Con l’imprimatur di Bertone, Civiltà Cattolica stronca il saggio dello scrittore
di Andrea Bevilacqua
Tratto da Italia Oggi il 27 febbraio 2010

La Civiltà Cattolica, la storica rivista dei gesuiti, non pubblica nulla senza il «permesso» della segreteria di stato vaticana guidata oggi dal cardinale Tarcisio Bertone. È per questo motivo che la stroncatura che padre Giovanni Cucci ha fatto sull’ultimo numero della rivista al saggio «La vita autentica» di Vito Mancuso brucia parecchio nella mente e nel cuore del teologo milanese. Già un paio di anni fa, tra l’altro, i gesuiti avevano criticato aspramente Mancuso per il suo «L’anima e il suo destino». E la critica di questi giorni suona come una conferma: per il Vaticano, e in particolar modo per la segreteria di stato, Mancuso non può presentarsi come «teologo cristiano».

Una volta i teologi mal visti venivano radiati tramite un apposita sentenza della Congregazione per la dottrina della fede. Oggi è ancora così. Ma spesso il Vaticano lascia che il primo affondo nei confronti di teologi poco graditi venga effettuato dai gesuiti. È come un avvertimento prima del colpo finale.

Mancuso, ovviamente, non ci sta. Tanto che giusto ieri su Repubblica ha voluto reagire in grande stile con un articolo di due pagine intitolato «Se la vita è senza fede. La mia risposta a Civiltà Cattolica». Qui Mancuso attacca il Vaticano senza mezzi termini: le bozze della Civiltà Cattolica, «come è noto», scrive «passano il vaglio della segreteria di stato vaticana: l’obiettivo, a mio avviso, consiste nel mostrare ai cattolici che a me non è concesso presentarsi come teologo cristiano. È questo il vero disegno della Civiltà Cattolica, e forse di qualcun altro dietro di essa». Si tratta di accuse fin troppo esplicite: è direttamente nelle alte sfere vaticane che Mancuso non va giù, una pillola che non si riesce e non si vuole digerire.

La critica dei gesuiti verso Mancuso è da due anni la medesima: la teologia di Mancuso è ambigua ed  equivoca, «per non dire contraddittoria», perché «in fin dei conti» per Mancuso per una vita autentica credere in Dio non è necessario. Scrive Mancuso: «Un uomo nell’intimo della sua coscienza può escludere esplicitamente ogni riferimento al divino e al contempo vivere nel modo più autentico, cioè serbando il bene, al giustizia, la ricerca della verità, la bellezza_». Un discorso, questo di Mancuso, in fin dei conti legittimo ma, si domanda padre Cucci, «per Mancuso, Dio è necessario o no ai fini del discorso sull’autenticità? Le risposte che giungono dal libro non consentono di stabilirlo, poiché si afferma in una pagina quanto viene negato alla pagina successiva».

La verità è che per il Vaticano la teologia di Mancuso è poindaco chiara, ambigua (forse banale)? E per questo non va bene. A Mancuso questa diminutio del proprio pensiero non va giù. Di qui la sua reazione che arriva addirittura a dire: piuttosto che a me si pensi «a uno dei tanti prelati incriminati per pedofilia e vedrà che in un istante gli si chiariscono le idee».