Invece di aiutare una mamma povera, la Magistratura le toglie la bambina

di Antonio Gaspari

ROMA, domenica, 12 settembre 2010 (ZENIT.org).- Sgomento e indignazione ha suscitato la decisione del giudice del Tribunale dei Minori di Trento che il 9 settembre ha dichiarato adottabile una bambina sottratta alla madre ad appena due mesi dalla nascita con la motivazione che questa fosse troppo povera per provvedere al sostentamento della figlia.

La madre in questione aveva  manifestato chiaramente la volontà di far nascere e tenere la bambina.

La vicenda si presenta come una gravissima violazione del diritto alla vita e del diritto di essere madre, perché legali e personale medico avevano proposto alla donna di abortire, e addirittura le era stato offerto denaro se avesse accettato l’interruzione volontaria di gravidanza.

A sollevare il caso è stato lo psicologo Giuseppe Raspadori, consulente di parte, che ha denunciato i giudici per quello che ha definito un “atto contro natura”.

I giudici che hanno emesso la sentenza e hanno tolto dalle braccia della mamma la bambina  hanno giustificato il loro atto mettendo in dubbio la capacità genitoriale della donna e contrapponendo l’interesse della madre a quello del minore.

L’avvocato della donna, Maristella Paiar, ha accusato i giudici di aver  “avvalorato le inesatte informazioni del Servizio sociale che imputano alla mamma immaturità, povertà materiale ed emotiva e l’avvio della gravidanza come elemento di fragilità, colpa e incoscienza”.

“La sentenza – ha spiegato la Paiar – fraintende la consulenza che aveva invece evidenziato come la mamma non ha estremi di irrecuperabilità tali da negarle di essere una mamma sufficientemente capace”. Grazie all’adesione ai programmi di sostegno, inoltre, sembra sia ravvisabile “una evoluzione positiva che indica la possibilità di intraprendere una relazione assistita con la figlia”.

La crudeltà della sentenza è confermata dal fatto che i giudici non hanno accettato di concedere un anno di prova alla giovane madre come chiesto dai consulenti.

La Paiar ha raccontato che “la donna sta vivendo questa decisione dei giudici come profondamente ingiusta. È molto delusa e triste perchè non vede la sua bimba dal giorno in cui è nata e non ha potuto neppure avere notizie dirette dagli operatori che la curano per divieto imposto dal Servizio sociale. È però decisa a proseguire nei suoi sforzi per riavere la sua bambina, che non vuole in nessun caso abbandonare”.

Mentre la difesa sta già predisponendo l’atto di appello, in tutta Italia sta crescendo il sostegno alla madre privata della sua bambina.

Monsignor Luigi Negri, Vescovo di San Marino-Montefeltro, ha espresso totale sostegno a “una madre che ha avuto il torto, per le istituzioni assistenziali, di voler mettere al mondo ugualmente sua figlia nonostante le pressioni ad aderire all’aborto”.

Denunciando la gravità della sentenza, il Vescovo ha rilevato che “uno Stato che nella sua Costituzione mette al centro la persona e la famiglia avrebbe dovuto aiutare una madre desiderosa di compiere la sua personalità nella maternità e, a fronte di difficoltà economiche, avrebbe dovuto cercare, innanzitutto, di aiutare questa donna a migliorare la sua situazione e non intervenire brutalmente togliendole la figlia – con  un piglio che ricorda l’arroganza e la violenza dei regimi totalitari, che pensavamo fossero stati definitivamente archiviati”.

Citando la grande studiosa ebraica Anna Harendt, monsignor Negri ha fatto notare il rischio di una “democrazia totalitaria”.  “Quanto accaduto a Trento, infatti, è certamente un segnale preoccupante di una concezione totalitaria della vita sociale e delle istituzioni che tentano di sradicare il singolo individuo, considerato come tale, dai suoi diritti,  dalle sue esigenze fondamentali e dalla sua ultima libertà di coscienza e di azione”, ha sottolineato.

Dopo aver affidato la bambina e sua madre alla protezione della Beata Vergine delle Grazie, monsignor Negri ha sollevato una domanda imbarazzante: “Ma la colpa di questa donna non è stata forse quella di essersi opposta alla volontà di coloro che volevano farla abortire?”.

La vicenda ha suscitato anche l’interessamento della commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza, la cui presidente Alessandra Mussolini ha chiesto un’audizione per il giudice del Tribunale dei Minori di Trento, sottolineando che la sentenza del Tribunale dei Minori di Trento è “in piena contraddizione con lo spirito della Legge 194” e che “la violenza di tale sentenza si abbatte sulla maternità e sul rapporto madre-figlio, che deve essere a tutti i costi tutelato, soprattutto quando a metterlo a rischio è l’intervento di fattori economici”.

Il Governatore della Regione Lorenzo Dellai ha dichiarato che “in Trentino nessuna famiglia è costretta a privarsi della tutela dei propri figli per ragioni economiche” .

La Lega Nord ha manifestato davanti al Tribunale a Trento, e il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione ha precisato che “lo Stato deve aiutare le madri, non punirle”.

Sostegno legale, economico e sociale alla mamma e alla sua bambina è stato garantito da Pino Morandini, consigliere regionale del Trentino-Alto Adige e vicepresidente del Movimento per la Vita.

Anche il presidente delle Misericordie D’Italia Gabriele Brunini  ha garantito il suo sostegno, mentre Maria Rita Munizzi, presidente del Movimento Italiano Genitori, ha reso noto di aver già trovato a Roma un posto di lavoro per la mamma di Trento.