Un tema più di ogni altro meriterebbe il primo posto tra le discussioni più importanti del nostro Paese, mi riferisco al crollo demografico, alla mancanza di figli, di bambini. E’ il problema dei problemi, invece, le preoccupazioni più frequenti nei talk show, sui giornali, sui media in genere, sono le intercettazioni, la scorta a Spatuzza, le ultime sparate di Fini, di Granata o di Bocchino.

Nei giorni scorsi sul Corriere della Sera è uscito un articolo di Ettore Gotti Tedeschi, presidente dello Ior (Istituto per le opere di religione, la banca della Santa Sede) dal titolo significativo: “Riprendiamo a fare figli e l’economia ripartirà”. Sottotitolo: “Il calo demografico fattore principale della crisi”, un pezzo che doveva scatenare un putiferio mediatico, invece non è successo niente. Soltanto qualche blog cattolico ne ha ripreso il testo per farlo conoscere ai propri lettori.

L’articolo è un’ampia sintesi di un testo che apparirà sul nuovo numero di «Atlantide», rivista della Fondazione per la Sussidiarietà (Edizioni Guerini e Associati) diretta da Giorgio Vittadini. Il fascicolo uscirà in occasione del Meeting di Comunione e Liberazione a Rimini (in programma dal 22 al 28 agosto), durante il quale Gotti Tedeschi parteciperà il giorno 27 agosto (ore 15, Sala A2) a un dibattito sui problemi del lavoro con il direttore del «Corriere della Sera», Ferruccio de Bortoli, e con Phillip Blond, direttore del centro studi ResPublica e consigliere del premier britannico David Cameron. Almeno in questa sede si spera che l’argomento abbia maggiore risonanza.

Che cosa ha scritto senza mezzi termini il presidente dello IOR: la crisi economica  è scoppiata perché non si fanno più figli. Secondo Gotti Tedeschi, la causa della crisi economica mondiale risiede nel repentino crollo demografico delle nazioni più sviluppate.

La rarefazione delle nascite e la conseguente riduzione dei giovani rispetto alla popolazione anziana ha generato una serie di problemi economici e sociali, quali l’aumento dei costi sanitari e pensionistici, l’incremento dei prezzi e della tassazione, nonché l’indebitamento crescente della famiglie.

Per Gotti Tedeschi, da questa situazione se ne esce fermando gli aborti e tornando a sostenere la famiglia e la vita di tutti i concepiti. Gotti Tedeschi punta il dito sui profeti neomalthusiani, colpevoli negli ultimi decenni di aver provocato la morte di milioni di vite umane sacrificate per affermare le loro assurde teorie. Per loro ci vorrebbe una specie di (amoroso» e caritatevole) processo di Norimberga per aver indebolito l’ uomo e rese sussidiarie le famiglie ai bisogni degli Stati. Io non sarei così morbido con loro.

Che cosa aveva teorizzato Thomas Robert Malthus nel lontano 1700? Sosteneva che la crescita della popolazione avrebbe esaurito le risorse disponibili. Nonostante Malthus stesso non sia mai stato in grado di spiegare detta teoria – scrive Gotti Tedeschi – chissà perché, questa divenne una scienza e si perpetuò fino a giorni nostri, attraverso i neomalthusiani, che negli anni 1968-1975 decretarono che prima del 2000 decine, centinaia di milioni di persone sarebbero morte di fame, soprattutto in Asia e India. Potenza previsionale degli «economisti scienziati», non solo ciò non è successo, ma detti Paesi, grazie alla popolazione, sono diventati benestanti, stanno diventando ricchi e forse ci compreranno.

Quindi è successo che trent’ anni fa – grazie alle tesi malthusiane, rapidamente divulgate e altrettanto rapidamente recepite in un sistema culturale ormai relativista e prenichilista – il mondo occidentale decise di interrompere la natalità per il bene comune, per stare meglio e per non consumare troppo le risorse del pianeta. Il risultato invece fu l’effetto opposto. Basta avere conoscenza di un minimo delle leggi economiche di Solow o Keynes, dove questi fanno riferimento a quei modelli  classici di crescita economica correlati all’andamento della natalità che sono totalmente riferiti alla crescita o decrescita della popolazione e pertanto alla offerta di mano d’ opera, alla produttività, alla domanda, agli investimenti e alla creazione di risparmio. A questo punto scrive Gotti Tedeschi, mi viene da affermare che chi non vuole la crescita della popolazione, in realtà, non voglia la crescita economica e del benessere.

L’economista cattolico insiste, la crisi in corso nasce grazie al crollo delle nascite nel mondo occidentale che ha avuto inizio intorno al 1975. Detto crollo ha provocato la flessione dello sviluppo economico e l’ aumento dei costi fissi grazie all’ invecchiamento della popolazione, conseguentemente l’ aumento delle imposte e il crollo del tasso di crescita del risparmio prodotto. E i colpevoli di tutto questo per Gotti Tedeschi non sono i banchieri disonesti, come si cerca di insinuare, ma i politici superficiali, suggestionati dall’economista che li convince ad aumentare nel suo mandato la crescita del Pil, diminuendo la crescita della popolazione, inoltre colpevoli sono anche gli intellettuali supponenti che magari si infastidiscono se c’ è coda in autostrada o al supermercato e poi divulgano tesi insostenibili.

Quali possono essere le possibili soluzioni, si trovano nella soluzione educativa e nella forza della famiglia. L’analisi del presidente dello Ior è  un elogio del sistema basato sulla famiglia. Vale la pena leggere quello che scrive.

“La forza della famiglia non è solo nella capacità di produrre effetti sociali unici, perché dà fini e identità agli individui, responsabilizza e propone aspirazioni motivate, consapevoli e soggettive. La forza sta anche nel suo valore economico, poiché la famiglia produce impegno, stimolo a realizzare azioni responsabili e finalizzate al sostegno e alla crescita della famiglia stessa. Stimola la produzione, il risparmio, l’ investimento, la creazione di ricchezza. Produce stimoli competitivi nell’ educazione, formazione, sostegno dei figli, assistenza al suo interno, creando così un valore sostenibile per la società, un motore di produzione di talenti e ricchezza qualitativa e quantitativa.

Incoraggiando la ripresa a sposarsi e a fare figli – anche se l’ avvenire sembrasse scoraggiante (basta confidare nella grazia e impegnarsi) – avvia immediatamente un ciclo anche economico. La famiglia non solo produce crescita reale, ma avvia quattro anime economiche che le sono tanto proprie quanto misconosciute: la famiglia quale produttore di reddito, di risparmio, di investimento (in capitale umano soprattutto), di ridistributore di reddito al suo interno.

Oggi che le idee per la ripresa mancano, il progetto famiglia ritorna a essere fondamentale. I Paesi preoccupati della non crescita della natalità hanno stabilito fondi a supporto, stanno progettando in tal modo una ripresa dell’ economia a medio termine. La Francia ha stanziato qualche tempo fa un 2,5% del Pil, la Germania un 3,2%, la Scandinavia un 4%. L’ Italia un 1%… Se è vero che la famiglia è stata inventata dal cristianesimo, solo questo basterebbe a renderlo benemerito per i valori economici creati nei secoli. È evidente che per credere e realizzare tutto ciò, la maggioranza dovrebbe avere una visione antropologica comune dell’ uomo. Però così non è. C’ è chi vede nell’ uomo una creatura di Dio e chi lo vede cancro dell’ universo, altri si limitano a vederlo come puro mezzo di produzione e consumo.

Curiosamente i detrattori della dignità della persona vorrebbero oggi un ridimensionamento dello sviluppo che renderebbe impossibile assorbire i costi fissi della nostra struttura economica e sociale e fare investimenti tecnologici. Decrescere oggi significherebbe produrre un sistema dove si devono pagare più tasse, inutilmente. Detti profeti sono gli stessi che scoraggiavano a fare figli. Reagiamo”. (Ettore Gotti Tedeschi, Riprendiamo a fare figli e l’economia ripartirà, 23.7.2010, Corriere della Sera).

DOMENICO BONVEGNA

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