di Gianni Santamaria
Tratto da Avvenire del 6 novembre 2009

L’Aifa difende il suo operato e attacca il ‘ dissidente’ Ivo Colozzi, il cui parere contrario alla commercializzazione della pillola abortiva Ru486 – ha accusato ieri Sergio Pecorelli, presidente dell’organismo tecnico preposto al controllo dei farmaci in margine all’audizione di ieri in Senato – sarebbe stato formulato «in base a un parere personal- ideologico e non di tipo tecnico». Fermo restando, concede, che un tale comportamento «non si può censurare», perché «considera questo farmaco non accettabile per se stesso».

In sostanza, conclude Pecorelli, «non starei qui a stigmatizzare la questione, anche perché Colozzi non si è minimamente disgiunto dall’attenzione che abbiamo avuto per la tutela della salute della donna». L’interessato, assessore al Bilancio della Regione Lombardia e membro del Cda dell’Aifa, non ci sta e ribatte prontamente di «non poter assolutamente accettare la valutazione che il mio comportamento sia stato ideologico e pregiudiziale», ha dettato alle agenzia uscendo dalla Conferenza Stato- Regioni.

Poi prende atto della correttezza di Pecorelli, quando afferma che il contributo di Colozzi nella discussione è stato per «assumere una decisione più favorevole e utile alla donna». Ma il membro della giunta regionale lombarda non si accontenta e chiede formalmente al presidente Antonio Tomassini (Pdl) di essere audito anche lui dalla Commissione Sanità, la stessa che ieri ha ascoltato Pecorelli nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla sostanza abortiva, al fine di argomentare «in modo più completo» la propria posizione in merito. Il presidente dell’Aifa nel corso dell’audizione ha escluso «pressioni» esterne sul Cda. E ha sottolineato: «Riteniamo di aver agito all’interno delle disposizioni della legge 194 sull’aborto».

Poi ha annunciato i tempi tecnici con i quali la delibera sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, permettendo l’immissione in commercio della pillola abortiva. Ciò avverrà «entro novembre».

«Il foglio illustrativo non sarà modificato – spiega in proposito Pecorelli – però verrà inserita in fondo la cosiddetta ‘ blu box’, nella quale vengono scritte le condizioni relative alla legge 194 e sottolineate alcune specifiche della delibera, dal limite di utilizzo delle sette settimane al fatto che ci deve essere una somministrazione ospedaliera e che il percorso abortivo deve avvenire all’interno di una struttura sanitaria».

Non appena la ditta manderà il foglio completo, conclude, «la delibera il giorno dopo verrà mandata in Gazzetta». Che le obiezioni di chi riteneva l’indagine tutt’altro che rituale siano fondate, lo ammette indirettamente  lo stesso Pecorelli, quando ­ dopo aver affermato che i casi avversi sono tutti riconducibili a pratiche extra- ospedaliere – si sofferma sul limite di sette settimane. Esso è usato «in gran parte dei Paesi europei e anche dalla Svizzera» ed è stato determinato «in base al fatto che dalla settima alla nona settimana i dati, e la letteratura, hanno dimostrato che si verificano la maggior parte degli ‘ eventi avversi’ gravi, come emorragie gravi e infezioni, con addirittura casi di morte».

Le audizioni proseguiranno fino al 20 novembre, mentre la definizione delle conclusioni dell’indagine è attesa per il giorno 25. Il via libera all’unanimità all’iniziativa conoscitiva del Parlamento era arrivato dai gruppi presenti nell’ufficio di presidenza della commissione Sanità del Senato lo scorso 23 settembre. Relatori dell’indagine sono Raffaele Calabrò (Pdl) e Dorina Bianchi (Pd). Sia il presidente della Commissione Tomassini, sia uno dei più attivi propugnatori dell’indagine, il capogruppo Pdl Maurizio Gasparri, avevano più volte messo in evidenza che per il definitivo via libera alla commercializzazione della Ru486 sarebbe opportuno attendere le conclusioni dell’indagine.