di Lorenzo Mondo
Tratto da La Stampa del 9 agosto 2009

È uno stillicidio di notizie sui cristiani perseguitati e massacrati in varie nazioni, dietro la spinta di un fondamentalismo religioso che cerca alibi in motivazioni politiche e larvata tolleranza nei governanti.

In India un tribunale ha appena assolto il gruppo di fanatici che ha provocato la morte di 120 persone appartenenti alla comunità cristiana dell’Orissa. E’ accaduto in quella che viene considerata la più grande democrazia del mondo, dove aleggia, in reverente ricordo, la figura di madre Teresa di Calcutta. Ma è soprattutto nei paesi musulmani che si consuma la strage. In Pakistan una torma di estremisti islamici ha provocato la morte di una decina di persone, arse vive nell’incendio delle loro abitazioni. Recentemente a Baghdad e Mosul, terra irakena, nove chiese sono state distrutte, con quattro morti e decine di feriti, fomentando l’esodo della popolazione che nei pochi anni della «pax americana» ha perduto un terzo dei suoi componenti. Una situazione particolarmente dolorosa, perché in Medio Oriente vivono gli eredi della più antica cristianità, che si potrebbe dire «contemporanea» di Cristo.

Sono gli esempi più immediati e vistosi di una persecuzione che si allarga dall’Indonesia alla Nigeria e che non risparmia, in restrizioni e molestie, neanche i paesi islamici che passano per moderati. Basti ricordare che in Arabia Saudita il solo possesso di un crocifisso è passibile di morte. Si comprende come il Vaticano agisca con prudenza per non esasperare la situazione e mettere a più duro repentaglio i fedeli. Non si giustifica invece il silenzio assordante delle autorità religiose dell’Islam, così sollecite a pronunciare condanne di morte, a mobilitare le masse per qualche libro o vignetta irrispettosi di Maometto e del Corano. Ma soprattutto indignano, suscitano vergogna, la disattenzione e il tiepido risentimento dell’Europa che, pur obliosa delle sue radici cristiane, non dovrebbe tollerare l’aggressione e la cancellazione di «quelle» minoranze. Quanto a noi, appare sconfortante che il martirologio cristiano non susciti una passione maggiore dei discorsi, pur legittimi, sull’opportunità di aprire moschee nelle nostre città. Detto sommessamente, c’è anche altro su cui interloquire.