Intervista a Massimo Pandolfi, Caporedattore de “Il Resto del Carlino”

di Antonio Gaspari

RIMINI, lunedì, 24 agosto 2009 (ZENIT.org).- “La vita, anche la più sofferente e malata, è sempre degna di essere vissuta fino in fondo”. Questa è la tesi che il libro “La vita in gioco. Eluana e noi” (ed. Ares) intende spiegare, sottolineare, testimoniare.

Scritto da Massimo Pandolfi, Caporedattore del quotidiano “Il Resto del Carlino”, il saggio contiene documenti inediti, valutazioni medico-scientifiche, contributi d’opinione, interviste e racconti di persone che si sono risvegliate dopo 19 anni di coma.

Nel libro si trova il monologo teatrale del poeta e scrittore Davide Rondoni e svariate testimonianze, tra cui quella del Ministro della Salute, Maurizio Sacconi, che colpito da una grave malattia si è messo in gioco con tutta la sua umanità in questa vicenda.

Gli altri interventi sono dei medici Gian Battista Guizzetti, Mario Melazzini, Marco Maltoni, tutti e tre impegnati in prima fila accanto ai malati più gravi; del giurista Luciano Eusebi e di Fulvio De Nigris, fondatore della ‘Casa dei Risvegli Luca De Nigris di Bologna’.

In chiusura l’adesione alla vita pronunciata dall’attore e autore teatrale Alessandro Bergonzoni e dal noto giornalista del Tg1 Aldo Maria Valli.

Per saperne di più ZENIT ha intervistato Massimo Pandolfi, già autore dei volumi “L’inguaribile voglia di vivere” e “Liberi di vivere”, due testi che hanno dato voce a persone che soffrono di malattie molto gravi, ma che scelgono, nonostante tutto, di continuare a lottare, testimoniando anche con gioia la bellezza della vita in ogni circostanza, anche quella apparentemente più drammatica.

Ancora un libro sulla vicenda Eluana. Perché?

Pandolfi: Perché credo che sulla vicenda di Eluana siano state dette tante, troppe bugie. Ad un certo punto è passato il messaggio che i sadici saremmo noi, ‘ostinati’ difensori della vita e i buoni tutti quelli che volevano accompagnare Eluana alla fine del suo calvario. Non è così. Il libro parte da dati di fatto per spiegare la verità vera di una vicenda che è stata troppo spesso addomesticata. Eluana non era una malata terminale, ma una grave disabile. Eluana non era attaccata a macchinari strani, e veniva nutrita, idratata e pulita come capita alle persone non autosufficienti. Non c’era nessuna spina da staccare per Eluana. Eluana forse non si rendeva conto di nulla, ma solo forse, perché neanche i medici sono in grado di dare una risposta vera a questi misteri che si chiamano stati vegetativi. E comunque, se anche non si rendeva conto di nulla, c’è per caso un criterio umano per stabilire quando una vita è degna o meno di essere vissuta? Io penso proprio di no. Credevo fosse importante provare a riportare un po’ di verità su questa storia, anche per rispetto di migliaia di malati (e familiari di malati) che affrontano in modo diametralmente opposto delle realtà difficili.

Quale significato ha avuto, dal punto di vista etico, mediatico e sociale, la triste vicenda di Eluana?

Pandolfi: Io credo nell’assoluta buona fede di Beppino Englaro. Non condivido nulla delle sue scelte, ma sono certo che lui abbia fatto tutto quello che ha fatto pensando al presunto bene di sua figlia. In nome della libertà. ma che libertà è quella che ti toglie l’unica cosa che ti consente di poter esprimere questa libertà, cioè la vita? Purtroppo il caso singolo di una persona (Beppino Englaro) che ha fatto questa scelta è diventato una sorta di bandiera etica e mediatica per molti. Ma la realtà è un’altra! Pongo una domanda io: ma ci avete fatto caso, dal 25 giugno 2008 (giorno del decreto della Corte d’Appello di Milano che autorizzava la sospensione dell’idratazione e nutrizione artificiale di Eluana) non c’è stato un disabile-uno che abbia provato a seguire questa strada giudiziaria, che dopo quel precedente poteva anche essere molto agevole. Perché? Non sarà che forse le reali esigenze dei disabili e dei loro familiari sono ben altre rispetto a quelle ossessionatamente sbandierate da radicali radical chic e ‘Ignazi Marino’ vari nei mesi scorsi?

E’ tuttora in atto una vivace discussione su quello che viene indicato come diritto a morire, da alcuni denunciato come eutanasia. Qual è il suo parere il proposito?

Pandolfi: Il diritto a morire è solo un gioco di parole. Ma che vuol dire diritto a morire? Prima o poi si muore tutti. Diciamo che c’è una società nichilistica che pretende – ed è questo l’aspetto drammatico – che certe persone ad un certo punto della loro esistenza si tolgano di turno. Diventano scomodi o sono scomodi in partenza, d’impiccio. Si è cominciato con i bambini da ammazzare prima di far nascere (aborto: primo omicidio legalizzato della storia moderna), poi siamo arrivati a malati e disabili, presto chiuderemo il cerchio con gli anziani. Si confondono delitti e diritti. E la cosa tragica è che si pensa, molti pensano, che si faccia ciò a fin di bene. Io credo che più che parlare di diritto a morire, bisognerebbe insegnare (magari con una carezza, con un po’ più di umanità) ai nostri giovani una nuova strada: dobbiamo aiutare tutti (anziani, malati, disabili, le migliaia di Eluana che ci sono in giro per l’Italia e per il mondo) a trovare un significato alla loro esistenza. E si può. Come ha detto splendidamente il cantautore laico Enzo Jannacci: ‘L’esistenza è uno spazio che ci è stato donato e che dobbiamo riempire di significato, sempre e comunque’.

Qual è il contenuto del libro e quali sono i fini della sua pubblicazione?

Pandolfi: Spiego in pratica la frase di Jannacci. Nel mio percorso umano e professionale in questi anni mi sono occupato molto di persone e situazioni (grazie anche ai precedenti libri “L’inguaribile voglia di vivere” e “Liberi di vivere”) molto simili a quella di Eluana e ho scoperto, anzi sto continuando a scoprire che nel 99.9% dei casi le esigenze di queste persone non sono quelle che sono purtroppo state sbandierate per mesi anche da noi giornalisti. Questa gente (e i loro familiari) non chiede-chiedono di morire ma chiedono semplicemente di trovare dei buoni motivi per continuare a vivere, così come la realtà vuole che loro vivano. E ho scoperto quello che è un messaggio di speranza, che voglio lanciare col mio libro: anche queste persone, anche i loro familiari, possono essere felici! Purtroppo viviamo in una società dove sembra che la parola dolore debba per forza essere messa in contrapposizione con la parola felicità. Non è così.

Il libro racconta dall’A alla Z tutta la vicenda di Eluana, attraverso anche documenti e testimonianze inedite. Metà libro è farina del mio sacco, l’altra metà di amici che ho coinvolto e che mi hanno fornito testi e contributi. Ho coinvolto persone che, seppur partendo da posizioni politiche, culturali e religiose anche profondamente diverse, hanno vissuto delle esperienze dirette che consentono loro di spiegare come la vita vada difesa, sempre e comunque. Bellissima e commovente la testimonianza introduzione del Ministro della Salute Maurizio Sacconi. Poi ci sono testi di medici (Mario Melazzini, Gian Battista Guizzetti, Marco Maltoni), giuristi (Luciano Eusebi), genitori che dal dolore per la morte del figlio hanno creato dei centri medici di eccellenza (Fulvio De Nigris), autori-attori (Alessandro Bergonzoni), giornalisti (Aldo Maria Valli). All’inizio del libro c’è il bellissimo monologo teatrale del poeta e scrittore Davide Rondoni, intitolato ‘Passare la mano delicatamente’.

[Il libro di Pandolfi verrà presentato martedì 25 agosto al Meeting di Rimini da Celestina Isimbaldi, Davide Rondoni e Camillo Fornasieri]