La “chiesa neodarwinista” e la sua assurda pretesa di sostituirsi alla religione sconfessate dal grande genetista Lewontin, l’ispiratore di Fodor e Piattelli-Palmarini, convinto che per capire l’uomo è meglio Tolstoj del Progetto Genoma
Tratto da Il Foglio dell’1 aprile 2010

Roma. “La sopravvivenza del più adatto è l’oppio della gente”, ripete Richard Lewontin nel suo gergo che ricorda la militanza a sinistra negli anni Sessanta. Non c’è nulla che causi più dolore alla scuola neodarwinista, oggi maggioritaria nella pubblicistica sull’evoluzione, delle parole del professor Lewontin, genetista di fama internazionale e luminare dell’Università di Harvard, dove i suoi corsi con Stephen Jay Gould sono rimasti leggendari. Il nome di Lewontin spicca nei ringraziamenti del libro “What Darwin got wrong” di Massimo Piattelli-Palmarini e Jerry Fodor. Il libro, che tra due settimane uscirà in Italia per le edizioni Feltrinelli, smonta il “neodarwinismo assunto come assioma”, questa micidiale ideologia che “non viene mai, letteralmente, messa in questione”. “Abbiamo dedicato entrambi energie e inchiostro per controbattere alcune delle più famose fra queste derive neodarwiniste, ma pensiamo che sia necessario estirpare l’albero dalle radici; dimostrare che la teoria di Darwin della selezione naturale ha delle falle fatali”.

Una dottrina caricaturale e antiscientifica
Hanno torto gli amici scienziati che hanno bacchettato i due autori “perché pensano che stiamo uccidendo un uomo morto”. Il neodarwinismo è potente come non mai, è uno dei più intoccabili mostri sacri della cultura contemporanea. Dopo la fine del marxismo, il neodarwinismo è assurto poi come il più poderoso vessillo antireligioso. Metterlo in discussione significa vedersi chiudere ogni porta in ambito accademico. Per capire come la critica più spietata al neodarwinismo sia cresciuta, oltre che in un ambito religioso, soprattutto nel cosiddetto “evoluzionismo revisionista”, occorre parlare con il professor Lewontin. La bestia nera della chiesa neodarwinista, a cominciare dal biologo ateista Richard Dawkins, è questo rinomato genetista di Harvard, agnostico ma non militante, nato a New York e famoso per la grande attività di divulgatore. Lewontin definisce senza tanti complimenti “caricaturale” il neodarwinismo, bersaglio prediletto anche di Fodor e Piattelli-Palmarini. Ed è sempre Lewontin che con un altro grande evoluzionista, Stephen Jay Gould (convinto, al contrario dei moderni ateisti d’assalto, che la “possibile supremazia di Dio sulla natura non possiamo commentarla in quanto scienziati”), ha chiamato “post panglossiani” i neodarwinisti. Coloro, cioè, che pretendono di spiegare con modelli caricaturali spacciati per scientifici qualsiasi evidenza osservativa. Ad esempio, perché abbiamo cinque dita? Ma perché sei sarebbero troppe e quattro troppo poche.

Lewontin è nemico di “un tipo di darwinismo volgare, caratteristico di fine Ottocento e riportato in auge negli ultimi dieci anni, che vede tutti gli aspetti della forma, della funzione e del comportamento di tutti gli organismi come foggiati fino all’ultimo dettaglio dalla selezione naturale”. A Massimo Piattelli-Palmarini, in occasione di un incontro a Venezia sulle teorie ultradarwiniste, Lewontin ha detto che “i neodarwinisti escogitano delle storie ingegnose e plausibili, ma non c’è alcun modo di controllare se esse corrispondono o meno alla verità. Non dico che siano false, dico solo che non sappiamo, né sapremo mai, se lo sono. Sono di scarso valore scientifico”.

A Lewontin, che sta scrivendo una recensione del libro di Fodor e Piattelli-Palmarini per la celebre New York Review of Books, chiediamo subito un commento sul libro. “Si tratta di un saggio molto importante che sarà del tutto ignorato dagli evoluzionisti. L’opera di Darwin è piena di ambiguità e di contraddizioni. Fodor e Piattelli-Palmarini sono corretti quando tracciano la crisi della dottrina evoluzionistica. La selezione naturale non è una nozione mistica, come tendono invece a definirla i neodarwinisti. Ci sono ormai troppe risposte che vanno sotto il nome di ‘selezione’, ma che non rispondono alle grandi domande. Sono risposte vuote. I cultori dell’evoluzionismo come Dennett e Dawkins hanno fatto dell’evoluzione una nozione astratta. Preferisco parlare di evoluzione con i miei amici biologi e chimici. Oggi sappiamo che ci fu una evoluzione, e questo è un fatto, ma non è lo stesso che dire ‘perché’ questa evoluzione abbia avuto luogo. La domanda deve essere posta sul ‘come’, mentre il ‘perché’ non appartiene alla scienza, ma alla religione. I neodarwinisti vogliono invece creare significato. Per questo non dobbiamo porre domande troppo grandi sull’evoluzione”.

Lewontin ha sempre riflettuto su questi temi nel corso degli anni. “Ho aperto la mia mente su queste domande. Ho realizzato che l’ambiente non è qualcosa di fisso e che non c’è una evoluzione verso l’adattamento. L’ambiente invece si costruisce. Per questo ho criticato il determinismo genetico. I geni non fanno un organismo, non puoi predire l’evoluzione di un organismo a partire dal Dna. Devi tenere conto anche dell’ambiente. C’è una costante interazione fra interno ed esterno. Il fatto che un organismo è il risultato di esterno e interno finisce con il modificare anche la comprensione dell’evoluzione. Il riduzionismo è invece semplicistico su queste materie. E’ un non senso. Il premio Nobel James Watson ad esempio non ha capito nulla sull’ambiente, ma pensa che siano i geni a determinare tutto. Ha persino detto che da una sequenza del Dna sarebbe in grado di ricondurre a un organismo. Nella stampa e nell’opinione pubblica questa è una idea del tutto dominante e maggioritaria. Così in medicina c’è la tentazione di ricondurre le malattie ai soli geni. Il progetto Genoma Umano a mio avviso è stata una completa perdita di tempo”. Secondo Lewontin, nessuno ha ancora mostrato come i tratti più interessanti della natura umana come la religiosità, il talento musicale, l’ambizione, la sete di celebrità, la sete di potere, il conformismo e simili, discendono da strutture cerebrali che a loro volta discendono dal programma genetico della nostra specie. “Per capire meglio la natura umana, preferisco leggere i libri di Tolstoj, piuttosto che i loro libri”. Piuttosto che gli abbecedari del neodarwinismo.