di Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio del 16 giugno 2010
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“La chiesa cattolica in Europa deve essere più sveglia e vigile. L’islam avanza e i vescovi mi  sembrano impreparati.

Anch’io nella città di Cordoba cerco di resistere per come posso. Di porre una resistenza, un argine, ma non è facile. Spesso ripenso alla domanda che Benedetto XVI fece ai vescovi spagnoli (io ero appena divenuto vescovo di Tarragona) quando nel 2005 ci ricevette in Vaticano durante un’udienza ad limina: ‘Cosa intendete fare coi musulmani?’ Nessuno sapeva rispondere. Io dissi: ‘Non sappiamo’. E ancora oggi purtroppo molti vescovi dicono: ‘Non sappiamo’. L’islam sta avanzando in Europa. Spesso i musulmani hanno l’appoggio dei nostri governi laici. Sfruttano canali d’immigrazione verso l’Europa che i nostri governi tracciano per loro. Arrivano, fanno figli, si radicano. E noi? Noi non sappiamo come comportarci. Capita che accettiamo molte delle loro richieste. Alcune di queste sono legittime, altre, ad esempio pregare nelle nostre cattedrali come vogliono fare nella nostra Santa Maria di Cordoba, no. Spesso offriamo spazi di dialogo che hanno poco senso. O meglio, che sono senza buon senso. In una parola: cediamo. E questo non è giusto”.

Demetrio Fernández González è vescovo di Cordoba dallo scorso febbraio. Il suo mandato in Andalusia è stato oggetto delle attenzioni dei media di tutto il mondo. Molto fanno discutere in questi giorni le sue prese di posizione nei confronti dell’islam. In particolare il “no” che ha ripetuto ai musulmani che chiedono di pregare nella cattedrale della città, la mezquita.

Tra i governi favorevoli ai musulmani c’è quello di Luis Zapatero. Dice Fernández: “Zapatero ha un progetto preciso con l’islam. E questo progetto purtroppo riguarda Cordoba. Intende fare della città il centro di quella alleanza delle civiltà alla quale chiede che tutte le religioni si pieghino. Assieme alla Turchia sta portando avanti questo progetto senza rendersi conto di cosa significa per i turchi, per i musulmani, Cordoba. Il loro sogno è riprendersi la città. Occupare la cattedrale. Innervare tutta l’Europa della loro presenza. Zapatero vorrebbe che la chiesa cattolica si adegui a questo suo progetto. Ma alla sua alleanza noi non possiamo aderire. Perché la sua idea è quella di un’alleanza senza Dio. Un’alleanza in cui Dio è totalmente estromesso. Un’alleanza dove la nostra identità deve fare soltanto una cosa: scomparire. Due mesi fa Zapatero ha lanciato a Cordoba il primo grande raduno di questa alleanza. Inizialmente, il premier spagnolo pensava che il Vaticano aderisse. E in effetti dalla Santa Sede all’inizio non sono arrivati messaggi chiarissimi. Poi però ci siamo consultati, ci siamo parlati e anche il Vaticano ha capito di cosa si trattava e non ha mandato nessuno. A Zapatero sono bastate le parole dell’arcivescovo di Madrid, il cardinale Antonio María Rouco Varela, che alla domanda se la chiesa avesse intenzione di partecipare al summit ha risposto: ‘Rotundamente no’. ‘Assolutamente no’”.

Perché non vuole concedere ai musulmani di pregare in cattedrale? “Perché è un ricatto non giustificato. I musulmani chiedono di poter pregare dicendo che per quattro secoli questa cattedrale era loro e dicendo che lo splendore architettonico della cattedrale lo si deve a loro, ai loro interventi. Io contesto tutte e due queste argomentazioni. Prima che fosse una moschea la nostra cattedrale era un luogo di culto cristiano. Era la basilica di san Vicente. I musulmani la occuparono e la ampliarono. Ci misero i soldi. Tanti soldi. Ma gli architetti li presero da Damasco. Erano tutti cristiani. L’architettura non ha nulla di islamico. Semmai ha notevoli influenze cristiane. E’ un equivoco culturale affermare che la mezquita è un esempio di architettura islamica. Di musulmano non ha nulla, se non i soldi che l’islam ci ha messo. Oggi i musulmani e molte persone che fanno parte dell’intellighenzia laica del paese dicono alla chiesa cattolica: ‘Fate pregare i musulmani nella cattedrale quale segno di apertura e di amicizia’. Io dico loro che non è possibile concedere questo ‘uso compartido’ e per questo motivo mi accusano d’essere integralista. Invece sono cattolico e difendo il diritto dei cattolici di rimanere nella loro cattedrale. Se oggi concedo ai musulmani di pregare una volta al mese, l’anno prossimo vorranno pregare una volta la settimana. Poi consacreranno il luogo di culto e non permetteranno più a nessuno di entrare”.

Come deve impostare la chiesa il dialogo con l’islam? “Deve tornare al sinodo speciale del 1985 quando Papa Wojtyla spiegò la giusta interpretazione del dialogo interreligioso sancito nel Concilio. Dopo il Concilio vi furono troppe aperture maldestre. I musulmani devono essere accolti ma nel giusto modo”.