Una legge antidiscriminazione che rischia di portare a un nuovo tipo di discriminazione. Francia e Inghilterra insegnano. Pene da sei mesi a un anno o attività gratuita per le associazioni gay 

francia-omofobia-legge-internetCriticare le nozze omosessuali diventerà reato? Se lo chiedono in molti, nei giorni in cui la proposta di legge sull’omofobia e la transfobia arriva in aula. Il testo della legge (lo potete scaricare qui, il primo firmatario è Ivan Scalfarotto del Pd), contiene diversi passaggi oscuri. Sull’argomento hanno scritto Alfredo Mantovano su tempi.it e su Avvenire, Paola Ricci Sindoni sul Foglio, Andrea Morigi su Libero.
Posto che ogni tipo di discriminazione è odiosa, le domande su un progetto di legge inutile sono lecite. Anche in virtù di quanto sta accadendo in altri paesi. Basti pensare al recente caso dell’uomo arrestato a Londra perché diceva in strada che l’omosessualità è peccato, o ai tanti casi francesi (l’ultimo riguarda la delazione su internet) in seguito alla legge Taubira.
Come scrivi Morigi su 
Libero, la proposta «punta a introdurre la pena della detenzione da sei mesi a un anno non solo per chi incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, ma anche per chi lo fa motivato dall’identità sessuale della vittima. Come se non bastasse, il testo prevede anche la pena accessoria dell’obbligo di prestare un’attività non retribuita in favore delle associazioni di tutela degli omosessuali, bisessuali, transessuali o transgender».

Di seguito riportiamo un appello dei Giuristi cattolici italiani «ai parlamentari della Repubblica italiana, e a tutti gli uomini di buona volontà, affinché venga scongiurato il rischio dell’introduzione di una simile normativa nel nostro ordinamento giuridico».
Le firme sono raccolte anche sui siti labussolaquotidiana e CulturaCattolica.it.

La Commissione Giustizia della Camera dei Deputati ha approvato il testo base del DDL contro l’omofobia e la transfobia, testo che andrà all’esame dell’Aula il prossimo 22 luglio. Il termine per gli emendamenti scade martedì 16 luglio.

In previsione di tale importante passaggio parlamentare, i Giuristi per la Vita lanciano un appello per fermare questa iniziativa legislativa, che rischia seriamente di avere gravi ripercussioni sui diritti fondamentali dell’uomo riconosciuti dalla nostra Costituzione, tra cui il diritto alla libertà di pensiero (art.21) e alla libertà religiosa (art.19).

Dal punto di vista pratico, infatti, l’approvazione delle norme contro l’omofobia e la transfobia potrebbe determinare l’incriminazione, ad esempio, di tutti:

1. coloro che sollecitassero i parlamentari della Repubblica a non introdurre nella legislazione il “matrimonio” gay;

2. coloro che proponessero di escludere la facoltà di adottare un bambino a coppie omosessuali, atteso che, secondo l’approccio ideologico appena recepito dalla Corte Suprema degli Stati Uniti, non ammettere una coppia gay al matrimonio costituirebbe discriminazione motivata dall’identità sessuale;

3. coloro che pensassero di organizzare una campagna di opinione per contrastare l’approvazione di una legge sul “matrimonio” gay;

4. coloro che pubblicamente affermassero che l’omosessualità rappresenta una «grave depravazione», citando le Sacre Scritture (Gn 19,1-29; Rm 1,24-27; 1 Cor 6,9-10; 1 Tm 1,10.);

5. coloro che pubblicamente dichiarassero che gli atti compiuti dagli omosessuali «sono intrinsecamente disordinati», in virtù del proprio credo religioso (Sacra Congregazione per la Dottrina della Fede, Dich. Persona humana);

6. coloro che pubblicamente sostenessero che gli atti compiuti dagli omosessuali sono «contrari alla legge naturale», poiché «precludono all’atto sessuale il dono della vita e non costituiscono il frutto di una vera complementarietà affettiva e sessuale» (art. 2357 del Catechismo della Chiesa Cattolica);

Le norme che si intendono approvare rispondono ad una mera prospettiva ideologica, del tutto inutile sul piano legale, godendo gli omosessuali degli strumenti giuridici previsti dal codice penale per i tutti i cittadini, contro qualunque forma di ingiusta discriminazione, di violenza, di offesa alla propria dignità personale.

La proposta di legge sull’omofobia, pertanto, non merita di entrare nel nostro ordinamento. Opporvisi non è una battaglia di retroguardia, tesa a garantire chissà quale privilegio o quale ingiustificata impunità, ma significa battersi contro il rischio di una pericolosa violazione della libertà di espressione del pensiero e del credo religioso, fondamento di tutte le libertà civili nel quadro costituzionale vigente. La cronaca, del resto, mostra ampiamente cosa accade nei Paesi europei in cui è già prevista una legge contro l’omofobia: basti guardare al Regno Unito ed alla famigerata Section 5 del Public Order Act.

Per questo, i Giuristi per la Vita si appellano ai parlamentari della Repubblica italiana, e a tutti gli uomini di buona volontà, affinché venga scongiurato il rischio dell’introduzione di una simile normativa nel nostro ordinamento giuridico.

IL PRESIDENTE

Avv. Gianfranco Amato

L’appello può essere sottoscritto qui

da www.tempi.it