di Mario Mauro
Tratto da Il Sussidiario.net il 4 settembre 2010

Il Partito Popolare Europeo ha scelto Riga e la Lettonia come sede del vertice che in questi giorni vede delinearsi le strategie per il futuro della più grande forza politica del nostro continente.

“Guidare la ripresa: strategia per la Lettonia, strategia per l’Europa”. Perché ripartiamo da qui? Perché proprio adesso scegliamo di rilanciare la sfida alla crisi economica passando attraverso l’aiuto ad uno dei più piccoli (2, 3 milioni di abitanti) e “giovani” paesi dell’Unione?

Innanzitutto per dare una risposta forte ai molti che continuano a sostenere che l’allargamento ad est abbia coinciso con l’inizio del declino e l’impoverimento della “vecchia” Europa, quella dei paesi fondatori, tra cui l’Italia. E’ molto in voga oggi la teoria per la quale l’Europa allargata a 27 Stati, dei quali almeno 10 provenienti dall’ex blocco sovietico, costituisca un esempio di opportunismo da una parte, e di ingenuità dall’altra.

L’Ue ha riabbracciato Paesi dalle condizioni economiche ancora lontane dall’essere competitive garantendo loro l’ingresso in un sistema virtuoso, fatto anche dei cospicui fondi strutturali, che in pochi decenni permetterà loro di migliorare il proprio sviluppo. In cambio l’Ue cosa ha avuto? Stabilità, sicurezza e forza lavoro.

Nel 1947, quando nacque l’idea di creare il Consiglio d’Europa, davanti al rifiuto dell’URSS di permettere ai Paesi dell’Europa centro-orientale di beneficiare del Piano Marshall Winston Churchill affermò: «Cominciamo oggi all’ovest quello che un giorno termineremo all’est». Dobbiamo essere fieri di esserci riusciti. Praga, Bratislava, Riga, Budapest e Lubiana non sono mai state certamente meno europee di Parigi, Roma, Londra e Bruxelles.

Purtroppo dagli inizi del Novecento fino alla fine della guerra fredda, l’Europa ha conosciuto un periodo di divisione innaturale e drammatica soprattutto per le popolazioni dei paesi che si trovavano sotto l’egemonia sovietica. Solo a causa dell’ideologia comunista la Lettonia è entrata a far parte dell’Unione europea in palese ritardo rispetto a quanto suggeriva la sua storia che, sin dal medioevo, non è diversa da quella dei paesi occidentali. La Lettonia, come tutti i paesi dell’Europa dell’est, costituisce un pezzo della nostra storia, di quella storia che da duemila anni ha aggredito e trasformato un popolo, una cultura, una civiltà.

E’ grazie a questi pezzi di storia che l’Europa continuamente si rialza, si rinnova e da 60 anni vive in pace. Questo dimostra come l’Europa non è soltanto il frutto di una convenienza economica nel mettere insieme le proprie risorse commerciali, ma è stata da parte di tutti una precisa scelta di campo, la scelta di stare con chi condivide da secoli gli stessi ideali che derivano da un’identità comune. Robert Schuman definiva così questa identità: «Tutti i paesi dell’Europa sono permeati dalla civiltà cristiana. Essa è l’anima dell’Europa che occorre ridarle».

Ripartire da est significa quindi riaffermare la nostra identità comune come unico veicolo per affrontare e risolvere i problemi del nostro tempo. Oggi il problema principale resta la depressione economica: il PPE ha scelto quindi Riga e la Lettonia per rassicurare tutti sul fatto che se la crisi non passerà per tutti allo stesso modo allora non passerà per nessuno.