Non solo «la commemorazione di un passato glorioso»: l’ottavo centenario della fondazione delle Sorelle povere di santa Chiara, inaugurato dalla diciottenne «pianticella» di Francesco d’Assisi nella notte della Domenica delle Palme del 1211 (secondo alcuni del 1212) con la sua consacrazione nella chiesetta della Porziuncola, non è «una semplice rievocazione».

L’anniversario che si apre il 16 aprile (primi Vespri della Domenica delle Palme) per concludersi il prossimo anno nella festa di santa Chiara (11 agosto), quindi, rappresenta un’occasione preziosa per fare «memoria della storia di Dio con voi perpetuata nel tempo». Lo scrivono, in una Lettera rivolta alle Sorelle povere del secondo Ordine sparse in tutto il mondo, i ministri generali del primo Ordine e del Terz’Ordine regolare ( Tor): padre José Rodríguez Carballo (frati minori), padre Mauro Jöhri (cappuccini), padre Marco Tasca (conventuali) e padre Michael Higgins ( Tor). Nel documento i frati riassumono le coordinate cruciali della vita clariana: «In una società bombardata da immagini, dove l’individuo è spinto a cercare una continua rappresentazione di sé, voi siete state chiamate dallo Spirito a essere semplice segno della presenza di Dio».

Un’opzione per il Vangelo sine glossa, alla lettera, come voleva Francesco e come Chiara ribadì nella Regola, la prima scritta da una donna nella storia della Chiesa, in cui domandò esplicitamente «il privilegio della povertà». «Ogni fraternità diviene segno alternativo nei luoghi dell’opulenza e segno di speranza tra coloro che vivono nella precarietà, solo testimoniando la propria consegna e affidamento al Padre». Non una povertà «ideologica o intellettuale», sottolinea la Lettera, in cui i ministri generali esortano le clarisse a raccontare con uno stile di vita «sobrio, umile la vostra fede nella Provvidenza di Dio. Dimostrateci che non seguite le mode di oggi, che non siete in concorrenza con la mondanità, dove l’apparire, l’autocelebrazione, l’individualismo, l’autoreferenzialità pretendono di sbiadire il capolavoro di Dio».

Questa essenzialità è testimoniata dall’inculturazione di alcune comunità «che si conformano con i poveri», vivendo accanto a loro con il segno della stabilità nella clausura. E un’altra dimensione profetica per l’oggi è quella comunitaria: «A un mondo che vuole ridurre l’individuo a consumatore immerso nelle leggi del grande mercato, voi scommettete sulle relazioni autentiche». Inoltre «agli esempi diffusi di intolleranza, non rispetto, sospetto, sopraffazione, voi rispondete con l’esserci sempre l’una accanto all’altra e insieme, come fraternità, nel cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo, in dialogo con tutti coloro che bussano ai vostri monasteri». Numerose le celebrazioni in programma: stasera ad Assisi una veglia di preghiera inizierà alle 19 nella Cattedrale di san Rufino, dove verrà rievocata la consegna delle Palme alla santa; seguirà una processione, con una statio presso il Protomonastero di santa Chiara, fino alla Porziuncola, dove padre Carballo concluderà l’incontro.

Sempre il 16 aprile ad Alcamo ( Trapani), a partire dalle 19.30 un pellegrinaggio presieduto dal vescovo di Trapani, Francesco Miccichè, unirà nel percorso i due monasteri del Sacro Cuore e di Santa Chiara, entrambi fiorenti di vocazioni, con la partecipazione di parroci e fedeli della città insieme a quelli di Castellammare del Golfo e Calatafimi-Segesta. «…con Chiara dietro il Crocifisso risorto», il tema scelto per l’iniziativa, durante la quale il presule consegnerà la palma alle due abbadesse.

«Dei 53 monasteri fondati lungo i secoli nell’isola, oggi ne rimangono solo 10 e sono fiorenti di vocazioni», scrivono i vescovi siciliani nel Messaggio per la ricorrenza, aggiungendo: «Il messaggio che quotidianamente viene offerto dai monasteri, centri vivi di spiritualità e di preghiera, vere scuole di vita cristiana, si riconosce essenziale per i nostri giorni. In un mondo così intristito per la sete di guadagno e l’affanno nel possedere e del prevalere sugli altri, la povertà assicura la beatitudine e il possesso delle realtà essenziali».

Laura Badaracchi da Avvenire