La morte e i suoi riti. I vescovi dell’Emilia-Romagna ne hanno parlato sotto il profilo sociale e pastorale. Realtà che, tra individualismo e New-Age, deve fare riflettere
di Quinto Cappelli
Tratto da Avvenire del 3 giugno 2009

In Italia la diffusione della cremazione dei defunti è passata dal 2% nel 1998 all’8% nel 2006, anno in cui il fenomeno ha interessato 45mila morti su 550mila. Prevale il Nord del Paese, con l’11%. Le grandi città fanno registrare un 25% di defunti cremati, mentre Milano sfiora quasi il 50%. In Lombardia le cremazioni sono 10mila l’anno, in Piemonte ed Emilia Romagna 5mila. A Parma, per esempio, fra l’8% dei funerali civili, il 40% sceglie la cremazione. All’estero in testa alla classifica si piazza l’Inghilterra col 70%, seguita da Germania (40%), Francia (15%). Gli Stati Uniti, dove un funerale con cremazione costa circa mille dollari e con tumulazione 5mila, la cremazione si attesta sotto il 25%.

È la fotografia emersa dal convegno ‘La morte e i suoi riti per una celebrazione cristiana dei funerali’, organizzato per due giorni a Imola dalla Commissione liturgica regionale della Conferenza episcopale dell’Emilia Romagna, presieduta dal vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, Adriano Caprioli. «Il convegno – ha spiegato Caprioli – si è interrogato su problemi che la commissione ha sollevato in varie riunioni, per capire i cambiamenti culturali, sociali, teologici e pastorali in atto e che saranno messi alla discussione anche dall’assemblea Cei del prossimo autunno.

Siamo all’inizio di un cammino, di un cambio di mentalità, anche all’interno della comunità cristiana». Il tema è stato sottolineato anche dal vescovo di Imola Tommaso Ghirelli, per il quale «viviamo in una società che nasconde la morte ed è senza speranza». All’incontro era presente anche il vescovo di Forlì-Bertinoro, Lino Pizzi. Nella sua relazione introduttiva il giurista Paolo Cavana, docente di diritto ecclesiastico alla Lumsa di Roma, si è soffermato sulle cause che hanno accelerato il fenomeno della cremazione, approvato anche dalla Chiesa: cambiamenti culturali tendenti all’individualismo, al naturalismo, al voler fuggire dalla morte e farla scomparire, all’avanzare della società multietnica e multi religiosa, alla diffusione di mentalità e culture come la new age. «Ma il fenomeno nuovo e con qualche rischio per la visione antropologica cristiana – ha avvertito Cavana – è la dispersione delle ceneri nella natura, quasi per sottolineare il reinserimento dell’uomo in un ciclo naturale cosmico. La cremazione è una scelta legittima, ma è un fenomeno che, per le sue implicanze culturali, sociali, legislative (molte regioni hanno approvato leggi e in Senato si discute un nuovo disegno di legge) e anche religiose, deve far riflettere la comunità cristiana». Per il teologo don Daniele Gianotti della Facoltà teologica dell’Emilia Romagna «la risposta decisiva che la fede cristiana offre al mistero della morte è quella del dono, dell’amore descritta in tutta la Scrittura e incarnata da Cristo». Sulle prospettive liturgico-pastorali ha relazionato don Gianni Cavagnoli, parroco di Cremona e docente presso l’Abbazia S. Giustina di Padova, che però ha invitato le comunità cristiane ad insistere sul funerale come «celebrazione della Pasqua di Cristo e segno di speranza, per non diminuire o smarrire l’identità cristiana».