Un Vescovo insegna uno strumento tipico per attirare i giovani

ROMA, venerdì, 16 aprile 2010 (ZENIT.org).- Uno strumento musicale poco diffuso e alcuni buoi sono gli insoliti strumenti per l’iniziativa di un presule che vuole attirare i giovani africani.

Quando il Vescovo Antoine Koné di Odienné (Costa d’Avorio) ha ricevuto in donazione un appezzamento di terra di 150 acri, ha pensato che fosse un’ottima opportunità per favorire l’evangelizzazione – soprattutto tra i giovani – in un’ampia Diocesi che ha appena 2.500 cattolici.

Il presule sapeva di aver già toccato il cuore dei giovani quando ha iniziato a suonare musica liturgica sul balafon, uno strumento simile allo xilofono e tipico di questa regione dell’Africa occidentale.

Parlando allo staff dell’associazione caritativa cattolica “Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), ha affermato che nella sua chiesa insegna ai giovani il balafon e la partecipazione alla Messa è aumentata facendo passare i fedeli da una manciata di persone a quasi 700.

Ora il Vescovo Koné vuole capitalizzare il successo della sua iniziativa di evangelizzazione creando opportunità di lavoro per i giovani scoraggiati che lottano per avere un futuro in una regione caratterizzata da un alto tasso di disoccupazione e da una povertà sempre maggiore.

Il presule progetta di usare il terreno che gli è stato donato per svilupparvi una piantagione di cocco e vuole comprare dei buoi per aiutare a lavorare la terra.

Per questa ragione, ha chiesto un aiuto economico ad ACS, i cui coordinatori hanno compiuto il mese scorso il primo viaggio mai realizzato dall’organizzazione in Costa d’Avorio, dove hanno verificato le necessità pastorali del Paese.

Al ritorno dalla visita, la coordinatrice dei progetti per l’Africa di ACS, Christine du Coudray Wiehe, ha detto di aver apprezzato molto l’iniziativa del Vescovo Koné.

“ACS non sostiene progetti che forniscono lavoro per i laici tranne in casi decisamente estremi come questo”, ha affermato.

La coordinatrice ha sottolineato le difficili condizioni economiche e sociali della Costa d’Avorio dal 2000, quando è scoppiata la violenza che ha diviso il Paese tra le aree ribelli del nord e il sud controllato dal Governo.

“Ho scoperto una Chiesa che soffre un profondo senso di abbandono, una sorta di frustrazione che deriva dall’isolamento dal mondo esterno”, ha detto la du Coudray Wiehe.

“I Vescovi e i fedeli affrontano una situazione d’emergenza e non sanno a chi rivolgersi”, ha aggiunto.

Durante il viaggio di ACS in nove delle 15 Diocesi del Paese, i Vescovi hanno sottolineato la necessità di programmi catechetici. Sono stati avviati progetti di sostegno da parte del movimento “Youth Alive“, con base in Uganda, su questioni come la prevenzione dell’Aids, i club giovanili e iniziative volte ad affrontare l’abuso di droghe e alcool, così come la prostituzione.

ACS è impegnata anche nella ricostruzione dei seminari del Paese, situati in edifici descritti dalla du Coudray Wiehe come “profondamente danneggiati e dove in molti anni sono stati realizzati pochissimi lavori”. Gli studenti, ha dichiarato, non hanno libri e mancano anche acqua potabile ed elettricità.

In Costa d’Avorio, su una popolazione di circa 20 milioni di persone i cattolici rappresentano il 25%.