Intervista a Karl Potter, neuropsicologo statunitense

Dottor Potter, come mai stiamo assistendo al boom della pedofilia? Crescita inarrestabile del turismo pedosessuale organizzato, abusi in famiglia, scandali nelle scuole e perfino tra i ministri del culto: che cosa sta succedendo?

“Intanto occorre vedere se è vero che il fenomeno sia cresciuto o se sia semplicemente più conosciuto. Non dimentichiamoci che la pedofilia è sempre esistita: nella Grecia classica era giustificata da filosofi come Socrate e Platone, e cantata da poeti come Alceo e Anacreonte. Tra i Romani la pedofilia comincia a perdere la sua giustificazione filosofica ma non per questo era meno praticata, soprattutto nei riguardi dei figli degli schiavi. E’ in quel periodo che comincia anzi ad acquisire caratteri di brutalità e sopraffazione.”

Ma allora perché oggi se ne parla di più.

“Perché è rimasta l’ultima cosa a destare scandalo. Tutto il resto ormai non scandalizza più. Al tempo stesso se ne parla di più perché, anche in questo settore, lo scandalo è diminuito”.

In che senso?

“Quando una cosa è percepita come estremamente vergognosa, si preferisce non parlarne, la si nasconde. Paradossalmente viene denunciata proprio quando la coscienza attorno a quel problema va diminuendo. E’ avvenuta la stessa cosa per i casi di violenza sessuale sulle donne: per anni le donne non ne hanno parlato ed hanno preferito nascondere, e solo da poco tempo le donne hanno cominciato, in numero significativo, a sporgere denuncia, sebbene in misura ancora assai ridotta rispetto al numero dei reati subiti”.

Intende dire che, nonostante tutto il clamore, la percezione della gravità della pedofilia è andata diminuendo?

“Certamente. La pedofilia è ormai diventata un costume sociale: basta chiedere ai tour operators il loro parere su molti viaggiatori verso il Brasile, la Thainlandia, le Filippine. Inoltre sono sorti moltissimi movimenti d’opinione a favore della pedofilia. In alcuni Paesi vi sono perfino correnti politiche che chiedono di legalizzarla, per non parlare dei siti internet dove questi movimenti (anche femminili) si presentano apertamente chiedendo la liberalizzazione della pedofilia. Usando un’espressione paradossale potremmo dire che la nostra società è ormai diventata una società “pedofila”, o almeno tollerante verso la pedofilia.”

Non le sembra di esagerare?

“La conferma di quello che dico si trova nei dati della polizia postale riguardo l’enorme aumento del flusso di immagini e filmati pedopornografici scaricati via internet. Inoltre ogni volta che viene sequestrato un pc, le forze dell’ordine vi trovano una miriade di nuove dati e collegamenti”.

Sì, ma l’opinione pubblica detesta il fenomeno. In Italia sono state inasprite le leggi.

“Quando uno Stato inasprisce le leggi è perché è costretto a constatare un fenomeno, ma cosa viene fatto riguardo alla prevenzione?”

In che senso?

“I messaggi pedosessuali fioriscono sempre di più nella pubblicità come nel cinema. La gente non avvezza in psicologia se ne accorge poco, ma il fenomeno è ben visibile”.

Intende dire che pedofili non si nasce ma si diventa?

“C’è chi parla di una possibile componente genetica, e chi individua la causa della pedofilia nel malfunzionamento dell’area cerebrale che identifica l’età delle persone, ma la maggior parte dei casi di pedofilia ci consentono di parlare di pedofilia indotta”.

Cosa vuol dire pedofilia indotta?

“A parte i danni provocati dall’alimentazione ricca di ormoni, spesso presenti nelle carni o in alimenti alterati dall’ambiente, e che possono modificare perfino i caratteri sessuali, mi riferisco principalmente all’induzione psicologica. La stragrande maggioranza dei pedofili, anche se spesso lo nascondono, sono stati devastati da esperienze sessuali indotte da adulti durante l’infanzia o l’adolescenza. Inoltre c’è un’induzione anche da parte del sociale, perché sbaglia chi crede che la rivoluzione sessuale del ’68 o degli anni settanta sia terminata: si è quasi disintegrata la struttura ideologica che l’ha sostenuta, ma questa ha continuato a scavare nel tessuto esperienziale spingendo verso il continuo abbattimento di tutti i limiti e tabù”.

La pedofilia è dunque solo una delle tante esperienze di trasgressione per vincere la noia?

“Assolutamente no. E’ un grave disturbo dell’identità sessuale che, provocando a sua volta altre vittime, rischia di stravolgere le strutture su cui si regge la società, a partire da quella della famiglia”.

Trova giusto che venga data parte della colpa ai precedenti movimenti omosessualisti?

“La percentuale di pedofili tra gli omosessuali sembra la stessa che tra gli eterosessuali. Semmai è vero che i casi di pedofilia omofila (cioè verso lo stesso sesso, ma compiuti anche da eterosessuali) sono molto più numerosi di quelli di pedofilia eterofila. Quello che hanno fatto i movimenti pro-pedofilia è stato piuttosto di scimmiottare le conquiste sociali, gli slogan e le rivendicazioni degli omosessualisti, per poter conseguire gli stessi risultati di libertà ottenuti da loro”.

Perché la maggior parte delle denunce di pedofilia ha riguardato uomini e non donne?

“Perché l’iniziativa sessuale è ancora globalmente in mano al mondo maschile, ma i casi di pedofilia femminile stanno aumentando in modo vertiginoso rispetto a poco tempo fa”.

E cosa dire della pedofilia tra i preti? C’è una relazione tra pedofilia e celibato?

“Nella chiesa anglicana i preti sono sposati, eppure si sono registrati ugualmente casi di pedofilia. La percentuale di pedofili tra i celibi è pressoché uguale a quella tra i coniugati; anzi spetta  ai coniugati il 70% degli eventi denunciati. Del rimanente 30% solo l’1% ha riguardato preti”.

Ma allora perché sta destando particolarmente scandalo la pedofilia dei preti?

“I ministri del culto sono un po’ considerati le sentinelle del sistema. Quando le sentinelle si addormentano la comunità si sente in pericolo. Anche chi reclama condotte sessuali assai libere e contrarie agli insegnamenti della chiesa, non ama scoprire che chi dovrebbe dare esempio morale sia scivolato in comportamenti immorali. Questo lo fa sentire meno protetto, più costretto verso quella responsabilità che prima delegava ad altri”.

Ma non è un campanello d’allarme molto grave che anche nelle comunità religiose questo fenomeno si sia manifestato, sia pure in percentuali non superiori al resto del mondo?

“Sì, perché se questo accade in strutture che condannano fortemente la pedofilia, vuole dire che gli anticorpi sociali non funzionano più, che il sistema si è ammalato nelle sue difese proprio come un organismo dinanzi a un nuovo virus. Ma questo vale anche per le comunità scolastiche. In America hanno destato molto scandalo i casi di pedofilia scolastica nella comunità religiosa ebraica di Brooklyn, nell’aprile 2009, ripetutisi in quella di Roma pochi mesi dopo. Ed anche le scuole statali non sono state da meno”.

Esiste una cura dinanzi a questo orribile virus?

“Innanzitutto occorre che la cura la si desideri veramente. Difficile sostenerlo quando la pedopornografia ancora dilaga senza freni e quando su internet si vendono addirittura le grida registrate dei bambini seviziati”.

Non tutti i pedofili amano però la violenza.

“Per fortuna solo una piccola parte. La maggior parte di loro rivendica infatti il diritto alla pedofilia non violenta se la vittima è consenziente. Ma siamo sicuri che estorcere il consenso di una giovane vittima non sia una violenza ancora maggiore? Infatti in tal modo se ne modifica la personalità per sempre”.

In definitiva cosa possiamo fare?

“La psicologia non ha risposte  o ricette, così come non ne ha per ogni altro tipo di guasto sociale, dalla corruzione alla violenza. Occorre che il sistema sviluppi i suoi anticorpi”.

In Italia alcune associazioni combattono da anni, tra cui Telefono Arcobaleno, fondata da don Salvatore Di Noto, un sacerdote che ha denunciato coraggiosamente molte pericolose organizzazioni di pedofili.

“Se la società si aggrappa ad eroi isolati, è destinata a fallire. L’eroe è appunto una figura solitaria, spesso coraggiosissima, ma indirettamente incrementa la deresponsabilizzazione. Ognuno deve farsi carico di questo problema. E’ l’intera società, coi suoi costumi più che con le sue leggi, che deve cambiare”.