Da oggi sarà presente in tutti gli ospedali la pillola abortiva Ru486. Sarà obbligatoria la somministrazione negli ospedali. L’ostilità alle pratiche di aborto ed eutanasia sono già presenti in epoca pre-cristiana, a partire dal giuramento di Ippocrate
Andrea Sartori (Insegnante)

E’ stato pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale l’autorizzazione all’immissione in commercio del “medicinale per uso umano Mifegyne”, ovvero la pillola abortiva Ru486. Obbligatoria la somministrazione in ospedale. L’ostilità alle pratiche abortive ed eutanasiche hanno origini più antiche del cristianesimo. Si trovano anche nei testi di medicina greca, in primis nel celeberrimo e vincolante giuramento di Ippocrate.

La pillola abortiva Ru486 dovrà essere somministrata obbligatoriamente in ospedale. La prima decisione dell’Aifa risale al 30 luglio scorso e l’autorizzazione è stata confermata dall’Aida il 2 dicembre scorso dopo la richiesta del ministro del Welfare Maurizio Sacconi. di ulteriori precisazioni sulla necessità di ricovero ospedaliero per rendere l’uso del farmaco compatibile con la legge sull’aborto in Italia. Secondo l’agenzia la pillola è “pienamente coerente con l’esigenza di garantire che il percorso abortivo avvenga in ambito ospedaliero”. Secondo il ministro, invece, la delibera non è chiara circa la necessità di ricovero della donna fino ad aborto avvenuto, cosa che porterebbe ad escludere il regime di day hospital.

ABORTO, EUTANASIA ED ETICA MEDICA: IL GIURAMENTO DI IPPOCRATE

Solitamente si fa risalire l’ostilità alle pratiche abortive ed eutanasiche al cristianesimo e, più nello specifico, al cattolicesimo. Una presa di posizione netta è presente nell’enciclica Evangelium vitae di Giovanni Paolo II. Riguardo l’aborto Wojtyla scrive: “Di fronte ad una simile unanimità nella tradizione dottrinale e disciplinare della Chiesa, Paolo VI ha potuto dichiarare che tale insegnamento non è mutato ed è immutabile (Humanae vitae 14). Pertanto, con l’autorità che Cristo ha conferito a Pietro e ai suoi Successori, in comunione con i Vescovi – che a varie riprese hanno condannato l’aborto e che nella consultazione precedentemente citata, pur dispersi per il mondo, hanno unanimemente consentito circa questa dottrina – dichiaro che l’aborto diretto, cioè voluto come fine o com mezzo, costituisce sempre un disordine morale grave, in quanto uccisione deliberata di un essere umano innocente” (EV 64) e subito dopo scrive, riguardo l’eutanasia: “In conformità con il Magistero dei miei Predecessori e in comunone con i Vescovi della Chiesa cattolica, confermo che l’eutanasia è una grave violazione della Legge di Dio, in quanto uccisione deliberata moralmente inaccettabile di una persona umana” (EV 65).

La dottrina della Chiesa proviene dal quinto comandamento “Non ucciderai” ( Lo tizarch Esodo 20, 13).

Ma questa etica è presente anche nel cosiddetto paganesimo. In particolare in ambito greco, e da parte di colui che può essere considerato il primomedico in senso scientifico della Storia, Ippocrate di Cos (460-377 a. C.), il quale compose quel celebre giuramento che, seppur in forma “modernizzata”, è ancora oggi vincolante per i medici.

Ebbene scrive il fondatore della scienza medica: “Non darò nessun farmaco mortale (pharmakon thanasimon: in greco la parola pharmakon ha il significato ambivalente di “medicamento” ma anche di “veleno”) a nessuno, neppure se richiesto (aitetheis)  né suggerirò tale consiglio. Allo stesso modo non darò ad alcuna donna un medicinale abortivo (pesson phthorion. Il pesson era una bacchetta spalmata di medicamenti che, in questo caso, potevano provocare l’aborto).

Quindi l’ostilità verso pratiche abortive ed eutanasiche ha radici antiche, addirittura precristiane, in quella Grecia che è la nostra radice scientifica. Il giuramento di Ippocrate, che è il giuramento per antonomasia del medico ancora oggi, è stato ovviamente rivisto e rielaborato in chiave moderna. Ma la sua validità resta sempre vincolante verso chi si avvicina all’arte medica.