Una ventitreenne è stata rapita dopo il parto dall`ufficio di pianificazione familiare

Non è una cronaca dal medioevo e nemmeno un film horror, ma una notizia risalente alla fine di agosto di quest’anno del Ventunesimo secolo, proveniente dalla Cina. L’ha resa nota la benemerita agenzia di notizie Asianews, che fa riferimento alla denuncia dell’associazione Chinese Human Rights Defenders. Una madre ventitreenne della provincia di Anhui, nell’est del Paese, a metà luglio, poche settimane dopo aver partorita la sua prima bambina, è stata rapita dal locale ufficio per la pianificazione familiare, che l’ha sterilizzata nell’ospedale di Shuangfeng dopo averla costretta a firmare il “consenso”. La madre della giovane donna, per averne denunciato la scomparsa, si è fatta a sua volta dieci giorni di galera, rea di “ostacolare il corso dei doveri ufficiali”. Oggi la donna sterilizzata a forza soffre di vertigini e di dolori al petto, e a fine agosto era ancora ricoverata. In Cina, in ossequio alle “quote” di nuovi nati assegnate ai singoli villaggi dalla legge sul figlio unico, si praticano aborti forzati anche al nono mese e si costringono donne e uomini alla sterilizzazione.
Inutile sperare che la comunità internazionale, intesa come agenzie dell’Onu o dell’Unione europea, riesca a trovare il coraggio almeno per stigmatizzare ufficialmente le spaventose leggi cinesi sul figlio unico e le loro delittuose conseguenze. Nel frattempo, semmai, esse rischiano di trovare adepti anche in occidente. In un programma radiofonico della Bbc, qualche giorno fa, il sociologo britannico David Marsland ha auspicato la sterilizzazione forzata dei “non idonei”, vale a dire di tossicodipendenti, alcolizzati e persone con problemi psichici. Almeno per cominciare.

Nicoletta Tiliacos da piuvoce.net