per una Parola non annunciata, cadranno vittime del demonio. Nessun tribunale potrà allora giudicare un crimine così efferato come quello d’aver privato del Vangelo i piccoli della terra che attendono, schiavi nell’ombra del timore e della morte, il volto misericordioso di Cristo.