di Lucetta Scaraffia
Tratto da Il Riformista del 15 settembre 2010

Il Papa sta per partire per il suo viaggio in Inghilterra dove, in quello che ormai sembra essere diventato un rito obbligatorio in tutti i suoi spostamenti, incontrerà le vittime di abusi sessuali a opera di membri del clero.

Questo incontro infatti sembra ormai un passaggio obbligato: nel paese che lo ospiterà pare che i media finora non parlino molto della figura di Newman, di cui sarà riconosciuta la santità, e che pure è una delle figure più intriganti del pensiero religioso inglese dell’età contemporanea, ma piuttosto di scandali sessuali.

È il sesso l’ossessione dei critici di Benedetto XVI, i quali da una parte gli rimproverano la chiusura verso la libertà sessuale – gay compresi – e dall’altra gli addebitano i casi di abuso perpetrati in strutture cattoliche. Questo atteggiamento è senza dubbio rivelatore di un certo nervosismo sul tema: al pacato ma fermo atteggiamento del Papa sulla morale sessuale, i critici britannici hanno da contrapporre solo una società disintegrata.

Nel Regno Unito, infatti, la profonda crisi della famiglia, unita alla più sfrenata libertà, ha prodotto una gioventù violenta e incapace di perseguire un obiettivo, dove salgono vertiginosamente gli aborti delle adolescenti, mentre altrettanto vertiginosamente scende l’età della prima esperienza sessuale. Con gravidanze persino a 12 o 13 anni, e bande di giovanissimi – ragazzine comprese – che si scontrano con tale violenza da provocare dei morti. In queste condizioni, difendere la libertà sessuale come condizione di perfetta felicità e garanzia di una società meno conflittuale è molto difficile, e quindi si spiega tanto nervosismo.

Ma sul “Daily Mail” del 13 settembre Peter Hitchens ha sollevato il velo su una contraddizione ancora più lacerante: quella fra la denuncia del lassismo della Chiesa nei confronti dei casi di abusi e la tendenza ad ampliare continuamente la sfera del consentito in campo sessuale, fino ad accettare quegli stessi atteggiamenti pedofili così severamente rimproverati al clero. Lo scrittore non sottovaluta il peso delle accuse: oggi – scrive – «a causa dell’abuso di bambini da parte di alcuni sacerdoti e dei deboli sforzi compiuti dalla Chiesa romana per punirli, tutto ciò è cambiato. Adesso è di nuovo rispettabile essere anticattolici».

Da non cattolico ha però approfondito alcune delle principali accuse mosse contro Benedetto XVI dai suoi detrattori e ha scoperto che molte di loro sono semplicemente non vere, mentre altre sono state «distorte con crudeltà». Per di più, Peter Tatchell, che svolge un ruolo fondamentale nella campagna “Protest the Pope” utilizzando il tema della pedofilia, il 26 giugno 1977 «scrisse una lettera sorprendente al quotidiano “The Guardian”, nella quale difendeva un libro accademico sull’“amore bambino”, da quello che egli vedeva come un tentativo di censura».

L’attuale critico del Papa sottolineava «che gli argomenti del libro non erano scioccanti, ma “coraggiosi”. Egli trovava infatti positivo che il libro documentasse “esempi di società nelle quali il sesso fra generazioni diverse è consentito come una cosa normale”, come una tribù della Nuova Guinea, in cui “tutti i ragazzi hanno rapporti sessuali con guerrieri più anziani come parte della loro iniziazione alla virilità” e pare divengano “mariti e padri felici e ben inseriti nella società”».

E aggiungeva: «La natura positiva di alcuni rapporti sessuali fra adulti e bambini non è limitata alle culture non occidentali. Diversi miei amici, omosessuali, eterosessuali, uomini e donne, hanno fatto sesso con adulti in un’età compresa fra i nove e i tredici anni. Nessuno di loro si è mai sentito abusato. Tutti la considerano una loro libera scelta, che li ha riempiti di gioia».

Si tratta certo di frasi traumatizzanti, ma almeno Tatchell «è abbastanza onesto da discutere apertamente della direzione verso cui la rivoluzione sessuale sta puntando». Non c’è da stupirsi allora che – conclude Hitchens – «quando uno dei pochi uomini del pianeta che reclama con forza, coerenza e ragione un criterio assoluto di bontà, arriva in questo Paese, viene insultato in nome dell’opinione più voga in quel momento». In barba a ogni coerenza e a ogni buon senso.