di Antonio Gaspari

ROMA, lunedì, 8 marzo 2010 (ZENIT.org).- E’ uscito per le edizioni Aracne, il saggio di Francesca Pannuti dal titolo “Socrate, la morte di un laico e altri saggi”, nel quale si affrontano temi quali il rapporto tra fede e ragione, e di entrambe con la modernità, allo scopo di stimolare il recupero dell’autentica razionalità.

Nella prefazione padre Alfonso Aguilar, L.C. docente dell’Ateneo Pontificio “Regina Apostolorum” di Roma, ha spiegato che il saggio contiene “semi di sapienza antica e moderna – da Platone, sant’Agostino e san Tommaso fino a P. Thomas Tyn e Solov’ëv – con lo scopo di far risuscitare la dimensione sapienziale della filosofia di ricerca del senso ultimo e globale della vita”.

Secondo il prof. Aguilar, “oggi la filosofia non solo non è capace di superare la crisi di senso, ma è addirittura una delle cause più importanti di questa crisi” e la Pannuti ci presenta la “vocazione originaria” della filosofia, “non solo in modo teoretico, con la forza delle idee, ma anche in modo vissuto, con la forza della testimonianza di quel laico – non laicista – che a distanza di ventiquattro secoli è ancora modello dell’autentico filosofare”.

Per Socrate, infatti, la filosofia era “il modo più umano di vivere, la scienza che sa rendere ragione dell’essenza di ciascuna realtà, la liberazione dal più grande dei mali che è l’ignoranza vissuta nel vizio, un incontro provvisorio con la sapienza divina, la contemplazione del trascendente, una terapia per guarire l’anima e una giusta preparazione alla morte per salvare l’anima”.

Per Aguilar la morte di Socrate rappresenta “la vittoria della razionalità e della religiosità” perché “non è senza significato che il pensiero filosofico abbia ricevuto un suo decisivo orientamento dalla morte di Socrate e ne sia rimasto segnato da oltre due millenni” e non è affatto casuale che i filosofi dinanzi al fatto della morte “si siano riproposti sempre di nuovo questo problema insieme con quello sul senso della vita e dell’immortalità”.

“Socrate – ha scritto il docente dell’APRA – ci insegna la giusta scala dei valori, relativizzando tutto a vantaggio di beni spirituali universali e perenni” e “l’ammirevole atteggiamento di un laico credente e ragionevole come Socrate viene portato a compimento con la grazia di Cristo, il quale ci offre la partecipazione alla Vita stessa di Dio, nella piena e perfetta felicità”.

E’ in questo contesto che l’autrice invita a “lasciarsi istruire dalla Verità nell’interiorità, che nel cristianesimo è il Lόgos”.

La Pennuti sostiene che “l’uomo è spinto irresistibilmente dal desiderio di felicità e che questo non possa che trovare soddisfazione in Dio” e che la “ricerca la verità in modo sincero non può non giungere alla scoperta di Dio e della possibilità di un rapporto con Lui”.

L’autrice del saggio precisa che “l’attuale smarrimento del senso della verità (…) prima che essere un allontanamento dalla fede è una vera e propria dissoluzione della ragione”.

“Con l’avvento di Cristo – continua la Pannuti -, il negare la fede non rappresenta per la ragione un ammettere i propri limiti o un rifiutare una ‘possibilità’ remota, bensì piuttosto un negare a se stessa l’apertura verso la pienezza di verità cui anela e che le è concretamente offerta”.

L’autrice conclude sostenendo che “quando la ragione viene usata in modo corretto conduce al Creatore e che per una corretta elaborazione della fede in campo teologico è di fondamentale importanza partire da presupposti razionali corretti, pena la caduta in concezioni deformate su Dio e sui misteri concernenti l’economia della salvezza”.