Non ci sarà alcun voto sulla decisione della Corte per i diritti dell’uomo di ritenere illegittimo il simbolo religioso nelle scuole italiane. Tra le pressioni della destra e le resistenze della sinistra, alla fine gli eurodeputati hanno deciso di non decidere
Tratto da Il Giornale del 15 gennaio 2010

Se le radici giudaico-cristiane non sono entrate a far parte dell’impianto costituzionale dell’Unione europea, anche una semplice pronuncia politica – magari conclusa da un voto – a proposito dell’uso del crocefisso nelle scuole italiane viene ritenuto fuori dai compiti dell’Assemblea dei Ventisette. E rinviato sine die.

Il Parlamento europeo è così sfuggito alle pressioni degli eurodeputati italiani, decidendo di non votare affatto sulla sentenza della Corte europea per i diritti umani che ha condannato l’affissione di crocifissi nelle aule delle scuole italiane. Il voto, all’ordine del giorno per la prossima seduta plenaria dell’Europarlamento nella settimana tra il 18 e il 21 luglio prossimi, è stato cancellato senza indicazione di una nuova data.

A dicembre si era tenuto in aula un acceso dibattito sul tema; le formazioni di destra avevano spinto per una pronuncia, mentre i gruppi di sinistra e i liberali ritengono la questione di competenza delle autorità italiane e quindi si erano schierate per non votare. «Non possiamo che stigmatizzare il comportamento della sinistra europea che nel nome di un esasperato e spesso ridicolo laicismo, vuole impedire che il Parlamento eletto da tutti i cittadini europei possa esprimersi sull’assurda sentenza della Corte dei Diritti Umani di Strasburgo», ha detto in un comunicato Mario Mauro, presidente dei deputati del Pdl al Parlamento europeo.

La Corte europea per i diritti dell’uomo — che non è un organo comunitario — ha stabilito lo scorso novembre che la presenza di crocefissi nelle aule scolastiche italiane costituisse una violazione del diritto dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e del diritto degli alunni alla libertà di religione. Il ministro dell’Istruzione italiano, Mariastella Gelmini, aveva presentato ricorso contro la decisione. Ma l’Europarlamento sembra non ritenere di alcun peso la questione e, come Ponzio Pilato, se ne lava le mani.