La violenza persevera nella Repubblica democratica del Congo, con più di 150 persone rimaste uccise solo nell’ultima settimana di combattimenti tra le truppe governative e alcuni gruppi armati nella provincia dell’Equateur. Radio Okapi, una radio sostenuta dalle Nazioni Unite, ha parlato di 157 ribelli e un militare congolese che hanno trovato la morte nei dintorni della cittadina di Inyele, nel nord ovest del Paese, dove lo scorso ottobre sono iniziati gli scontri. «Le informazioni arrivateci dalle forze di pace – ha dichiarato Jean-Paul Dietrich, portavoce militare della Missione Onu in Congo (Monuc) – indicano che ci sono stati pesanti combattimenti tra le forze governative (Fardc) ed elementi armati. Molti soldati delle Fardc sono stati uccisi o feriti», ha concluso Dietrich aggiungendo che i militari congolesi hanno preso il controllo di Inyele.

La scorsa settimana l’Onu ha annunciato di aver ridotto l’estensione della missione Monuc da un anno a soli cinque mesi, durante i quali le forze di pace avranno il compito di coordinare con Kinshasa un addestramento dei militari congolesi prima che l’Onu lasci il Paese definitivamente. A volere la riduzione della missione è stato soprattutto il presidente Joseph Kabila, che ha espresso il desiderio di vedere la Monuc lasciare il Paese entro la fine di giugno, poco prima dell’anniversario per l’indipendenza.

La Monuc, la più grande missione di pace delle Nazioni Unite, è in Congo dal 2001, e più volte è stata messa sotto accusa per non essere riuscita a fermare la violenza dei ribelli, ma anzi, di aver supportato gruppi di militari governativi colpevoli di aver massacrato sessanta civili e saccheggiato interi villaggi. Gruppi e attivisti per i diritti umani hanno spesso richiamato l’attenzione della comunità internazionale riguardo al comportamento della Monuc in varie zone del Paese. Stando a queste denunce, l’appoggio della missione di pace all’esercito congolese è stato sproporzionato se messo a confronto con le atrocità commesse tra i civili da alcune unità militari durante l’offensiva contro i ribelli.

Inoltre, alcuni caschi blu provenienti da India e Pakistan si sono resi protagonisti di traffici di oro e di altri preziosi minerali di cui è ricco il Congo. I diplomatici dell’Onu hanno comunque sempre affermato che la situazione nel Paese è andata migliorando, e che la presenza della Monuc è stata necessaria per mantenere la pace e organizzare l’esercito locale. La risoluzione Onu, approvata all’unanimità il 23 dicembre dai quindici membri del Consiglio di sicurezza, ha chiesto al segretario generale Ban Ki-moon di proporre una «revisione strategica della situazione» entro l’1 di aprile, per permettere a un comitato di decidere il futuro della missione.

Oggi, intanto, inizia una visita di una settimana dell’inviato della Farnesina, Margherita Boniver: si recherà prima a Kinshasa, dove incontrerà esponenti del governo e responsabili delle agenzie internazionali, e poi a Goma, nel Kivu.

di Matteo Fraschini Koffi da Avvenire