di Marco Respinti
Tratto da La Bussola Quotidiana

Con un messaggio al mondo affinché denunci apertamente e senza indugi la persecuzione contro i cristiani – un’emergenza mondiale, addirittura umanitaria, che coinvolge un milione di vittime, con oltre 100mila morti all’anno come da tempo pubblicamente noto – si è conclusa ieri, 1° dicembre, a Mosca la “Conferenza internazionale sulla discriminazione e persecuzione dei cristiani” organizzata dal Patriarcato di Mosca, suggellata da un intervento del patriarca Kirill e ampiamente riecheggiata dai media russi.

Il metropolita Hilarion di Volokolamsk, responsabile delle relazioni esterne del Patriarcato di Mosca, l’ha definita, a ragione, la più grande riunione ecclesiastica mai organizzata su questo tema.

La Conferenza è stata infatti animata, tra gli altri, dai vibranti interventi degli arcivescovi cattolici Paolo Pezzi, arcivescovo della diocesi di Mosca, Ivan Jurkovic, nunzio apostolico in Russia, e Joseph Ender, rappresentante speciale della Santa Sede alla conferenza; quindi del metropolita della Chiesa Assira irachena Mar Gewargis, il quale ha denunciato il clima di terrore che si vive nel suo Paese, clima che costringe molti cristiani a emigrare così che la comunità cristiana rischia oramai l’estinzione; nonché di numerosi arcivescovi e patriarchi del mondo ortodosso. Alla Conferenza hanno pure – significativamente – preso parte rappresentanti delle comunità ebraica e islamica russe.

La Conferenza è stata aperta dal sociologo italiano Massimo Introvigne, rappresentante dell’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e Cooperazione in Europa) per la lotta al razzismo e alla discriminazione contro i cristiani, nonché collaboratore di spicco de La Bussola Quotidiana, il quale – prendendo spunto dalla mostra sulla pittura italiana dell’Ottocento in corso all’Hermitage di San Pietroburgo – ha ricordato come uno dei temi passati nel secolo XIX dalla pittura italiana a quella russa e documentati nell’esposizione è quello del naufragio. Se continua a tacere sulla persecuzione dei cristiani per paura di offendere i persecutori, «che magari», ha detto Introvigne, «ci forniscono petrolio o acquistano i nostri buoni del tesoro», l’Europa rischia un naufragio morale e spirituale che sarà perfino più dannoso della crisi economica.

Decisivo quindi il documento finale della Conferenza moscovita. In esso si indicano infatti come Paesi a rischio particolare l’Egitto, Pakistan, l’Afghanistan, la Nigeria, il Sudan, l’Indonesia, l’Eritrea e l’India. Si plaude all’OSCE per avere organizzato il vertice di Roma del 12 settembre 2011 sui crimini contro i cristiani. Quindi si chiede a tutti gli Stati un’effettiva azione giudiziaria per perseguire gli autori di violenze contro i cristiani. E infine si propone di creare un «organismo internazionale che tenga monitorate le discriminazioni contro i cristiani e che offra loro assistenza»: un’iniziativa, questa, di assoluto rilievo, visto che alla Conferenza di Mosca è stata promossa dagli ortodossi ed è perfettamente in linea con quanto auspicano anche i cattolici – in primis la Santa Sede -, gli organismi internazionali già oggi attivi su questo fronte – come l’OSCE e in particolare il rappresentante Introvigne – e la sensibilità di diversi osservatori indipendenti.

È del resto significativo ricordare il fatto che – molti lo hanno notato -, quando la battaglia contro il tentativo di rimuovere il crocifisso dalle aule delle scuole italiane (tutto partì del “caso Lautsi” a cui il patriarca Kirill ha fatto espresso riferimento durante la Conferenza moscovita) vide mobilitarsi anche Papa Benedetto XVI attraverso la diffusione di un appello che avrebbe dovuto indurre altri Paesi ad affiancare l’Italia nel ricorso contro la sentenza di primo grado della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, solo dieci Paesi presentarono ricorsi insieme all’Italia ma che di questi solo quattro, e piccoli, erano e sono cattolici (Lituania, Malta, San Marino e Monaco) mentre gli altri sei – il “grosso” di quell’“offensiva” giuridico-culturale – erano e sono ortodossi (Russia, Grecia, Romania, Bulgaria, Cipro, Armenia).

Da tempo la questione della cristianofobia (da cui non è esente nemmeno l’Europa) tiene del resto banco. Durante la Conferenza, la Chiesa Copta ha presentato in anteprima – una vera e propria “chicca” – un filmato (realizzato in lingua inglese) sulle violenze e sulle brutalità praticate della polizia oggi in Egitto, le quali continuano “allegramente” anche dopo la cosiddetta “primavera araba” e ancora a urne aperte.

Inoltre, un religioso cattolico pakistano (che per evidenti ragioni di sicurezza chiede l’anonimato) ha presentato documentazione inedita sulla persecuzione di cui sono oggetto quotidiano i cristiani in Pakistan, addirittura con episodi di sacerdoti bruciati vivi. E un rappresentante copto ha persino riferito che in Egitto si verificano anche casi di “donazione” forzata di organi da parte di cristiani negli ospedali.

Davvero importante è stato quindi l’intervento del muftì di Mosca e della regione centrale della Russia, Albir Krganov, il quale ha affermato che la legge islamica deve essere interpretata in termini che impongano il divieto di uccidere sacerdoti e monaci cristiani, impegnando pubblicamente l’islam russo a denunciare le violazioni. Del resto, solo giovedì 30 novembre il muftì aveva apertamente invitato i musulmani a integrarsi attivamente nella società russa a seguito del grande raduno del martedì precedente, allorché migliaia di islamici russi si sono dati convegno nel famoso parco Sokol’niki di Mosca.