Sempre più giovani scelgono di convertirsi • Una studentessa: ho sperimentato molte tradizioni religiose, ma non trovavo quella pace che mi ha dato Gesù
di Stefano Andrini
Tratto da Avvenire del 26 agosto 2010

«Non sono cattolica, ma penso che ogni uomo deve fare i conti con il  significato della vita e che la risposta a questa domanda si tro­va solo in Dio. Un fatto che mi incuriosisce ed è per questo che sono qui a Rimini». Chi parla è una studentessa universitaria di Taiwan invitata al Meeting insieme ad altri compagni di studio per partecipare all’in­contro promosso in occasio­ne della traduzione de ‘Il senso religioso’ di don Luigi Giussani, da maggio distri­buito in tutte le edicole di Tai­pei e realizzata dalla Frater­nità sacerdotale San Carlo Borromeo in col­laborazione con Chen-Hsin Wang, docente di lingua tedesca alla Fu Jen Catholic Uni­versity. Che ha raccontato al popolo del Mee­ting una storia emblematica di come si può diventare cristiani in un’isola dove i cattoli­ci sono solo l’1%. «Prima ero buddista – di­ce – e in quella tradizione siamo stimolati a trovare la nostra natura originaria. D’altra parte il significato del mio nome significa cuore vero, ovvero quello che incontra l’a­more. Il cuore vero, dunque, è quello che ti fa incontrare Dio. Ma cercarlo non è facile». «A 33 anni – prosegue – avevo sperimenta­to molte tradizioni religiose ma continuavo a non trovare la pace». Alla fine il cuore ha scelto il cristianesimo. «Mi ha colpito l’invi­to di Gesù nella Messa. ‘Vi do la mia pace… ‘. È quel che voglio ed è per questo che mi so­no battezzata». Anche se il percorso è stato accidentato. «Gesù – prosegue la Wang – ha avuto pazienza con me. Dopo aver ricevuto il sacramento con il nome cristiano di Ilde­garda ho sentito la necessità di conoscere più a fondo chi ero diventata. Ho comincia­to ad indagare sulle esigenze originarie del cuore e sono andata in Germania per sa­perne di più della santa che mi aveva dato il nome nuovo». La Wang non rinnega la sua religione originaria. «Quello che cercavo nel buddismo l’ho trovato concretizzato nel cri­stianesimo. E al mio ritorno dalla Germania ho trovato nella mia isola tre preti di Comu­nione e Liberazione che mi sono sembrati al­trettanti Matteo Ricci del nostro tempo». La docente è un torrente in piena e spiega così come ha vissuto nella sua persona la rivolu­zione del Vangelo. «Ora Dio non è più lonta­no e Gesù è diventato un amico». E raccon­ta, ancora stupita, un’altra scoperta: «I preti che sono arrivati a Taipei hanno un rappor­to forte con la propria tradizione. Eppure non l’hanno sovrapposta al­la nostra. C’è stata una sorta di accoglienza reciproca». Ci­ Han Lu, consu­lente degli stu­denti nella me­desima univer­sità racconta il lavoro educati­vo svolto con gli universitari. In una situa­zione, dice molto difficile. «Nella loro edu­cazione è molto presente il confucianesimo. Una marea di esami e di divieti che impedi­scono ai ragazzi, al termine del percorso for­mativo, di porsi delle domande. Sono total­mente disinteressati alla realtà e incapaci di affrontarla in modo articolato». Una vera e propria emergenza educativa alla quale si aggiunge un altro elemento di criticità. «Fi­no a pochi anni fa Taiwan era poverissima. Oggi c’è un certo risveglio economico al qua­le non si accompagna però uno sviluppo spi­rituale». Come pulire, allora, le incrostazio­ni sullo specchio del cuore? Ci-Han Lu ha preso sul serio tre dimensioni della vita cri­stiana care a don Giussani: la cultura, la carità e la missio­ne. Applicandole ad un grup­po di studenti, in gran parte non cattolici. «Li spingo ad in­teressarsi alla realtà. Ho poi proposto ai miei studenti di lavorare con me per aiutare prima i bambini poveri delle montagne e poi quelli delle periferie degradate. Così pren­dono coscienza del valore del­la persona». Un progetto che ha già coin­volto duemila studenti e suscitato l’interes­se di governo ed imprese. Ed è ben sintetiz­zato dalla canzone proposta a sorpresa dal­la docente in lingua originale. «Non impor­ta – dice – se stai camminando in cima a u­na montagna o in una valle oscura. Se alzi la testa potrai vedere le cose che Dio ha pre­parato per te».