Copenaghen si risveglia con l’incubo del terrorismo. Parla Kurt Westergaard, il vignettista blasfemo

di Giulio Meotti da Il Foglio

Il giornalista americano Bruce Bawer ha definito l’attentato “i tre giorni del Condor della Danimarca”. Altri hanno evocato il precedente di Pim Fortuyn, il professore e politico olandese assassinato per le sue idee da un ambientalista con un colpo alla testa. Martedì sera il più noto critico danese dell’islam politico, lo storico direttore della International Free Press Society, Lars Hedegaard, è rimasto miracolosamente illeso dopo aver subìto un agguato da parte di un uomo che lo ha avvicinato vestito da postino e gli ha sparato mirando alla testa, mancando il bersaglio.

Una esecuzione in piena regola di fronte alla casa dell’intellettuale, che sorge in un quartiere borghese a ovest di Copenaghen. Agghiacciante la dinamica dell’attentato: la polizia, citata dalla tv danese, ha detto che l’attentatore ha premuto il grilletto esplodendo un colpo, andato a vuoto, dopo di che la pistola si sarebbe inceppata. Ci sarebbe stata quindi una colluttazione ma il terrorista è riuscito a dileguarsi.  “La pallottola mi ha sfiorato l’orecchio destro, poi ho dato un pugno sulla faccia a quel tizio, gli ho fatto cadere la pistola e lui è scappato”, ha detto Hedegaard alla televisione.
Ieri il primo ministro, Helle Thorning-Schmidt, socialdemocratica, ha condannato l’attentato: “Sarebbe ancora peggio se all’origine dell’attacco ci fosse un tentativo di impedire a Lars Hedegaard di usare la sua libertà di espressione”. Hedegaard guida un’associazione che critica l’islamizzazione dell’Europa e denuncia i rischi che questa comporta per le democrazie occidentali e le libertà dell’individuo. In questa veste ha trasformato il suo istituto in un importante appuntamento per giornalisti, intellettuali, politici. La Danimarca è da anni nel mirino degli estremisti islamici da quando, nel 2005, il giornale Jyllands-Posten pubblicò vignette satiriche contro Maometto. Nel gennaio 2010 un rifugiato somalo, Mohamed Geele, attentò alla vita del vignettista Kurt Westergaard con un’ascia e fu arrestato. Nel settembre dello stesso anno un ceceno in attesa di asilo politico fu anch’egli arrestato per aver tentato di inviare un pacco-bomba alla redazione dello stesso giornale “blasfemo”. 

Dell’attentato parliamo con il vignettista danese autore dell’unica caricatura di Maometto che gli islamisti non sono riusciti a dimenticare. Si tratta proprio di Kurt Westergaard, che dipinse il Profeta dell’islam con un turbante simile a una bomba con la miccia accesa. La Biblioteca reale danese, fondata nel XVII secolo da Federico III, di recente ha acquisito le caricature, così che la vignetta di Westergaard sarà custodita al fianco delle favole di Hans Christian Andersen e degli scritti filosofici di Soren Kierkegaard. Westergaard è il principe dei “bladettegner”, i vignettisti dei quotidiani. Ma a settantasette anni è costretto a vivere all’ombra del servizio segreto. Una volta lo hanno trasferito all’Hotel Radisson di Aarhus, ma dopo tre settimane ha dovuto abbandonarlo per i pericoli che la sua presenza poneva agli altri ospiti. La moglie ha lasciato il lavoro all’asilo.

“Casa mia è una fortezza”

Parlando al Foglio, Westergaard difende il suo lavoro, si schiera a favore della libertà di espressione e sostiene che l’occidente non dovrebbe farsi intimidire dal mondo islamico. “In un prossimo futuro saremo censurati da autorità islamiche in paesi fortemente antidemocratici?”, ci dice il vignettista, che aggiunge: “Siamo poi così lontani da questa prospettiva?”. Dal giorno dell’attentato fallito in casa, il famoso vignettista confida di vivere sotto la costante minaccia di attentati e che la sua casa è diventata una “fortezza”con un presidio di polizia che staziona a vista. “Non posso neanche andare a fare shopping o sedermi a bere un caffè all’aperto”, aggiunge il disegnatore. In Pakistan è stata messa dai talebani una taglia sulla sua testa (un milione di dollari). “Chiunque insulti il Profeta merita di morire”, recita la fatwa. Il defunto leader talebano Dadullah aveva posto una ricompensa di cento chilogrammi d’oro sulla vita di Westergaard. “L’attentato a Lars Hedergaard ci fa di nuovo capire quanto stiamo vivendo una situazione terribile in Europa, i terroristi ci attaccano persino dentro e di fronte alle nostre case. Casa mia è una fortezza con telecamere, poliziotti giorno e notte stazionati di fronte all’edificio e ogni volta che esco di casa devo sempre essere accompagnato da tre di loro. Ormai sono la mia famiglia”.

Copenaghen sembra essere diventata, assieme all’Amsterdam del regista Theo van Gogh, la capitale mondiale della battaglia per la libertà di espressione. Christopher Hitchens ebbe a chiamarla “la Notte dei cristalli della libertà”. “Un piccolo paese democratico con una società aperta, un sistema di pluralismo confessionale e una stampa libera è diventato oggetto di una straordinaria, incredibile campagna organizzata di menzogne, odio e violenza”, scrisse il celebre polemista newyorchese. “La Danimarca era un paese innocente che aiutava il Terzo mondo con tanti aiuti e non era mai stato coinvolto  in operazioni militari”, ci dice Westergaard. “Poi ho disegnato quella vignetta e siamo andati con l’esercito in Afghanistan e da allora siamo il pegno di una guerra culturale che riguarda tutta l’Europa. Il mio ultimo disegno era su Don Chisciotte, perché era un uomo con alti ideali pronto a combattere per essi. Non so cosa sarà il futuro, ma spero che le democrazie occidentali non arretrino di fronte a queste orribili minacce. L’autocensura sta prendendo piede nel mio paese, la gente ha paura di scrivere e di dire quello che pensa. Oggi la mia celebre vignetta non verrebbe pubblicata da nessun giornale”.