di Massimo Introvigne da www.lanuovabq.it

Papa Francesco

Nell’udienza generale del 29 maggio 2013, Papa Francesco ha continuato le sue catechesi sull’Anno della fede e sulla parte del Credo dove affermiamo la nostra fede nella Chiesa. Il Pontefice ha affermato di volere proporre una serie di meditazioni partendo da espressioni usate dal Concilio Ecumenico Vaticano II per definire la Chiesa. La prima che ha preso in esame è quella della Chiesa come «famiglia di Dio», e ha criticato ogni prospettiva che all’insegna dello slogan oggi diffuso «Cristo sì, Chiesa no» cada nell’errore di pensare che sia possibile andare a Cristo senza passare dalla Chiesa.

Il Pontefice è partito dall’importanza che ha per lui la parabola del figliol prodigo, la parabola per eccellenza della misericordia di Dio che «restituisce la dignità di figlio» a ciascuno di noi anche dopo i più gravi peccati, purché ci rendiamo «conto di avere sbagliato» e chiediamo perdono. I fedeli hanno già sentito Papa Francesco citare questa parabola «più di una volta». Una delle dimensioni della storia del figliol prodigo è appunto mostrare che il progetto di Dio è «fare di tutti noi un’unica famiglia dei suoi figli, in cui ciascuno lo senta vicino e si senta amato da Lui, come nella parabola evangelica, senta il calore di essere famiglia di Dio». Questa famiglia di Dio è precisamente la Chiesa.

La Chiesa non è una semplice invenzione umana, «non è un’organizzazione nata da un accordo di alcune persone, ma – come ci ha ricordato tante volte il Papa Benedetto XVI – è opera di Dio, nasce proprio da questo disegno di amore che si realizza progressivamente nella storia». Dio, non gli uomini, fonda la Chiesa. «La Chiesa nasce dal desiderio di Dio di chiamare tutti gli uomini alla comunione con Lui, alla sua amicizia, anzi a partecipare come suoi figli della sua stessa vita divina». La stessa parola «Chiesa» indica che non si tratta di un’opera umana. Viene dal greco ekklesia, «convocazione». Non ci si convoca da soli: nella Chiesa «Dio ci convoca, ci spinge ad uscire dall’individualismo, dalla tendenza a chiudersi in se stessi e ci chiama a far parte della sua famiglia».

Dio ha pensato da sempre alla Chiesa. La convocazione «ha la sua origine nella stessa creazione. Dio ci ha creati perché viviamo in una relazione di profonda amicizia con Lui, e anche quando il peccato ha rotto questa relazione con Lui, con gli altri e con il creato, Dio non ci ha abbandonati. Tutta la storia della salvezza è la storia di Dio che cerca l’uomo, gli offre il suo amore, lo accoglie». Dall’alleanza con Abramo e con il popolo d’Israele alla vicenda terrena di Gesù Cristo, tutta la storia della salvezza prepara la Chiesa e culmina nella Pentecoste.

Ma, se non nasce da una decisione di uomini, «da dove nasce allora la Chiesa? Nasce dal gesto supremo di amore della Croce, dal costato aperto di Gesù da cui escono sangue ed acqua, simbolo dei Sacramenti dell’Eucaristia e del Battesimo». Nella Chiesa continuano a scorrere questo sangue e quest’acqua: «la linfa vitale è l’amore di Dio che si concretizza nell’amare Lui e gli altri, tutti, senza distinzioni e misura. La Chiesa è famiglia in cui si ama e si è amati».

Papa Francesco ha fatto implicito riferimento al celebre discorso «Nel contemplare» del 12 ottobre 1952 del venerabile Pio XII (1876-1958), più volte citato dai Pontefici successivi, che descriveva la sequenza della scristianizzazione dell’Occidente attraverso tre tappe: «Cristo sì, Chiesa no. Poi: Dio sì, Cristo no. Finalmente il grido empio: Dio è morto; anzi: Dio non è mai stato». «Ancora oggi – ha affermato Francesco – qualcuno dice: “Cristo sì, la Chiesa no”», tradotto in termini più volgari dai tanti «che dicono “io credo in Dio ma non nei preti”».

In realtà, ha spiegato il Pontefice, non è possibile andare a Cristo se non attraverso la Chiesa. Cristo ha voluto rendersi incontrabile nella storia tramite la Chiesa. «È proprio la Chiesa che ci porta Cristo e che ci porta a Dio». È vero, la Chiesa «ha anche aspetti umani; in coloro che la compongono, Pastori e fedeli, ci sono difetti, imperfezioni, peccati, anche il Papa li ha e ne ha tanti», Ma questo non dà ragione a chi segue la logica sbagliata «Cristo sì, Chiesa no», perché il peccatore abbisogna di misericordia e il luogo della misericordia è la Chiesa. «Quando noi ci accorgiamo di essere peccatori, troviamo la misericordia di Dio, il quale sempre perdona. Non dimenticatelo: Dio sempre perdona e ci riceve nel suo amore di perdono e di misericordia. Alcuni dicono che il peccato è un’offesa  a Dio, ma anche un’opportunità di umiliazione per accorgersi che c’è un’altra cosa più bella: la misericordia di Dio. Pensiamo a questo».

La meditazione del Papa chiede di diventare esame di coscienza per ognuno di noi: «Quanto amo io la Chiesa? Prego per lei? Mi sento parte della famiglia della Chiesa?». La risposta positiva implica un impegno personale: ma anche il sostegno della grazia, da chiedere con rinnovato fervore nell’Anno della fede.

– Il testo integrale dell’udienza