Gli italiani hanno perso la cultura del lavoro come dovere ma sono sottomessi all’ideologia del consumismo costi quel che costi. Ed è così che si spendono i soldi che non si guadagnano
Giulio Capriata (Medico)

La crisi : ma cos’ è questa crisi, mangi un sacco di patate, non mi sprechi le nottate e vedrà che la crisi passerà. Così cantava Petrolini negli anni ’30.

2009 anno di crisi , cassa integrazione, disoccupazione, licenziamenti, ma poi per le feste di fine anno tutti i luoghi di villeggiatura, voli destinazione mete esotiche da mesi occupati, città deserte pochi a casa, tutti a festeggiare l’anno di crisi.
Hanno ragione gli ottimisti ,come Berlusconi o hanno ragione i pessimisti dell’opposizione ? Certo a tutti noi è capitato di incontrare persone, parenti o amici a casa in cassa integrazione o licenziati, a tutti noi è capitato di vedere negozi chiusi per cessata attività. Ovviamente i primi pensieri sono : la crisi, la globalizzazione, gli immigrati che rubano i posti di lavoro, la classe operaio in crisi, il Sud sempre più in declino. Sorprende, alla luce di quanto detto prima, i dati presentati dall’ ISAE( Istituto di Studi e Analisi Economica). La crisi ha colpito prevalentemente il Nord, le famiglie povere sono in aumento nel ricco Nord rispetto al Sud, diminuisce pertanto il divario. Favorito probabilmente dal minor costo della vita al Sud e dai benefici della Social Card, data per il 70% al Sud. La perdita totale di posti lavoro nel biennio 2007-07 è stata di 407 mila unità, ma le vittime sono le classi sociali considerati generalmente più forti. La perdita di posti per i lavoratori dipendenti, ha quasi uguagliato quella dei nuovi posti con un saldo negativo di solo 5.000 posti . Per i lavoratori indipendenti , invece le chiusure d’attività hanno largamente superato le aperture, con un saldo negativo di 402 mila unità. Per quanto riguarda i lavoratori stranieri i dati Istat ci riservano un dato sconcertante, i 400 mila posti di lavoro persi sono un saldo tra gli 800 mila posti di lavoro persi e i 400 posti di lavoro in più per gli stranieri regolari. Pertanto con la crisi siamo sì globalmente più poveri ma si riduce la differenza tra Nord e Sud, tra la classe operaia e quella borghese. Ma perché non vi è crisi nel lavoro svolto da stranieri regolari , anzi vi è stato un notevole aumento dei posti di lavoro? Un’interessante considerazione la sviluppa, su un recente numero della Stampa, Luca Ricolfi. Ricolfi valuta che il nostro sistema economico riesca a creare posti di lavoro che purtroppo gli italiani rifiutano ( muratori, operatori ecologici, badanti). Ma questo rifiuto d’occupazione non dipende dal fatto che gli italiani abbiano un livello d’istruzione superiore agli stranieri ,che anzi è analogo a quello degli italiani 10,2 anni di studio contro i 10,9 per gli italiani. Secondo Ricolfi la realtà è che “ loro vivono in un altro tempo che noi abbiamo dimenticato.Un tempo in cui l’importante era avere un lavoro, non importa quanto adeguato alla nostra immagine,un tempo in cui fare sacrifici era normale,un tempo in cui il benessere non era considerato un diritto.” I dati riportati fanno riflettere sullo stato della nostra società, sullo sviluppo del modo di vita italiano in questi ultimo 60 anni. Negli anni 50 vi è stato il boom economico, gli italiani uscivano da una guerra malamente persa, ma erano disposto a tutto pur di crescere, pur di migliorare la loro qualità di vita. Pronti a lasciare casa e famiglia ed emigrare all’estero od al Nord Italia, pronti a far sacrifici . Il risparmio cresceva, la gente spendeva con grand’accuratezza. Poi negli anni ’70-80 è stato il periodo della rivolta ed è successo quello che già Platone descriveva nella “ Repubblica”: quando un popolo,divorato dalla sete di libertà, si trova ad avere a capo dei coppieri che gliene versano quanto ne vuole fino ad ubriacarlo,accade allora che, se i governanti resistono alle richieste dei sempre più esigenti sudditi, sono dichiarati tiranni. E avviene pure che chi si dimostra disciplinato nei confronti dei superiori è definito un uomo senza carattere, servo; che il padre impaurito finisca per trattare il figlio come suo pari e non è più rispettato,che il maestro non osa rimproverare gli scolari e costoro si fanno beffe di lui; che i giovani pretendono gli stessi diritti e considerazione dei vecchi e questi, per non parere troppo severi, danno ragione ai giovani. Crollo di tanti valori etici caratterizzanti la nostra civiltà cristiana: Famiglia,scuola,chiesa. Con tutte le conseguenze etiche, sociali ma anche economiche che cio’ ha determinato. Poi la globalizzazione ci ha fatto sentire tutti” americani” spendere,comprare,mutui per tutto: per comprare un televisore per andare in vacanza, tutti signori con soldi virtuali. I giovani hanno imparato ad avere tutto subito, i genitori pronti a privarsi pur di far apparire i figli , di dargli quello che in gioventù non hanno avuto. Il risultato è piuttosto desolante, i giovani d’oggi preferiscono vivere in casa coi genitori e sfruttarne il lato economico invece di cercarsi un lavoro anche se modesto, i meno giovani comunque si sentano “ todos caballeros” e nessuno è più disposto ad abbassare la testa per un lavoro anche umile. Gli stranieri, spesso immigrati con grande difficoltà ed a rischio della propria vita, sono disposti a tutto pur di riuscire ad emergere e i nostri figli abituati ad avere tutto rischiano di uscirne sconfitti. Gli stranieri con i loro 400 mila nuovi posti di lavoro, ci hanno dato una lezione su cui tutti noi dovremmo riflettere , tirare delle conclusioni e ove ancora possibile adottare dei provvedimenti adeguati.