La Chiesa ed il Web tra rischi ed opportunità

di Antonio Gaspari

ROMA, mercoledì, 29 aprile 2009 (ZENIT.org).- In che modo la Chiesa può muoversi nel cyberspazio? Qual è la “logica del cristianesimo” nella cybercultura? Come fare del Web un mezzo di comunicazione sociale che rafforza la comunità? In che modo è possibile evitare la nevrosi e la solitudine da tastiera?

A queste ed altre domande prova a rispondere Vincenzo Girenti con il libro appena pubblicato “Chiesa e Web 2.0. Pericoli e opportunità in rete” (Editrice Effatà, pp. 96, 8,50 euro).

Vincenzo Grienti conosce bene sia il Web che le tecniche e la cultura di comunicazione sociale della Chiesa cattolica. Giornalista professionista, lavora presso l’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale Italiana, si occupa dell’ufficio stampa e dei contenuti del sito internet www.chiesacattolica.it.

Nel saggio di Grienti si prende atto che il web ha introdotto rivoluzionarie opportunità non solo in campo informativo e culturale, tanto che viene indicata come “la grande rete stradale della società globale”.

Grienti spiega come dalla navigazione online, attraverso i motori di ricerca e della posta elettronica (Web 1.0), siamo passati a un nuovo scenario multimediale (Web 2.0), con elevate opportunità di interazione legate allo sviluppo di social network come YouTube, Facebook ecc.

Con il Web 2.0, Internet è passato da una fase di diffusione popolare, avvenuta circa quindici anni fa, a quella attuale del moltiplicarsi di applicazioni e software che facilitano la socializzazione in rete.

Come rilevato nell’introduzione al libro da mons. Dario Edoardo Vigano, Preside dell’Istituto Redemptor Hominis della Pontifica Università Lateranense, la nuova frontiera del Web 2.0 offre alla Chiesa “un’occasione del tutto inedita, che non va persa: non solo da un punto di vista pastorale, non solo nella prospettiva dell’annuncio, ma proprio nella dimensione del fare comunità. Nella direzione cioè di un ripensamento della struttura delle nostre comunità”.

“Rispetto al modello top-down, ancora sovente seguito nella comunicazione delle realtà diocesane – ha aggiunto mons. Viganò – vi è infatti la possibilità, davvero, di fare rete, cioè d’interagire tra parrocchie, tra Diocesi, tra singole comunità. Condividendo ad esempio specifici contenuti o esperienze concrete”.

Secondo il Preside dell’Istituto Redemptor Hominis accanto alle grandi opportunità c’è però il serio rischio che “il web stia creando un circuito di solitudini di tastiera, di gente che s’illude sul fatto che per comunicare davvero basti usare il mouse, come dimostrano i sempre più frequenti casi di dipendenza e di nevrosi da Internet”.

Insomma non è tutto oro quel che luccica e il libro di Grienti avverte che i social network possono giocare nella perdita della dimensione della realtà e far incorrere nella solitudine del cittadino globale.

Cosciente dei rischi, mons. Viganò spiega che gli usi impropri legati alla Rete sono pericoli comunque associabili a tutti i mezzi di comunicazione, e comunque Internet si è rivelato un medium straordinario, “in grado di favorire il dialogo fra gli uomini, nelle diversità culturali, sociali e religiose”, in grado di ‘promuovere una cultura del rispetto, del dialogo, dell’amicizia’ come ha affermato Papa Benedetto XVI nel suo Messaggio per la 43ª Giornata Mondiale per le comunicazioni sociali.

L’introduzione di mons.Viganò conclude con le parole del Pontefice Benedetto XVI in cui si afferma che “è gratificante vedere l’emergere di nuove reti digitali che cercano di promuovere la solidarietà umana, la pace e la giustizia, i diritti umani e il rispetto per la vita e il bene della creazione”.

“Queste reti – continua il Papa – possono facilitare forme di cooperazione tra popoli di diversi contesti geografici e culturali, consentendo loro di approfondire la comune umanità e il senso di corresponsabilità per il bene di tutti”.