La foresteria di Sant’Andrea ad Arbe fu espropriata da Tito e mai restituita: oggi il sindaco ex comunista ignora le giuste richieste e la svende ai «compagni»
di Fausto Biloslavo
Tratto da Il Giornale

Prima hanno subito la rapina dei partigiani di Tito e poi il sopruso degli ex comunisti che si sono riciclati nella nuova Croazia. Le nove monache benedettine della splendida isola dalmata di Rab/Arbe, però, non demordono. Da sette anni sono in “guerra” a colpi di carta bollata in tribunale per riavere indietro un vasto terreno e la foresteria espropriati dalla vecchia Jugoslavia. Non è l’unico braccio di ferro sui beni religiosi con la Croazia, che nel 2013 vuole entrare in Europa.

Il monastero di Sant’Andrea, del XII secolo, ospitava le figlie dei nobili della zona. Nel 1938 venne costruita una foresteria con degli appartamenti per gli ospiti. «I comunisti di Tito la occuparono e le monache patirono la fame. Dopo la guerra per decenni battezzavano di nascosto i bambini» racconta madre Marina. La nuova Repubblica croata ha stabilito con la Chiesa la restituzione dei beni religiosi espropriati dal comunismo, ma non sempre l’accordo funziona. Il primo sindaco di Arbe, dopo la fine della Jugoslavia, sembrava deciso ad accontentare le monache. La situazione si è capovolta con l’attuale primo cittadino, Zdenko Antesic. Un ex comunista membro del partito socialdemocratico, lo stesso tragitto del presidente croato, Ivo Josipovic. Nella foresteria della discordia vivevano delle famiglie fin dai tempi degli espropri titini. «Noi la volevamo indietro, ma il sindaco comunista ha venduto agli occupanti appartamenti di 4 stanze per la cifra simbolica di 1000 euro. Qualcuno di loro era un compagno di partito» denuncia la badessa. La causa con il comune si trascina da anni ed è approdata al tribunale di Rjieka/Fiume. Gli altri otto monasteri benedettini sulle coste dalmate hanno ottenuto la restituzione dei beni.

Per questo motivo Giuseppina, Marina, Scolastica, Benedetta, Zrinka, Nada, Cvetka, Veronika e Angela, le monache di Sant’Andrea, hanno chiesto aiuto a monsignor Francesco Casari, delegato apostolico per la Croazia. «Siamo una comunità benedettina in un monastero millenario che mai è stato interrotto nella preghiera, nel lavoro e nel sacrificio – scrivono le battagliere madri – Al tempo del comunismo ci hanno preso tutto il terreno che avevamo e la casa adiacente al monastero. (…) il sindaco attuale, Slavko Antesic, è un comunista che ha venduto subito la casa. Il Signore in pochi anni ci ha mandato nuove giovani che vogliono seguire Gesù secondo la Regola tracciata da San Benedetto, e altre attendono di entrare, ma senza la nostra casa noi non abbiamo più posto per accoglierle».

Il rappresentante del Vaticano in Croazia ha invitato le monache a rivolgersi al loro vescovo, ma pure lui è in lotta per ottenere le proprietà della diocesi rapinate dal regime di Tito. Santa Sede e Croazia sono già ai ferri corti per la richiesta dei frati benedettini di Praglia, in provincia di Padova, che vogliono indietro beni per 100 milioni di euro. Come ad Arbe si tratta di un convento a picco sul mare a Daila, vicino a Cittanova e 600 ettari di terreni. La chiesa istriana di stampo nazionalista ha osteggiato i benedettini. Il ministro della giustizia Drazen Bosnjakovic ha addirittura emesso un decreto che impone una seconda nazionalizzazione dei beni espropriati. Il Vaticano è intervenuto con il segretario di Stato, Tarcisio Bertone, firmando il ricorso all’atto di forza del governo croato.

Le monache di Arbe sono spalleggiate dal vescovo emerito di Belluno-Feltre, monsignor Maffeo Giovanni Ducoli. A Verona, un suo uomo, Silvano Mosele, è pronto a scrivere al Quirinale: «Napolitano ha incontrato e si è riconciliato con il presidente croato. Zagabria vuole entrare in Europa, ma primo di farlo risolva i recenti soprusi. Le monache di Arbe hanno subito un’ingiustizia durante e dopo il comunismo».