di Massimo Giardina da Tempi.it

Il sindaco di Seregno, Giacinto Mariani, spiega a tempi.it che il suo comune è strozzato dal patto di stabilità, nonostante sia in attivo di 6-7 milioni. «Ora provo vergogna a fare il sindaco».

«Quando ho vinto la prima volta le elezioni nel 2005, per me era un onore fare il sindaco. Ora provo vergona perché contribuisco alle difficoltà e alla chiusura delle nostre aziende» chiosa a tempi.it Giacinto Mariani (nella foto), primo cittadino di Seregno, la seconda città più importante della ricca Brianza dopo Monza.

Mariani, perché ha cambiato idea?
Nel 2005 e nei seguenti anni avevamo le risorse e potevamo disporne negli interessi della città. Potevano asfaltare le strade, comprare i giochi per i parchi e soprattutto pagare i fornitori rispetto alla capienza del nostro conto corrente. Ora abbiamo le mani legate e da tre anni a questa parte continuiamo ad avere un avanzo di bilancio tra i 6 e i 7 milioni su un bilancio di 58 milioni.

Un’azienda privata la riterrebbe un buon manager.
Il problema è che siamo nel pubblico e il principio è ribaltato: i cittadini ci pagano le tasse secondo criteri non stabiliti da noi e noi non possiamo restituire un servizio proporzionato. È un danno alla città. In relazione al patto di stabilità continuiamo a incassare soldi e non eroghiamo servizi: non costruiamo più immobili pubblici, non possiamo fare nulla per la manutenzione delle strade e così via. Però continuiamo a mandare a Roma una marea di soldi.

E voi non avete margini d’intervento.
Non solo, ma abbiamo sempre delle norme che ci impediscono di rispettare altre norme. Una norma europea prevede il pagamento entro 60 giorni ai fornitori, ma il patto di stabilità ci impedisce di rispettarla. È una bufala. Noi, che abbiamo i soldi per pagarli, se solo potessimo disporre del nostro conto corrente, paghiamo i creditori sempre dopo un anno, mediamente dopo 18 mesi. Ma non finisce qui.

Vada avanti.
Oltre ai vincoli cui accennavo, si aggiungono i controlli. Le racconto un piccolo aneddoto esemplare: i comuni, al contrario del Monte dei Paschi di Siena, sono eccessivamente controllati e nel nostro caso la Corte dei conti ci ha contestato 800 euro che ogni anno diamo alla Parrocchia per la festa patronale della Polizia urbana.

A che titolo li date?
Ogni 20 gennaio facciamo un momento commemorativo per il patrono della Polizia municipale, San Sebastiano. Storicamente viene celebrata una Messa nella basilica cittadina dove viene bruciato un pallone e l’amministrazione comunale da 120 anni dona la cera al Prevosto per chiedere la protezione del santo. Per questa Messa il comune ha sempre dato una mancia alla Chiesa che negli ultimi periodi si aggirava intorno agli 800 euro. Morale: la Corte dei Conti l’ha classificata spesa impropria. Io penso sia giusto controllare i comuni, giusto mettere dei vincoli ma sarebbe anche giusto che chi amministra bene e vanta disponibilità di denaro potesse investirli per i propri cittadini.