Dopo il Tribunale di Venezia anche i giudici trentini considerano «rilevante e non manifestamente infondata» la questione delle «nozze» tra omosessuali
Tratto da Avvenire del 6 agosto 2009

Nuovo pesante attacco alla centralità della famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna.

Dopo il tribunale di Venezia, infatti anche la Corte d’appello di Trento si è rivolta  alla Corte Costituzionale in merito ai matrimoni tra omosessuali. Protagonisti della vicenda, due coppie gay di Trento (una composta da due donne, l’altra da due uomini) che «si erano viste negare dal Comune di Trento le pubblicazioni matrimoniali e per questo avevano fatto ricorso al Tribunale», ha spiegato Sergio Rovasio, segretario dell’associazione radicale Certi Diritti. Il Giudice di primo grado aveva dato alle due coppie un parere negativo e per questo l’avvocato Alexander Schuster aveva presentato ricorso, il 9 luglio scorso, davanti alla Corte d’Appello di Trento. «La memoria difensiva – ha spiegato Rovasio – era incentrata sul fatto che il matrimonio civile deve essere un diritto garantito a tutti i cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale». La Corte d’appello, il 2 agosto scorso, ha dunque inviato gli atti alla Corte Costituzionale. Nella loro ordinanza, i giudici trentini affermano sorprendentemente che «si tratta di questione rilevante e non manifestamente infondata. Non vi è dubbio infatti che rispetto all’epoca in cui sono state incardinate le norme disciplinanti il matrimonio si è verificata un’inarrestabile trasformazione della società e dei costumi che ha portato al superamento del monopolio del modello di famiglia tradizionale – sono parole dei magistrati – ed al contestuale sorgere di forme diverse di convivenza che chiedono di essere tutelate e disciplinate». Il 3 aprile scorso un’analoga decisione.

Una coppia omosessuale veneziana si era vista negare le pubblicazioni di matrimonio dall’ufficiale di stato civile e aveva fatto ricorso. E il Tribunale di Venezia aveva deciso di sollevare, davanti alla Consulta, la questione di legittimità degli articoli del codice civile che non consentono le nozze tra omosessuali. Una decisione, quella di Trento, che arriva nello stesso giorno in cui i lavoratori del portale della comunità gay “www.gay.it” hanno trovato i muri della loro sede imbrattate da minacce («Gli uffici bruceranno e voi morirete tutti oggi»), svastiche e insulti vergati con vernice spray. L’episodio è avvenuto ieri mattina a Ospitaletto, nella zona artigianale di Pisa. «Ho il timore, spero infondato – ha dichiarato Daniele Nardini, uno dei responsabili del sito internet – che questo atto sia da ricollegarsi con l’annuncio dei festeggiamenti che faremo a Torre del Lago, venerdì prossimo». Il portale www.gay.it registra mensilmente, in media, 700 mila contatti e nella sede di Ospedaletto lavorano circa 15 persone. Sulla vicenda indaga la Digos.