di Paolo Rodari
Tratto da Il Foglio del 2 aprile 2011
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Due donne con due storie diverse mostrano quanto sia vivace la vita della chiesa cattolica statunitense. Si chiamano Elizabeth A. Johnson e Norma Jean Coon.

La prima è una suora i cui scritti hanno subìto, non senza polemiche, una censura ufficiale dalle gerarchie. La seconda è una diaconessa pentita e per questo reintegrata dal Vaticano alla piena comunione con la chiesa. Due storie differenti che fanno discutere non solo la galassia cattolica ma anche i media laici del paese.

Elizabeth A. Johnson ha scritto nel 2007 “In cerca del Dio vivente”. Il libro ha avuto successo fuori e dentro la Fordham University, l’ateneo dei gesuiti dove la teologa insegna. La commissione dottrinale della Conferenza episcopale del paese l’ha letto e l’ha giudicato non conforme alla dottrina. Una censura piena che tuttavia ha contribuito a impennare le vendite. Dice il presidente della commissione, l’arcivescovo di Washington, il cardinale Donald Wuerl, che in più punti il libro è su posizioni eretiche. Tra queste, la buccia di banana sulla quale scivolano la maggior parte dei teologi eretici, ovvero la negazione che la strada per la salvezza dell’uomo sia solo e soltanto Gesù Cristo. Una tesi che cozza con il granitico paletto che nel 2000 la Dottrina della fede mise sul tema, la dichiarazione Dominus Iesus. Fin qui Donald Wuerl. Ma cosa pensano i gesuiti che da tempo permettono alla Johnson di insegnare Teologia sistematica nella loro università?

Pensano che sia una grande teologa e che tutti, nonostante la censura, debbano continuare ad accostarsi ai suoi testi. Scrive James Martin su “America”, la prestigiosa rivista newyorchese dei gesuiti, di aver “raccomandato” i libri della Johnson “a decine di amici, parrocchiani e direttori spirituali”. Perché lei “è una teologa eccezionale”.

La vicenda che riguarda Norma Jean Coon è diversa. Ma il clamore che ha suscitato è simile. Leader dell’organizzazione Roman Catholic Womenpriests che lotta per l’ordinazione sacerdotale delle donne, sposata da 47 anni e madre di cinque figli, nel 2007 venne ordinata e per questo incappò nella scomunica “latae sententiae”. In questi quattro anni ha continuato a studiare teologia. Fino a scoprire, è la sua ammissione, di aver sbagliato. Tanto da riconoscere, col plauso del Vaticano che le ha tolto la scomunica, “l’autorità del Papa nelle questioni relative all’ordinazione” e il fatto che “Cristo ha fondato l’ordinazione solo per gli uomini”.