Lunedì 13 luglio si terrà la festa della Santa persicetana, con la Messa presieduta alle 20. 30 dal cardinale Caffarra Un membro dei suoi «amici» ne riassume l’eredità, che ha dato copiosi frutti radicandosi nell’Eucaristia
di Fiorella Corticelli

Tratto da Avvenire

Ogni anno il 13 luglio mi reco a Le Budrie per partecipare all’Eucarestia,  in memoria della nascita al cielo di Santa Clelia, chiamata da tutti Madre Clelia, davanti all’Urna che ne racchiude le spoglie. La Messa, concelebrata all’aperto, nel prato dietro la chiesa parrocchiale, è il luogo dove migliaia di persone sono presenti assieme agli «Amici di Santa Clelia» che provengono da altre città. Viene spontanea la domanda: «perché tanta gente lascia la propria casa per partecipare alla celebrazione di questa giornata?». Il 13 luglio del 1870, Clelia prima di lasciare le compagne per unirsi definitivamente al suo Sposo Gesù, le rassicura dicendo che non le lascerà sole, ma sarà con loro ogni giorno e dal cielo le proteggerà sempre. Poi abbraccia tutte con lo sguardo e, con la testa poggiata sulla spalla di Orsola, chiude gli occhi e serenamente si avvia nel luogo della gioia eterna: erano le ore 18 di una giornata soleggiata e sicuramente afosa, come accade spesso in campagna. Le memorie dicono che il funerale fu un trionfo, per la partecipazione di molta gente che proveniva da tutti i paesi vicini, per onorare la fanciulla che consideravano Santa, e che anche in quell’occasione riuscì a trasformare il cuore e la vita di tante persone.

Copiose saranno state le lacrime versate, perché la separazione, per gli esseri umani è sempre dolorosa: anche Gesù pianse davanti alla tomba dell’amico Lazzaro. Non vedere più colei che era già chiamata Madre da tempo, non trovare più la persona che era la guida spirituale delle Sorelle, delle amiche, di tutti coloro che ricorrevano a lei per consigli e richieste di preghiere, era sicuramente motivo di tristezza e di sgomento. Eppure da quel piccolo seme interrato nel cimitero adiacente la chiesa, bagnato dalle lacrime e riscaldato dal sole di luglio, iniziò a crescere una pianta che nel tempo allargò i rami fino a raggiungere quasi tutti i continenti della terra. Il parroco don Gaetano Guidi a volte riferiva che quando era in chiesa sentiva la presenza di Madre Clelia vicino al Tabernacolo.

Infatti quando la fanciulla era ancora in vita gli confidava: «Vorrei essere sempre lì vicino al O Tabernacolo, anche dopo la mia morte». Ecco perché mi viene spontaneo dire che le radici del grande albero prendono forza e vigore dall’Eucaristia: dal Corpo donato e dal Sangue versato per la redenzione dell’umanità. Madre Clelia è presente anche oggi, con il suo carisma e con la sua piccolezza, Minima fra le Minime. Ancora canta con le sorelle e chi ha avuto la gioia di sentirla riferisce di aver provato nel cuore stupore, meraviglia ed una grande emozione. Da quel giorno, sono trascorsi tanti anni, ma in questa data a Le Budrie è sempre un trionfo, persone che vengono ancora dai paesi vicini, ma anche in gran numero da paesi e città lontane dove Madre Clelia ha esteso la sua fama di santità, protezione e intercessione. Un giorno, affacciandosi alla finestra della casa del Maestro, guardando un campo di erba medica Clelia disse alle sorelle: «Là sorgerà la nuova casa per voi….. Verrà un giorno che qui alle Budrie, per il Ritiro, accorrerà molta gente, carrozze e cavalli». La profezia si è avverata, non sono carrozze e cavalli, ma auto, corriere, biciclette che trasportano le persone per un incontro particolare con lei, per pregare sulla sua urna, per raccontare le proprie necessità spirituali e materiali, per raccomandare la famiglia, i figli, per chiedere aiuto o per ringraziare per le grazie ricevute per la sua intercessione. Personalmente mi preparo a questa celebrazione con la preghiera e con la rilettura di parte dei testi che narrano la sua vita, le sue gioie, le sue sofferenze, il suo grande amore per lo Sposo Gesù, la sua disponibilità ad aiutare tutti, la docilità alla volontà del Signore.

Queste sono le qualità che gli «Amici» in modo particolare chiedono come dono di grazia a questa piccola grande Santa. Il mio cuore la sente come Madre, sorella e amica alla quale affido la famiglia e le persone che chiedono a me di pregare per loro.

Santa Clelia, perché sei stata «annunciatrice del Vangelo…», «operaia della dottrina cristiana…», «catechista diligente e fedele…», «annunciatrice e maestra…», «indimenticabile e umile sorella» prega per noi.

(Dal libro del vescovo monsignor Ernesto Vecchi «Santa Clelia, l’icona riuscita»)