Dies familiae, cattolici, zap e guerra dei numeri • El País parla di disastro, ma il cardinale Varela battezza Madrid capitale europea della famiglia
di Stefania Vitulli
Tratto da Il Foglio del 29 dicembre 2009

Forse 56 mila persone, come registra El País, con tanto di schema della Plaza de Lima di Madrid divisa in settori monitorati uno per uno, per dimostrare biometricamente che siamo ben lontani dal successo di due mesi fa, quando la manifestazione contro l’aborto contò in piazza sempre a Madrid oltre 250 mila presenze. Forse molti, molti di più, come scrive l’Osservatore Romano: “Il freddo intenso non è stato un ostacolo per le centinaia di migliaia di famiglie giunte nella centrale Plaza de Lima, dove ventisette anni fa il venerabile servo di Dio Giovanni Paolo II celebrò la Messa per le famiglie”. Certo la maggior parte dei quotidiani spagnoli sono rimasti sul vago e nemmeno l’arcivescovado della città ha fornito una cifra ufficiale. E allora diciamo che “migliaia di famiglie” – questa è stata la parola d’ordine nelle cronache di ABC, La Razón, El Mundo, La Vanguardia – si sono ritrovate in piazza domenica per assistere alla Messa per la famiglia. Ci si aspettava senz’altro un successo maggiore: nei giorni precedenti l’evento c’era chi parlava di oltre un milione di astanti che avrebbero dovuto giungere da tutta Europa, per ascoltare le parole “apocalittiche”, secondo la stampa spagnola, dell’arcivescovo di Madrid Antonio María Rouco Varela, una vera e propria allerta sulla minaccia che incombe sul futuro morale, spirituale e biologico del continente europeo a fronte della facilitazione giuridica del divorzio, dei metodi anticoncezionali, dell’aborto e dell’eutanasia.

Rouco Varela ha ribadito di fronte a 34 sacerdoti madrileni, 42 vescovi spagnoli, al nuovo nunzio del Papa Renzo Fratini, al vicario del Papa cardinal Vallini, al “ministro” vaticano della famiglia Antonelli, al cardinal Rylko presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, al cardinale di Berlino Sterzinsky e alle bandiere spagnole, ma anche di Austria, Gran Bretagna, Irlanda, Portogallo, Polonia, Germania, Ungheria, Francia, Vaticano, che l’unico modello possibile di famiglia – “chiesa domestica” – è quello che viene dal matrimonio inteso come “unione indissolubile di un marito e di una moglie nell’intima comunione di amore e di vita aperta alla procreazione” e che gli altri modelli di famiglia vanno ripudiati. Da settimane, poi l’altro promotore dell’eucarestia a cielo aperto di domenica, l’iniziatore del Cammino neocatecumenale Kiko Arguello, conduceva sui media cattolici d’Europa un’inedita, per il movimento, campagna di promozione della manifestazione, basata sulla necessità assoluta della riaffermazione anche numerica della famiglia cattolica contro l’assedio islamico: in un intervento di quasi due ore sulla tv conservatrice Intereconomia, al talk show serale “El gato al agua”, Kiko commentava le proiezioni secondo le quali non è con la guerra santa che l’Islam prenderà possesso dell’Europa, ma con la “guerra delle nascite”.

Che senza questa “cellula primordiale e vitale della società”, l’Europa si voti all’estinzione è però, secondo l’analisi del País, che all’evento dedicava ieri ben due pagine oltre a un editoriale dal titolo “Reconquista católica”, il solito “complesso cattolico da fortezza assediata”. Perciò mentre Rouco Varela erige Madrid a capitale europea della famiglia, anche in vista della Giornata mondiale della gioventù” che là si terrà nel 2011, il principale quotidiano spagnolo elargisce una serie di consigli ex cattedra laicista, secondo i quali non solo non è, né mai è stata, la dottrina cattolica l’unico garante di quel bene fondamentale e insostituibile che è la famiglia,  ma la Sacra Famiglia di Nazaret, cui la giornata di domenica scorsa era dedicata, è pur sempre stata una famiglia “strana”, con il “povero” carpentiere Giuseppe, la “perplessa” Vergine Maria e “l’umorale” Bambin Gesù. Se presentarsi come principio di tutte le cose è di norma pretenzioso, in questo caso, secondo El País, sfioriamo il ridicolo: “Essere ciechi al punto da imporre alla società attuale un modello di famiglia sofferente se non eroica – tanto da tenersi tutti i figli che Dio vuole e senza il piacere del sesso – è come pretendere che un gigante indossi le scarpe di un nano”.

Così, ammantato di “pessimismo ontologico” è suonato ai sostenitori delle politiche del governo spagnolo lo slogan della celebrazione, “Il futuro d’Europa passa per la famiglia”, eco dell’esortazione del 1982 di Giovanni Paolo II, che parlava ecumenicamente di “futuro dell’umanità”. Al di là della lotta sui dati, tuttavia, le barricate ideologiche contro la discesa in piazza dei cattolici si erigono sempre più alte, mentre la verità pare essere che le migliaia di famiglie, di cui 13 mila italiane sempre secondo il quotidiano della Santa Sede, siano arrivate a Madrid non per dimostrare ma per mostrarsi. Pochi o tanti, comunque battaglieri e confortati dalle parole di Benedetto XVI, a loro rivolte direttamente nell’omelia domenicale: “Uno dei servizi più grandi che noi cristiani possiamo prestare è di offrire la nostra testimonianza serena e ferma della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, salvaguardandola e promuovendola”.