Zagabria, 2. Cresce in Croazia la polemica dopo la presa di posizione del presidente della Repubblica, Stjepan Mesic, che alcune settimane fa, in un’intervista alla radio nazionale, ha chiesto che vengano rimossi i simboli religiosi dai locali pubblici e invitato la Chiesa cattolica ad accogliere la sua iniziativa togliendo i crocifissi da tutti i luoghi istituzionali. “I simboli religiosi – ha affermato Mesic – non dovrebbero avere un loro posto nei ministeri, nelle caserme, negli ospedali, nelle scuole”, perché “ciò è in contrasto con i principi di uno Stato laico” e “con l’uguaglianza di tutti i cittadini a prescindere dalla religione”. Solo l’emblema della Repubblica e la bandiera, per Mesic, dovrebbero essere affisse sui muri. L’intervento del capo dello Stato, giunto quasi alla fine del suo mandato, ha fortemente irritato i vescovi croati che, con singole dichiarazioni, hanno ribadito la loro contrarietà a qualsiasi decisione in tal senso. Alcuni di essi hanno invitato Mesic alla riflessione, a non vedere la croce come un “tabù” e a non demonizzarne il significato. “Maria – ha invocato l’arcivescovo di Split-Makarska, Marin Barisic, davanti a centomila fedeli riuniti in pellegrinaggio a Sinj – liberaci dalla paura della croce nei luoghi pubblici della nostra patria”. Anche l’arcivescovo di Zagabria, cardinale Josip Bozanic, ha denunciato l’iniziativa del capo dello Stato.

Al momento la Conferenza episcopale non ha assunto alcuna posizione ufficiale, tuttavia il settimanale “Glas Koncila”, pubblicato dall’arcivescovado di Zagabria e da molti considerato la voce della Chiesa in Croazia, ha dedicato all’argomento una serie di editoriali. “La croce è il simbolo di una civiltà e non di una religione o di una Chiesa”, ha spiegato il direttore della rivista, Ivan Miklenic, sottolineando che il crocifisso “è parte integrante dell’identità croata”.
Mesic si appella alla Costituzione (“tutte le comunità religiose sono uguali davanti alla legge e separate dallo Stato”) e alla laicità delle istituzioni ma nessuna legge al riguardo è mai stata approvata e, formalmente, non c’è modo di impedire che i crocifissi e qualsiasi altro simbolo religioso vengano affissi in un ministero, in un tribunale o in una scuola. L'”uscita” del presidente della Repubblica non è piaciuta a gran parte dei cittadini croati e non solo ai cattolici, che rappresentano quasi il 90 per cento della popolazione (il 4,4 si dichiarano cristiani ortodossi, l’1,3 musulmani, mentre i non credenti sarebbero il 5 per cento). L’intervento di Mesic è stato visto come l’intenzione di voler reintrodurre pratiche del passato, scagliandosi contro la religione e chi la rappresenta. La polemica è entrata anche in Parlamento e gli schieramenti di centrodestra hanno attaccato Mesic (del Partito popolare croato, centrista), inaugurando di fatto la campagna elettorale per le presidenziali previste a gennaio. Tra gli osservatori c’è chi è convinto che anche la questione dei simboli religiosi sarà a lungo al centro della discussione politica.

(©L’Osservatore Romano – 3 settembre 2009)