La Messa di Pasqua in tendopoli a Pile

di Chiara Santomiero

L’AQUILA, domenica, 12 aprile 2009 (ZENIT.org).- La tendopoli di Pile, uno dei centri di accoglienza organizzati dalla Protezione Civile per gli aquilani rimasti senza casa a causa del sisma, ospita circa 1200 persone.

Pino Del Vecchio, il diacono incaricato dal Vescovo de L’Aquila, monsignor Giuseppe Molinari, di organizzare la presenza dei sacerdoti nelle tendopoli, ha accolto per quella di Pile l’offerta di aiuto giunta dall’Ateneo Regina Apostolorum di Roma, dei Legionari di Cristo.

Questa domenica l’affollata Messa di Pasqua – alle 10.00 in tutti i campi contemporaneamente – è stata celebrata all’aperto da padre Adilson Marques, brasiliano, formatore degli studenti di teologia nel Seminario del Regina Apostolorum.

Padre Marques è arrivato a L’Aquila tre giorni dopo il sisma, accompagnato da altri due sacerdoti e da tre seminaristi. “Il nostro compito – spiega -, oltre a quello di curare celebrazioni e momenti di preghiera, è l’accompagnamento spirituale delle persone che sono qui in tendopoli, quelle rimaste senza case ma anche i volontari e il personale di servizio che si occupano della loro assistenza”.

“Coloro che hanno subito il terremoto – racconta – sono traumatizzati e, specialmente le persone anziane, tendono a chiudersi in se stesse, a rifiutare i contatti. La presenza di un sacerdote li invoglia a parlare, a sfogarsi”.

“Noi offriamo soprattutto il nostro ascolto – ha proseguito padre Marques – e cerchiamo di aiutarli ad accettare quanto è accaduto. La vita è così; non c’è essere umano che non incontri la sofferenza. Avere fede aiuta ad accettare questo mistero”.

Anche nella tendopoli è possibile sperimentarlo: “ci sono delle persone qui – racconta il sacerdote – la cui fede nel vivere questa esperienza terribile è di esempio anche a noi padri; ce ne sono altre a cui manca questa ottica di fede e soffrono più delle altre per le perdite subite”.

“In Brasile – aggiunge – la gente è abituata ad avere di meno e accetta il verificarsi di un evento doloroso con più facilità, come facente parte dell’ordine delle cose. In Italia c’è una grande spinta solidale e questo è molto bello però la fede ha un accento più razionale: davanti al dolore, la prima domanda è ‘Perché?'”.

I padri del Regina Apostolorum non trascurano altre attività, rivolte soprattutto agli ospiti più giovani della tendopoli: un incontro di confronto su un tema scelto da loro e – perché no? – una partita di calcio “padri contro giovani”.

Sebbene l’assistenza di tipo materiale sia ben gestita da Protezione Civile e organizzazioni di volontariato, capita di fare da punto di smistamento di qualche dono arrivato dalla gara di generosità che sta coinvolgendo tutti gli italiani e non solo.

“Dite ai bambini – avverte un volontario della Protezione Civile – che presso la chiesa si distribuiscono le uova di cioccolato con i pupazzetti”. E’ facile adeguare il linguaggio alle circostanze: la “chiesa”, in realtà, è solo una delle grandi tende avion con il logo “Protezione Civile-Presidenza del Consiglio” che compongono il campo di Pile.

Marco Zaccaretti, di Varese, al terzo anno di Teologia al Regina Apostolorum, sporta piena di uova di cioccolato alla mano, preferisce fare un giro delle “case” – che sono anch’esse tende avion contrassegnate da un numero – per portare il dono di cioccolato ai bambini.

“E’ un modo per incontrare la gente – spiega -, per entrare nel loro spazio in punta di piedi e offrire l’occasione per parlare, magari per raccogliere una richiesta”. Zaccaretti conferma che “si può solo ascoltare con rispetto; di fronte a tanto dolore ci sono poche parole. Abbiamo ascoltato racconti terribili di come la differenza tra la vita e la morte sia consistita in un gesto, in un passo in avanti o indietro, nell’intuizione che ha consigliato di dormire vestiti sul divano invece che nel proprio letto”.

“Quando parlano con noi rivivono ancora e ancora quegli attimi terribili della scossa delle 3.32 di domenica scorsa: il boato che l’ha accompagnata, i vetri di casa che si frantumavano, la luce che è andata via e la corsa a precipizio nel buio, i figli per mano, scalzi e in pigiama”.

“Stranamente – afferma – sono gli adulti ad avere più fiducia nel futuro; i giovani pensano sconsolati al tempo che ci vorrà per riprendere le normali attività di studio o di lavoro. Forse perché gli adulti sanno cosa significa avere tutta la vita davanti”.

Poi Zaccaretti saluta e si allontana nel vialetto tra le tende-case: una signora gli ha chiesto di parlare un po’ con suo figlio che non reagisce bene alla vita forzata nella tendopoli. C’è bisogno di qualcuno che ascolti e incoraggi, magari così, senza parere. “Ricordiamoci nella preghiera”, chiedono a noi e a tutti.