Tratto dal sito ZENIT, Agenzia di notizie il 20 maggio 2011

Córdoba – Monsignor Demetrio Fernández, Vescovo di Córdoba (Spagna), ha scritto una lettera in occasione delle elezioni municipali che avranno luogo in Spagna il 22 maggio spiegando ciò che un cristiano chiede a un politico.

Il cristiano non si disinteressa delle elezioni, anzi, lo interessano vivamente, perché è cittadino di questo mondo con la prospettiva del cielo, osserva.

In primo luogo, esprimiamo ai politici la stima per il loro lavoro, afferma il Vescovo. La politica è un compito nobile, che si assume per costruire il bene comune.

Se si antepongono i propri interessi, personali o di partito, la politica si corrompe sottolinea. La quota di potere che si raggiunge con il sostegno dei propri elettori è per servire meglio la società e costruire un mondo più giusto e più umano.

Lavoro
Il momento concreto che viviamo ci porta ad auspicare il lavoro per tutti, scrive il presule, visto che Córdoba è la zona con il più alto tasso di disoccupazione di tutta la Spagna.

Il lavoro è l’ambito in cui una persona cresce e si proietta, in cui costruisce con i suoi simili un mondo migliore. Il lavoro dà dignità alla persona perché la rende corresponsabile.

Dal lavoro, aggiunge, deriva il salario, con cui una persona sostenta la propria famiglia. Il lavoro, quindi, non è un prodotto bruto, né deve essere misurato semplicemente in base ai suoi risultati economici. Il suo centro, infatti, è la persona.

Quando non c’è lavoro, la persona è in pericolo, avverte monsignor Fernández, chiedendo che gli sforzi migliori si orientino in questo senso per raggiungere una convivenza pacifica basata sulla giustizia.

Libertà religiosa
Un cristiano, prosegue monsignor Fernández, chiede ai politici di promuovere la libertà religiosa in uno Stato aconfessionale, in cui nessuna religione è quella ufficiale, ma si rispetta il diritto di ogni cittadino di vivere la propria fede e di esprimerla in modo individuale o comunitario.

La religione, osserva, non è un ostacolo alla cittadinanza, ma un fattore di convivenza e di progresso.

Per questo, chiede una laicità positiva, che riconosce e rispetta l’autonomia della società civile e incorpora il meglio della religione nella convivenza di tutti.

La Chiesa cattolica non è un parassita dichiara, ma uno dei principali benefattori della società in cui viviamo oggi. Far fronte alle necessità della Chiesa non è un privilegio o un retaggio del passato, è un diritto che hanno i battezzati, che non sono cittadini di seconda classe per la loro condizione di credenti.

Diritti
Noi cattolici nella società non siamo una minoranza etnica sempre molto rispettabile, ma rappresentiamo il 92% della popolazione spagnola attuale, prosegue il Vescovo.

Non vogliamo imporre niente a nessuno, ma chiediamo che vengano rispettati i nostri diritti.

L’attenzione al patrimonio storico dei nostri templi, che possono crollare se non verranno restaurati, il diritto dei genitori all’educazione cattolica dei propri figli e al rispetto delle proprie convinzioni nella scuola pubblica, il sostegno alle opere di beneficenza con anziani o poveri di ogni tipo sono altrettanti diritti, non privilegi, che i cristiani reclamano ai loro politici.

Famiglia e vita
Monsignor Fernández sottolinea poi la sfida di prima grandezza per quanti lavorano nella sfera pubblica rappresentata dalla promozione della natalità e dalla difesa della famiglia dal concepimento alla morte naturale.

In questo campo ci giochiamo il futuro della nostra società, avverte. I giovani non guardano al futuro con speranza perché diamo loro ‘panem et circenses’, ma perché offriamo loro valori più alti e lo stimolo a superarsi.

Sono capaci di molto di più, non sminuiamoli, esorta.

Un cristiano va alle urne dopo aver chiesto a Dio di illuminarlo, conclude il Vescovo di Córdoba. Il voto deve essere responsabile, perché col nostro voto contribuiamo al bene comune. In tutte le parrocchie si elevino preghiere per queste intenzioni, perché riguardano tutti noi.