di Massimo Introvigne
Tratto da La Bussola Quotidiana

Il 12 gennaio Benedetto XVI ha ricevuto gli amministratori del Comune e della Provincia di Roma e della Regione Lazio per il tradizionale scambio degli auguri.

Si tratta di un’occasione da anni consueta per il Papa di svolgere considerazioni di rilievo sulla situazione sociale e politica italiana, e non solo italiana.

«Sono ormai alcuni anni – ha detto il Papa – che anche nel Lazio si avvertono gli effetti della crisi economica e finanziaria che ha colpito varie aree del mondo e che, come ho avuto modo di ricordare, ha le sue radici più profonde in una crisi etica». Che cos’è, infatti, una crisi? «L’etimologia della parola “crisi” richiama la dimensione del “separare” e, in senso lato, del “valutare”, del “giudicare”.

La crisi attuale, allora, può essere anche un’occasione per l’intera comunità civile di verificare se i valori posti a fondamento del vivere sociale abbiano generato una società più giusta, equa e solidale, o se non sia, invece, necessario un profondo ripensamento per recuperare valori che sono alla base di un vero rinnovamento della società e che favoriscano una ripresa non solo economica, ma anche attenta a promuovere il bene integrale della persona umana».

Riprendendo il Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2012, il Pontefice ha invitato a ripartire, in un contesto di crisi, dall’educazione. «In questo contesto la comunità cristiana è impegnata in una costante opera educativa, in particolare verso le nuove generazioni, affinché i valori che per secoli hanno fatto di Roma e del territorio circostante una luce per il mondo possano essere assunti, in modo rinnovato, a fondamento di un migliore futuro per tutti».

Ma quale contenuto dare all’educazione ai valori? «È importante – ha risposto il Papa – che maturi un rinnovato umanesimo nel quale l’identità dell’essere umano sia compresa con la categoria di persona. La crisi attuale, infatti, ha nelle sue radici anche l’individualismo, che oscura la dimensione relazionale dell’uomo e lo conduce a chiudersi nel proprio piccolo mondo, ad essere attento a soddisfare innanzitutto i propri bisogni e desideri, preoccupandosi poco degli altri».

Può sembrare una risposta filosofica e alla lontana alla crisi di questi mesi, ma non è così. Gli esempi del Pontefice sono molto concreti. «La speculazione nelle locazioni, l’inserimento sempre più faticoso nel mondo del lavoro per i giovani, la solitudine di tanti anziani, l’anonimato che caratterizza spesso la vita nei quartieri delle città e lo sguardo a volte superficiale sulle situazioni di emarginazione e di povertà, non sono forse conseguenza di questa mentalità?».

Dietro la crisi economica c’è dunque la crisi etica. E dietro la crisi etica c’è una crisi di fede. «La fede ci dice che l’uomo è un essere chiamato a vivere in relazione e che l’”io” può trovare se stesso proprio a partire da un “tu” che lo accetti e lo ami. E questo “Tu” è anzitutto Dio, l’unico capace di dare all’uomo un’accoglienza incondizionata e un amore infinito». Tornare a Dio significa tornare alla responsabilità verso gli altri, e questo «è il primo passo per dare vita a una società più umana». Ed «è compito anche delle Istituzioni favorire la crescita della coscienza di essere parte di un’unica realtà, in cui ognuno, a somiglianza del corpo umano, è importante per il tutto, come ricordò Menenio Agrippa nel celebre apologo riportato da Tito Livio [59 a. C. – 17 d. C. ] nella sua “Storia di Roma” (cfr Ab Urbe Condita, II, 32)».

Di quest’unica realtà fanno parte anche gli immigrati e i rifugiati, ed è certo giusto insistere sui doveri di accoglienza. Ma non è questo l’unico aspetto dei problemi che li riguardano. Infatti è anche «necessario [… ] alimentare percorsi di piena integrazione, che consentano l’inserimento nel tessuto sociale», in modo che anche l’immigrato impari a «sentire il luogo dove risiede come la “casa comune” in cui abitare e della quale prendersi cura, nell’attento e necessario rispetto delle leggi che regolano il vivere collettivo».

Insieme con l’accoglienza, «deve rafforzarsi il valore della solidarietà». E qui Benedetto XVI ha invitato, in un momento di crisi, a non dimenticare la famiglia. «Uno speciale sostegno deve essere assicurato alle famiglie, in particolare a quelle numerose, che spesso si trovano a dover affrontare difficoltà, rese talvolta più acute dalla mancanza o dalla insufficienza del lavoro. Vi incoraggio a difendere la famiglia fondata sul matrimonio come essenziale cellula della società, anche attraverso aiuti e agevolazioni fiscali che favoriscano la natalità». Un appello che il Papa ha rivolto ogni anno in questi incontri con esponenti della politica del Lazio e italiana e che continua a ripetere, forse perché constata che rimane spesso inascoltato.

Un terzo aspetto – dopo l’accoglienza e la solidarietà – che il Papa ha voluto ricordare è quello della sicurezza, di particolare attualità a Roma dopo tragici fatti di cronaca. Il Pontefice ha invitato le istituzioni a operare per «evitare il rischio che i giovani cadano vittime di organizzazioni illegali, che offrono facili guadagni e non rispettano il valore della vita umana». Più in generale, occorre

«promuovere una cultura della legalità, aiutando i cittadini a comprendere che le leggi servono per incanalare le tante energie positive presenti nella società e così permettere la promozione del bene comune; anche i recenti episodi di violenza nel territorio spingono a continuare nell’impegno per educare al rispetto della legalità e per tutelare la sicurezza».

Ma, alla fine, lo Stato sarà credibile solo se le sue leggi saranno giuste, cioè se rispetteranno la legge naturale. «Alle Istituzioni è affidato il compito, oltre che di essere esemplari nel rispetto delle leggi, di emanare provvedimenti giusti ed equi, che tengano conto anche di quella legge che Dio ha iscritto nel cuore dell’uomo e che può essere conosciuta da tutti mediante la ragione». Un grande tema del Magistero di Benedetto XVI, che era stato al centro del viaggio in Germania nel 2011, è così ricordato con forza anche alla politica italiana.