Al lavoro migliaia volontari • Lo scorso anno, cresciuti numero e impegni dei Centri di aiuto alla vita rispetto al 2007 • Prima difficoltà restano i problemi economici Scarsa collaborazione dai consultori pubblici
di Antonella Mariani
Tratto da Avvenire del 14 aprile 2009

Oltre 14mila bambini sottratti all’aborto in un solo anno, 4mila volontari nella trincea della vita e un numero quasi doppio di sostenitori. Sono questi i «numeri» dei Centri di aiuto alla vita riferiti al 2008, appena elaborati e registrati in un dossier che uscirà nei prossimi giorni sul mensile «Sì alla vita». I numeri possono essere tutto e niente, ma in questo caso sono volti di bambini, di donne alle prese con gravidanze difficili, di persone che gratuitamente mettono a disposizione tempo e passione per difendere la vita nascente. E ogni anno moltiplicano le loro energie, tanto che nel 2008 c’è stato un ulteriore aumento di attività. I Cav a tutt’oggi sono 315, ben 13 in più rispetto al 2007, e il totale dei bambini sottratti all’aborto grazie a un ascolto paziente e a un aiuto concreto alle loro mamme sono stati 14mila, 2mila in più dell’anno precedente. Calcolatrice alla mano, significa che ogni sportello di aiuto alla vita (negli ospedali, nei consultori privati e in qualche caso anche pubblico) ha aiutato a far nascere 46 piccoli, quasi uno per ogni settimana dell’anno. E se nel 2007 erano state assistite 45mila donne, nel 2008 questo numero è arrivato a 50mila. Per comprendere la mole di lavoro affrontata dagli operatori, basta ricordare che ogni donna assistita si presenta almeno 10 volte al Centro; le prestazioni, dunque, estese anche a donne non in gravidanza, sono state decine di migliaia. Tra le più frequenti vi sono aiuti in denaro o in natura, ad esempio forniture di pannolini e latte in polvere, assistenza psicologica e morale, sociale e medica. La donna che si rivolge a un Cav è sposata (56 per cento, ma la percentuale sta calando «a vantaggio» delle nubili), dai 25 ai 34 anni (54 per cento), è casalinga (38 per cento) oppure disoccupata (32 per cento). A dispetto della legge 194, che chiede agli enti pubblici di aiutare la puerpera a superare i problemi economici che ostacolano la gravidanza, nei Cav quasi 5 donne su 10 dichiarano che è proprio la scarsità di denaro a pregiudicare la nascita del figlio, numero che sale a 7 su 10 se si somma la mancanza di un tetto e di lavoro. Le donne non sposate riferiscono anche di problemi legati alla studio, all’ostilità della famiglia o al rifiuto del compagno a diventare padre, mentre le sposate più spesso segnalano difficoltà legate a malattie del feto o al numero dei figli già nati.

Ancora troppo poche, secondo il Movimento per la vita, le gestanti che arrivano al Cav su indicazione di un consultorio pubblico: appena il 6 per cento.

Poche di più (8%) quelle che bussano alla porta avendo già in mano il certificato per abortire; in questi casi, 8 su 10 lo stracciano.

Tra le donne che non hanno il documento in mano ma arrivano con l’idea di abortire, ben il 74 per cento rinuncia all’idea. Un risultato che da solo vale tutto l’impegno profuso e che conferma che l’azione dei Cav va nella direzione della prevenzione dell’aborto, cosa prevista dalla legge 194 ma rimasta disattesa nei fatti.

Straniere-boom: sono l’80%
Novantanove nazionalità, al 43 per cento africane In testa il Marocco: 19%

Sempre più multietnici gli uffici dei Centri di aiuto alla vita. Le straniere sono infatti in continua crescita tra le donne che si recano in cerca di sostegno in uno dei 315 Cav sparsi nella Penisola.

Nell’analisi dei dati pervenuti alla segreteria scientifica di Padova, emerge che la media delle gestanti che si sono recate in un Cav sono 70, mentre altre 92 hanno ricevuto assistenza per altri motivi. I 172 centri che hanno mandato dati hanno quindi assistito quasi 28mila donne; facendo una proporzione con il valore medio sul totale dei Cav si supera la ragguardevole cifra di 50mila donne assistite. Di queste, ormai ben l’ 80 per cento è rappresentata da straniere.

Si tratta di un dato in netto aumento: se nel 1990 la quota di cittadine non italiane era del 16 per cento del totale delle donne assistite, già nel 1996 era giunta alla parità (49 per cento) e lo scorso anno ha toccato l’ 80 per cento del totale. Passa quasi tutto il mondo nei Cav dello Stivale: sono stati ben 99 i Paesi rappresentati, appartenenti a quasi tutti i continenti.

Nello specifico, il 43% delle donne proveniva dall’Africa, il 23% dal Sud- Centro America, il 19% dall’Europa e l’ 11% dall’Asia. Come singola nazionalità, nettamente in testa il Marocco (19% del totale delle straniere), che precede Ecuador (9%), Perù e Romania (8%), Nigeria (7%).