di Salvatore Canto dal blog Mi-Cha-El

Ultimamente, dopo aver discusso con degli studenti del problema della complessità irriducibile di parecchi organi degli esseri viventi (1), complessità che rappresenta un grosso punto critico per le teorie evoluzioniste, uno dei miei ascoltatori mi ha chiesto: ‘ma allora lei come pensa che siano spuntate sulla terra le diverse specie di animali e piante?’ La mia risposta è stata: ‘Come creatore della molteplice varietà degli esseri viventi, per una questione di ragione prima ancora che di fede, io tra Dio Caso e Dio Persona scelgo senza esitazione  il Dio Persona ‘ (2).


Infatti una cosa bisogna mettere in chiaro. Chi dice che i presupposti delle teorie evoluzioniste siano scienza, intendendo per ‘scienza’ qualcosa di assodato, ragionevole e provato, si sbaglia (3). Molte affermazioni delle teorie evoluzioniste mancano infatti di verifica sperimentale e a mio avviso sono anche poco ragionevoli. Ad esempio, uno dei presupposti delle ipotesi evoluzionistiche è che ogni specie vivente sia derivata, in quanto dotata di nuovi organi e funzioni, da un’altra un po’ meno complessa con un processo di ‘evoluzione’, e questo ‘a causa’ di variazioni genetiche casuali ‘fortunate’ avvenute inaspettatamente nel corso di  lunghissimi lassi di tempo (milioni e miliardi di anni).

Il problema è però che anche l’organismo vitale più ‘semplice’  e ‘primitivo’  era di una complessità irriducibile (cioè non ulteriormente semplificabile) meravigliosa e che molte specie, scomparse milioni di anni fa, erano perfettamente ‘funzionanti’ e ‘complete’ non avendo nulla da invidiare ad altre che sono spuntate molto tempo dopo e all’improvviso (4). Questo fatto quindi rappresenta un fattore di crisi perle teorie evoluzioniste: infatti pare che non ci sia assolutamente traccia di trasformazioni da una specie ad un’altra (il problema degli anelli mancanti è infatti molto imbarazzante), e anzi alcune specie scomparivano all’improvviso e dopo un certo tempo, sempre all’improvviso, ne comparivano di altre totalmente diverse. Se si fosse trattato di evoluzione, questa sarebbe stata ben strana in quanto non continua ma discontinua…

Certo  sono state fatte ulteriori ipotesi da parte degli evoluzionisti sul perché non si osserverebbero esseri ‘ibridi,’ e  avremo modo di analizzare queste ipotesi in futuro, ma a me paiono ben poco convincenti.

Inoltre il fatto che la vita sia spuntata sulla Terra precocemente, quasi subito dopo che si sono generate le condizioni adatte per la sua sussistenza , mette in crisi anche il presupposto ‘temporale’ accoppiato al ‘caso’ (5). Per superare questa difficoltà  si sono inventati  il processo di panspermia, cioè quello della vita che sarebbe arrivata dallo spazio con le meteoriti, spostando con ciò però il problema di dover spiegare la sua nascita in qualche altre parte dell’Universo.

E comunque, ripeto, anche con miliardi di anni a disposizione, il supporre che per caso si siano assemblati dei pezzi non vitali tali da costruire un primo essere vivente è a mio avviso contrario alla ragione perché in questo discorso, per ignoranza o mala fede, o forse solo per un motivo ideologico, si trascura il fatto che, ripeto, anche l’organismo vitale più semplice che si conosca è di una complessità sbalorditiva (6), e la probabilità che il caso sia riuscito a costruire ( e più volte nel corso del tempo) un organismo di complessità così enorme, proprio perché dotato di ‘vita’, è semplicemente zero.

Mettiamola quindi così: man mano che si studiano i sistemi che rappresentano la vita, come ad esempio le cellule,  si scopre che essi coinvolgono  meccanismi più complicati di quelli che si immaginavano in precedenza  e  allora, crescendo il ‘concetto’ di complessità degli organismi  di pari passo tende a diventare sempre più piccola la probabilità che siano ‘spuntati’ per caso.

Il progredire delle ricerche scientifiche sulla ‘vita’, man mano che si svela la complessità del mondo vivente, è come una spada di Damocle che sempre più si abbassa sulle teorie evoluzioniste che inesorabilmente perdono credibilità.

Vogliamo chiamarlo  processo di  nemesi  (cioè di vendetta) storica? I positivisti e gli scientisti hanno sempre sostenuto che il progredire della ricerca scientifica avrebbe dimostrato l’inutilità della esistenza di un creatore. Pensavano che noi credenti saremmo  stati messi nell’angolo con il crescere delle  conoscenze sulla natura. Invece paradossalmente, non siamo noi credenti a dover avere paura del progredire della scienza, cioè nella fattispecie della crescita delle conoscenze: infatti il manifestarsi sempre più palese della ‘complessità’ degli organismi viventi, anche dei primissimi una volta ingenuamente ritenuti ‘semplici’, fa via via perdere credibilità all’intervento ‘creatore’ del Caso, non fosse altro che per una questione di Probabilità, quella stessa su cui gli atei si appoggiano in maniera così imprudente.

(continua con la 2^ parte)
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Note

(1) del problema della ‘complessità irriducibile’ ho parlato in precedenti post ad esempio   nel post relativo al Gigaro     e in   quello relativo a Vita e caso  e mi ripropongo di portarne altri come esempi  e discuterne ancora in futuro. L’evoluzionismo è molto in difficoltà con questi esempi e sono, tra l’altro, anche questi che portano a far pensare che tale teoria sia ‘non ragionevole’.

(2) infatti io penso, con Papa Benedetto XVI e secondo la dottrina millenaria della chiesa cattolica, che la mia Fede sia in accordo con la Ragione, anzi che si completino. Fede e Ragione insomma  non sono ‘separate’ come afferma l’eresia gnostica (spirito e materia senza punti di contatto, su piani differenti) o ‘in opposizione’ ( e quindi in contrasto, nel senso che se è vera l’una è falsa l’altra) come dicono gli atei.

(3) la letteratura sull’argomento ‘critica dell’evoluzionismo’ è in continua crescita e per chi volesse approfondire l’argomento segnalo, oltre alla lettura dei miei post precedenti e di quelli che seguiranno, anche i seguenti testi:
(a livello introduttivo):
a) Sermonti – Le forme della vita – introduzione alla biologia –Centro Librario Sodalitium 2003
b) Marco Respinti – Processo a Darwin – Piemme 2007
(a livello più tecnico):
c) Junker – Scherer  – Evoluzione, un trattato critico – Gribaudi  2007
d) Roberto Mattei (a cura di) – Evoluzionismo: il tramonto di una ipotesi – Cantagalli 2009

4) La scoperta degli archeobatteri ha nutrito speculazioni secondo cui questi microrganismi sarebbero dei buoni modelli dei primi sistemi viventi, prodottisi a suo tempo dalla chimica prebiotica e simili a cellule. In realtà analisi più approfondite di tali organismi hanno dimostrato dei sistemi di metabolismo affascinanti e in parte non ancora compresi, comunque tutt’altro che ‘primitivi’: gli archeobatteri sono dei veri e propri ‘artisti del metabolismo’. Venter e i suoi collaboratori hanno pubblicato nel 1995 la sequenza DNA del genoma di Mycoplasma genitalium, un batterio che vive come parassita e che è considerato l’organismo con il genoma più ridotto in grado di autoreplicarsi. Facendo un semplice elenco dei geni che codificano per le proteine necessarie alla replicazione (32 geni), trascrizione (12 geni) e traduzione (101) e altre funzioni (325 geni) si ha una idea della enorme complessità necessaria perché possano replicarsi anche gli organismi più semplici come un archeobatterio. Fra l’altro non sono conosciuti degli organismi viventi meno complessi. (Reinhard Junker – Siegfried Scherer  – Evoluzione, un trattato critico- pag.111)

(5) Le prime tracce di vita che si notano nei fossili risalgono a 500 milioni di anni dopo la creazione sulla terra delle condizioni ‘adatte’. Tale intervallo di tempo è da tutti riconosciuto come troppo breve per poter ragionevolmente pensare che con processi ‘casuali’ si sia potuto assemblare il primo essere vivente (troppa ‘fortuna’ insomma, sospetta e inaccettabile anche per un sostenitore evoluzionista convinto e in buona fede)

(6) faccio questa affermazione  che magari a qualcuno potrà sembrare esagerata perché   tutto il meccanismo della vita  che si studia ormai da anni  non ha ancora svelato totalmente il suo segreto: ci sono processi, all’interno della cellula, che sono ancora avvolti nel mistero e tutt’altro che chiariti (un esempio per tutti: il  cosiddetto DNA spazzatura di cui ho parlato in quest’altro post). Sembra come se la spiegazione di alcuni di questi enigmi  faccia scoprirne tanti altri non risolti, come in un gioco di scatole cinesi che non si sa  quando avrà termine.