Rinasce la passione per la Vita consacrata

di Antonio Gaspari

ROMA, giovedì, 9 febbraio 2012 (ZENIT.org).- E’ possibile nel mondo di oggi vivere con la stessa radicalità evangelica di san Francesco d’Assisi?

Può essere praticata la fratellanza dove l’utilitarismo sembra rendere meschini anche gli animi più gentili?

Può risorgere il fuoco d’amore della Vita consacrata in un contesto così materialista e riduzionista?

Come essere capaci di vivere in castità, povertà ed obbedienza, quando intorno domina la banalità del male?

Queste e altre domande le abbiamo rivolte a Sorella Chiara Del Ben della Fraternità Francescana di Betania, (FFB) (http://www.ffbetania.it/) un giovane Istituto di Vita Consacrata di diritto diocesano composto da fratelli, sia chierici che laici, e da sorelle che si consacrano a Dio.

La FFB fondata da Padre Pancrazio, al secolo Nicola Gaudioso, è una conferma evidente di quella primavera della Chiesa di cui parlava il Beato Giovanni Paolo II. Un realtà religiosa dove, gioia, canti, preghiera, lavori e opere di bene sono fraternamente condivise con tutti quelli che ci entrano in contatto.

ZENIT ha chiesto a Sorella Chiara Del Ben: Perché scegliere la vita consacrata oggi?

sorella Chiara: Oggi come ieri la motivazione è Cristo: essa regge nel tempo a tutte le attrattive possibili e ad ogni attacco che ci può venire dall’esterno. In realtà però io non ho scelto la vita consacrata ma Cristo, anzi per essere più precisa è lui che ha scelto me, è lui che mi ha fatto pregustare il suo amore immenso, che mi ha fatto girare la testa, che ha fatto passare in secondo piano ciò che avrei potuto benissimo considerare la cosa più importante: l’amore di un uomo, la maternità, il lavoro. Ed io non ho trovato di meglio che ricambiare l’amore con l’amore, il suo dono infinito con tutto quello che sono e che ho.

In che modo ha conosciuto la FFB e perchè ha deciso di seguirne le orme?

Sorella Chiara: Ho conosciuto questa fraternità prima indirettamente attraverso l’entusiasmo di quanti tornavano a casa dopo avervi trascorso alcuni giorni. Quando accennavano a quell’esperienza i toni del racconto mi sembravano persino esagerati nell’esprimere la bellezza di ciò che avevano vissuto. Poi mi sono avvicinata personalmente alla fraternità verso i 24 anni e la cosa che più mi colpiva era la meraviglia della comunione: vedere riuniti tanti consacrati, uomini e donne, per la maggior parte giovani, di varie parti d’Italia, di estrazione sociale e formazione culturale diverse, di idee politiche differenti, mi faceva toccare con mano l’opera dello Spirito. La fraternità mi appariva non come un devoto gruppo di persone che seguivano uno stesso ideale, ma come una famiglia stretta, nel nome di Cristo, da vincoli di affetto vero e di stima sincera. Nel lungo cammino di discernimento personale sulla mia vocazione ho conosciuto diverse congregazioni religiose femminili ed anche altre “miste”, cioè maschili e femminili insieme, ma quella che mi ha fatto innamorare è la Fraternità Francesca di Betania: in essa ho intravisto la possibilità di realizzare concretamente il mio sogno di seguire Cristo, radicalmente e con gioia, dando finalmente compimento al desiderio di donarmi tutta a lui, a tempo pieno e a cuore indiviso.

Come si svolge la giornata di una sorella della FFB?

Sorella Chiara: Le nostre giornate sono intessute di preghiera e lavoro, vita fraterna e accoglienza. La preghiera è la relazione personale e profonda con Gesù, è il nutrimento senza il quale tutto il resto si spegnerebbe velocemente: oltre alla preghiera personale, abbiamo circa 4 ore di preghiera comunitaria, tra il giorno e la notte. Con il nostro lavoro affrontiamo le necessità quotidiane affidandoci alla divina Provvidenza e, in spirito di solidarietà, ci facciamo vicino a quanti chiedono un aiuto materiale e spirituale nel rispetto del nostro carisma. La vita fraterna è lo sfondo di tutta la nostra vita, è il primo modo di vivere l’accoglienza e l’amore reciproco, è la forza dell’armonia esistente nelle nostre relazioni, è la scuola che ci insegna a conoscere noi stessi e gli altri in un cammino di pazienza e di misericordia, è la dimensione che ci permettere di esercitarci concretamente nelle virtù. L’incontro con Gesù ci apre poi ad accogliere quanti vengono per condividere con noi un po’ del loro tempo e del loro cammino alla ricerca di Dio. In essi incontriamo Gesù, come Marta, Maria e Lazzaro facevano a Betania.

Quali le attività più piacevoli, quali le più difficili?

Sorella Chiara: Penso che nella Fraternità non ci sia il tempo di annoiarsi: i diversi lavori sono fatti a turno un po’ da tutti, rispettando le proprie capacità e preparazioni specifiche, in spirito di semplicità francescana. Lavare i piatti, pulire le camere, lavorare in officina, fare un turno in stireria, cucina, servire alla mensa dei poveri, impegnarsi in una missione popolare, animare il canto, riparare un bagno, impegnarsi nell’apostolato con gli oblati, con i giovani o con i gruppi di preghiera: queste sono alcune delle nostre attività e personalmente faccio fatica a scegliere quelle piacevoli e a definire quelle più difficili: seguendo Gesù ho imparato ad offrire per amor suo tutto quello che faccio, e se a volte una cosa mi costa di più, ciò mi richiede più amore e allora quell’occasione diventa la più bella.

In che modo si possono sviluppare le virtù necessarie per essere sempre innamorate di Cristo e svolgere opere di infinità carità?

Sorella Chiara: Non ci si accontenta di dire alla persona amata “ti amo” una sola volta nella vita. Non si finirebbe mai di dirlo spinti dalla passione, e poi quando la passione svanisce, lo si deve continuare a dire se si vuol tener desto l’amore, quello vero fatto non solo di sentimento ma di scelte concrete, di volontà costante, di fedeltà a volte sanguinante. Nell’arco di una giornata ci sono mille occasioni per gettare una piccola pagliuzza nel fuoco della carità e da ciò dipende il nostro essere sempre innamorate. Poco importa che quella pagliuzza sia un umile gesto o un’opera eclatante: ciò che da valore a tutto è l’amore.