Il Consiglio dei ministri dovrebbe assegnare entro un paio di settimane la delega per le politiche familiari, una casella rimasta ancora scoperta nell’organigramma del governo. La rassicurazione arriva da Palazzo Chigi, dopo che nei giorni scorsi era stata presentata in Senato un’interpellanza (promossa da Scelta Civica e firmata da esponenti di quasi tutte le forze politiche), proprio per sollecitare l’attribuzione, a oltre due mesi dal varo dell’esecutivo, di un incarico specifico. La necessità di una figura di riferimento per le politiche sulla famiglia è considerata dalle associazioni una condizione necessaria, sebbene certo non sufficiente, per riportare al centro dibattito pubblico un tema sin qui quasi assente.
Circa un anno fa il governo Monti aveva approvato un Piano nazionale per la Famiglia, con diverse indicazioni strategiche per rivisitare le politiche di settore – dal welfare al lavoro, dal fisco, alla scuola alla casa – in chiave pro-familiare in un Paese che soffre di una forte denatalità e dove la famiglia di fatto supporta le inefficienze pubbliche. A parte la controversa revisione dell’Isee, il “riccometro” per selezionare l’accesso ai servizi, le altre indicazioni del Piano sono rimaste sin qui lettera morta. Lunedì prossimo, 15 luglio, si riunirà per discuterne l’Osservatorio Nazionale sulla famiglia.
Intanto le famiglie in carne e ossa combattono sempre più duramente con la crisi economica. L’aumento della pressione fiscale, in assenza di correttivi legati alla dimensione del nucleo, ha finito per pesare ancor di più sulle coppie con più figli. I tagli alla spesa pubblica si sono tradotti in una riduzione dei servizi erogati da parte degli enti territoriali e sanitari. Tutti i fondi statali (politiche sociali, per la famiglia, infanzia, non autosufficienza) sono stati ridotti e talvolta azzerati. Mentre il balzo della disoccupazione giovanile ha moltiplicati i figli che restano a carico anche da adulti.
A dispetto delle ripetute promesse degli ultimi governi, è sempre rimasta inascoltata la richiesta delle associazioni familiari di rimodulare il prelievo fiscale sui redditi in base alla consistenza delle famiglia, come accade in altri Paesi. In Italia il modello di tassazione sul reddito resta individuale, penalizzando nuclei monoreddito e più numerosi. Un piccolo segnale è stato dato con l’ultima legge di stabilità che ha leggermente aumentato  le detrazioni per figli a carico (da 800 a 950 euro annui per ogni figlio) dopo che il Forum della associazioni familiari aveva denunciato l’iniquità del testo iniziale di abbassare le due aliquote Irpef più basse indipendentemente dai carichi familiari. E ora che si parla di ridurre il cuneo fiscale il Forum chiede al governo di dare un nuovo segnale. «La defiscalizzazione del lavoro stavolta dovrebbe essere graduata in base alla dimensione delle famiglie», chiede il vicepresidente Roberto Bolzonaro. Si tratterebbe di un primo passo verso il «Fattore Famiglia», la proposta di riforma fiscale che prevede una «no tax area» determinata in base ai componenti del nucleo per sostenere le famiglie più numerose e bisognose. Intanto alla Camera è ripreso il cammino della delega fiscale, che potrebbe rivedere anche il sistema delle detrazioni, e il governo è alle prese con la riduzione delle agevolazioni, l’aumento dell’Iva e la revisione dell’Imu, con una nuova tassa su immobili e servizi. Tutti passaggi ad alto impatto sulla condizione delle famiglie. E sui quali potrà far sentire la sua voce, si spera, il nuovo responsabile delle politiche familiari.

Nicola Pini da avvenire.it