La missione fondamentale del vescovo è l’annuncio della Buona Novella:  un’esperienza ricca di gioia, ma anche molto faticosa, per chi si impegna a realizzarla in modo fedele e responsabile. Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, ai quattro nuovi presuli consacrati sabato pomeriggio, 9 ottobre, nella basilica di San Pietro.

Circondati dall’affetto di familiari, amici, concittadini e di molti confratelli, hanno ricevuto la pienezza del sacerdozio gli arcivescovi Giorgio Lingua e Joseph Tobin, e i vescovi Ignacio Carrasco de Paula e Enrico Dal Covolo:  il primo, piemontese, sarà rappresentante pontificio in Iraq e in Giordania, “a sostegno delle comunità cristiane sparse in quelle terre così tribolate, per le quali – gli ha detto il porporato – dovrai essere messaggero di pace e di speranza”; il secondo, redentorista statunitense, avrà “il delicato compito di collaborare nella curia romana”, come segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; il terzo, spagnolo della prelatura dell’Opus Dei, ha avuto l’incarico di presidente della Pontificia Accademia per la Vita, dove già operava; e infine il salesiano Enrico dal Covolo è chiamato a proseguire il suo “apprezzato servizio alla Chiesa” quale rettore della Pontificia Università Lateranense. All’omelia il cardinale Bertone ha sottolineato come i compiti dei vescovi discendano da quelli affidati da Gesù agli apostoli, dei quali essi sono successori. Primo tra tutti “diffondere nel mondo il Vangelo, annunziare la redenzione operata da Cristo, condurre l’intera umanità sulla via della salvezza”. Un annuncio – ha aggiunto – che va fatto “con forza e autorevolezza”. Altri compiti del vescovo sono rendere presente Cristo nell’Eucaristia e nei sacramenti con i quali si edifica la Chiesa, la comunità dei credenti; e costruire la comunione, guidando la Chiesa con amore.
Commentando le letture, il celebrante ha poi sottolineato il motivo per cui l’annuncio viene comunque al primo posto:  perché – ha detto citando san Paolo – “la parola di Dio non è incatenata”. Del resto, la Sacra Scrittura possiede “una libertà e una forza” che “le vicende, favorevoli o sfavorevoli, che accadono a noi personalmente e al mondo che ci circonda, non riescono a soffocare”. E lo stesso brano evangelico proclamato poco prima – tratto da san Luca – mostra la potenza della Parola. Si tratta dell’episodio della guarigione miracolosa di dieci lebbrosi, che sfocia però in un insegnamento sulla salvezza dell’uomo. Infatti – ha commentato il cardinale – “la guarigione inizia quando si comincia a obbedire alla Parola di Dio, non più a sé stessi e alle proprie abitudini. In tal senso il cammino spirituale dei credenti porta la guarigione del cuore nella misura in cui è scandito dall’ascolto del Vangelo”.
Il segretario di Stato ha poi illustrato il significato dei gesti che caratterizzano il rito dell’ordinazione episcopale. Anche in questo caso il libro del Vangelo posto sul capo dei nuovi vescovi richiama la loro “fondamentale missione”:  recare la Buona Novella. Ecco allora l’augurio che il cardinale Bertone ha rivolto ai quattro, affinché possano “essere sempre fedeli e gioiosi portatori del Vangelo, mostrando l’universale respiro della missione della Chiesa”. Quindi ha consegnato loro, a nome di Benedetto XVI, l’anello episcopale, che – ha detto – “vi ricorderà ogni giorno il dovere di fedeltà alla Chiesa, Sposa di Cristo”. Infine ha ricordato che per imitare il Buon Pastore sono richiesti coraggio e amore, cioè la capacità di donarsi totalmente. Da qui la consegna conclusiva, con l’invito a saper “riconoscere le molteplici miserie che affliggono l’umanità:  peccati, malattie, errori, dubbi, ansie, disgregazione delle famiglie, solitudine, disordine sociale, ingiustizia, povertà, emarginazione. Entrate sempre più in intimità di vita con Cristo – li ha esortati – perché Egli possa amare con il vostro cuore, guardare con i vostri occhi, parlare con la vostra bocca, operare con le vostre mani”.

(©L’Osservatore Romano – 10 ottobre 2010)