di Domenico Bonvegna

E siamo alla terza puntata con la lettura del libro di Antonello Caporale, Impuniti edito da Baldini Castoldi.

Precedentemente concludevo, su quei dirigenti burocrati che hanno ottenuto un buon ritiro, sono quei dirigenti che andati in pensione, vengono richiamati e ben ricompensati per le prestazioni e per la loro comprovata esperienza. Addirittura questi pensionati di ritorno gli viene concessa la doppia indennità, anzi la tripla. Caporale fa riferimento alla regione Sicilia. I capi di gabinetto scelti fra gli alti burocrati in quiescenza, infatti, hanno finito per percepire, oltre all’assegno di pensione, non solo l’indennità di funzione (fino a 50 mila euro annui) ma anche lo stipendio tabellare (circa 35 mila euro) del dirigente regionale. Come se fossero ancora in servizio. Tra i nomi illustri che hanno poi ritrovato una buona sistemazione dopo una bocciatura alle elezioni il libro ricorda l’ex assessore regionale Fabio Granata, ma anche Nicolò Nicolosi, Savino Barbagallo, Gianfranco Zanna.

Del resto, in un’isola che vanta 11 mila eletti (nei Comuni, nelle province, nelle circoscrizioni) che devono garantire il proprio consenso, di fronte all’enorme spreco di denaro si fa spallucce, scrive Caporale, soprattutto quando bisogna aiutare i propri amici. In questa catena di trasmissione, si occupano perfino i posti riservati alle “categorie protette”, i disabili. E’ successo al Crias, l’istituto siciliano che si occupa di credito alle imprese artigiane. Inoltre, capita che l’ente di sviluppo agricolo, un ente inutile, quindi mangiasoldi, bruci 35 milioni di euro l’anno. Parte dei quali se ne vanno per sostenere la cosiddetta meccanizzazione agricola, affidata a 576 trattoristi che, piccolo particolare, hanno a disposizione appena 23 trattori, 12 dei quali non adeguati alle norme di sicurezza sul lavoro.

Ma lo spreco non ha colore né confini. Nord e Sud, rossi e neri, centrosinistra e centrodestra. Si scopre che la politica non riesce a sviluppare anticorpi, ad allontanare da se stessa i clientes, le brutte abitudini, i soldi elargiti agli amici. Persino a Bolzano, c’è il balletto delle consulenze, “Venerdì” il magazine di Repubblica ha reso pubbliche le cifre notevoli alla Provincia di Bolzano nel 2004 contava 12. 190 consulenti, costati quasi 87 milioni di euro. Nel 2006 erano arrivati a 14. 722 con 104 milioni di euro. Bolzano in fatto di consulenze, è la Provincia più spendacciona d’Italia se la cifra si rapporta al numero di abitanti e alla consistenza del bilancio.

E’ la regola si spende dove ci sono i soldi. E se al Sud in questi anni ci sono state spese altissime, il motivo? Perchè è stato destinatario di risorse straordinarie, fondi europei indirizzati alle infrastrutture, ai servizi, alla cultura.

Anche se per Caporale occorre fare una distinzione, gli sprechi ci sono al Nord e al Sud. Soltanto che al Nord l’amministrazione pubblica è più puntuale e responsabile.

A proposito del Nord, a pagina 145 il libro si occupa della piccola Valle d’Aosta, considerata come l’ultima Repubblica Socialista d’Europa, dove l’ Union Valdotaine fa da mamma e da papà. Il partito autonomista fa come quei genitori pieni di soldi che permettono al bambino di studiare, di andare a scuola, frequentare l’università, fare sport: sport come vuoi, finché vuoi. Però, soldi dopo soldi, il bambino si intontisce anche un pochettino: i finanziamenti a pioggia, la generosa contribuzione per ogni impegno nella vita civile, toglie vitalità, fa sentire tutti un po’ addormentati, un po’ pigri. Si dice: tanto paga lo Stato.

L’Italia è il Paese delle emergenze infinite. Solo per gli stipendi straordinari occupati da impiegati straordinari delegati unicamente per la raccolta (straordinaria) dei rifiuti, sono volati via 378 milioni di euro. Soltanto in Campania, e soltanto per le telefonate (straordinarie) degli uffici (straordinari) in cinque anni ha speso in bollette 725 mila euro. Bruciati. Miliardi spesi per le calamità naturali e poi il conto per gli incendi, ogni ora di volo di elicottero col secchiello costa tra i 600 euro, il velivolo più piccolo, e i 6000 per quelli mastodontici. Per gestire la flotta aerea della Protezione civile, i famosi Canadair, sono stati impegnati lo scorso anno 130 milioni di euro. Dopo il fuoco o l’acqua, la siccità, c’è il terremoto e qui cominciano a saltare fuori i commissari straordinari. Quanti sono, c’è una preziosa relazione della Corte dei Conti, naturalmente i dati sono fermi al 2007. C’è un commissario per ogni emergenza, in trent’anni sono stati spesi 70 milioni di euro tra calamità naturali ed emergenze di varia natura.

A questo punto il libro tratta quello che è successo per il terremoto nel Molise del 31 ottobre del 2002, tutti ricordano la scuola elementare di S. Giuliano di Puglia. Le varie storie di trent’anni di terremoto non sono servite, si ripetono gli sprechi e gli sperperi di sempre. Attraverso il terremoto si impianta una spesa pazza inventando le più assurde iniziative “culturali”: 100 mila euro per lo studio della patata turchese di pesca, 750 mila euro per il museo della guerra, etc. In 16 mesi si sono spesi in Molise 93. 470 euro per opere che nulla hanno a che fare con il terremoto. Anche se nel recente terremoto in Abruzzo il governo Berlusconi ha condotto la ricostruzione con metodi straordinariamente diversi rispetto ai precedenti sismi, in poco tempo è riuscito grazie a Bertolaso a dare una sistemazione a molta gente colpita dal tragico evento naturale.

E poi c’è l’industria dei rifiuti, la monnezza è oro, un fatturato di 8 miliardi di euro, scrive Caporale. Dal 1997 al 2007, Roberto Barbieri si è speso 780 milioni di euro l’anno, solo per la spesa corrente. Caporale racconta episodi da portare a Striscia la notizia, come quei dipendenti che giocano alla zecchinetta, dipendenti che avrebbero dovuto lavorare per la raccolta differenziata, circa 2316, se lavorano in 200 è un miracolo. C’è addirittura una impiegata, addetta ai mandati di pagamenti, i carabinieri scoprono che si era aumentata lo stipendio, aggiungendo uno zero. Da 1500 a 15. 000 euro al mese, con tredicesime e quattordicesime fino a raggiungere cifre iperboliche. La solerte impiegata andava al lavoro con una Mercedes super lussuosa.

E poi c’è Catania con il sindaco Scapagnini che cerca di mettere in vendita il patrimonio artistico della città, del resto il debito con le banche era troppo alto: 700 milioni di euro. La gestione allegra dei Comuni siciliani è stata denunciata anche dalla Corte dei Conti: un ente locale su tre, nell’isola, nel 2006 non ha rispettato il patto di stabilità. Spendendo più di quanto ha incassato e facendo quindi ricorso al debito fuori bilancio. A questo punto scopro che il Comune più indebitato d’Italia si trova in provincia di Messina, Gallodoro, non lo sapevo pur abitando a pochi chilometri di distanza, son dovuto venire a Milano per scoprirlo. Sulla stampa locale non ha mai visto nessun riferimento, l’ennesima prova della sua insignificanza. Sui 401 abitanti grava una pesante eredità, 16. 645 euro di debito pro-capite. E’ proprio un record. Tutta colpa di una strada che avrebbe dovuto collegare il piccolo centro collinare a Letojanni, finanziata alla fine degli anni 80 con una cifra astronomica, 18 miliardi 550 milioni.

Nella faccenda Gallodoro a subire le conseguenze del max-deficit, ci hanno lasciato le penne pure i dipendenti comunali che sono rimasti senza lavoro, tra i “licenziati”c’è pure Carmelo Briguglio, deputato nazionale di An (ora Pdl). Non continuo è un argomento che ciascun lettore (sicuramente della riviera jonica) potrebbe approfondire, un piccolo sforzo cittadini siciliani un po’ pigri.

Il mio viaggio si conclude, penso però che chiunque sia chiamato a fare risparmi non può fare a meno di conoscere tutte queste cose descritte nel libro di Caporale e di conseguenza fare i tagli giusti nella spesa pubblica anche perché adesso dopo tanti anni di miliardi bruciati non possono essere chiamati a tirare la cinghia sempre i soliti (cioè io) e non accetto sentirmi dire che ho vissuto al di sopra delle mie possibilità, io che ho lavorato per 35 anni, sforzandomi di fare sempre il mio dovere con sacrifici e privandomi di molte cose; per quel che vale la mia affermazione, e spero di non essere annoverato tra i qualunquisti, io a questa macelleria (in particolare mi riferisco agli innalzamenti delle pensioni) non ci sto.