All’Udienza Generale Benedetto XVI spiega il significato della preghiera nella vita di Cristo

di Antonio Gaspari

CITTA’ DEL VATICANO, mercoledì, 30 novembre (ZENIT.org).- Con il battesimo e la preghiera “Gesù, senza peccato, rende visibile la sua solidarietà con coloro che riconoscono i propri peccati, scelgono di pentirsi e di cambiare vita; fa comprendere che essere parte del popolo di Dio vuol dire entrare in un’ottica di novità di vita, di vita secondo Dio”.

Lo ha detto il Pontefice Benedetto XVI, nel corso dell’Udienza Generale svoltasi oggi, 30 novembre, nell’Aula Paolo VI in Vaticano.

Nell’ambito del ciclo di catechesi sulla preghiera iniziato lo scorso 4 maggio, il Santo Padre Benedetto XVI ha incentrato la meditazione sulla preghiera nella vita di Gesù.

Per il Papa la preghiera attraversa tutta la vita di Gesù “come un canale segreto che irriga l’esistenza, le relazioni, i gesti e che lo guida, con progressiva fermezza, al dono totale di sé, secondo il progetto di amore di Dio Padre”.

Il Pontefice si è chiesto perchè Gesù che non aveva peccati, si sottopone volontariamente al battesimo di penitenza e di conversione?, ed ha risposto che in questo gesto “Gesù anticipa la croce, dà inizio alla sua attività prendendo il posto dei peccatori, assumendo sulle sue spalle il peso della colpa dell’intera umanità, adempiendo la volontà del Padre”.

“Raccogliendosi in preghiera, – ha aggiunto – Gesù mostra l’intimo legame con il Padre che è nei Cieli, sperimenta la sua paternità, coglie la bellezza esigente del suo amore, e nel colloquio con il Padre riceve la conferma della sua missione”.

Bendetto XVI ha spiegato che “Nella narrazione evangelica, le ambientazioni della preghiera di Gesù si collocano sempre all’incrocio tra l’inserimento nella tradizione del suo popolo e la novità di una relazione personale unica con Dio”.

Per questo, ha auspicato che “anche nella nostra preghiera noi dobbiamo imparare, sempre di più, ad entrare in questa storia di salvezza di cui Gesù è il vertice, rinnovare davanti a Dio la nostra decisione personale di aprirci alla sua volontà, chiedere a Lui la forza di conformare la nostra volontà alla sua, in tutta la nostra vita, in obbedienza al suo progetto di amore per noi”.

Il Papa ha quindi posto una serie di domande: Guardando alla preghiera di Gesù, deve sorgere in noi una domanda: come prego io? come preghiamo noi? Quale tempo dedico al rapporto con Dio? Si fa oggi una sufficiente educazione e formazione alla preghiera? E chi può esserne maestro? Nell’Esortazione apostolica Verbum Domini ho parlato dell’importanza della lettura orante della Sacra Scrittura.

Ed ha indicato le risposte affermando che “nell’amicizia profonda con Gesù e vivendo in Lui e con Lui la relazione filiale con il Padre, attraverso la nostra preghiera fedele e costante, possiamo aprire finestre verso il Cielo di Dio”.

“Anzi, – ha sottolineato – nel percorrere la via della preghiera, senza riguardo umano, possiamo aiutare altri a percorrerla: anche per la preghiera cristiana è vero che, camminando, si aprono cammini”.

Il Santo Padre ha concluso l’udienza invitando tutti ad un rapporto con Dio intenso, ad “una preghiera che non sia saltuaria, ma costante, piena di fiducia, capace di illuminare la nostra vita, come ci insegna Gesù. E chiediamo a Lui di poter comunicare alle persone che ci stanno vicino, a coloro che incontriamo sulla nostra strada, la gioia dell’incontro con il Signore, luce per la nostra l’esistenza”.