Il vecchio babbione guarda tutte le donne incinte con rabbia e commiserazione. Di che ha paura?
di Diego Gabutti
Tratto da Italia Oggiil 24 agosto 2011

Invece di prendersela con i nuovi nati, colpevoli d’ogni sfracasso demografico, lattanti con la coscienza sporca e più d’uno scheletro nell’armadio, responsabili della fame e della sete nel mondo come pure della ressa sulle spiagge e in discoteca e del degrado delle scuole materne, Giovanni Sartori dovrebbe forse riflettere sul fatto che, se c’è bisogno di anticoncenzionali per tenere a bada la natalità selvaggia, a qualcuno potrebbe venire in mente che c’è almeno altrettanto bisogno di sbarazzare il pianeta dai vecchi bacucchi.

Sono troppi, portano il pannolone, parlano sempre di come si stava meglio quando si stava peggio, lanciano occhiate maligne ai bambini, vogliono la precedenza nelle code al supermercato, vivono accampati nelle sale d’attesa dei medici di famiglia, portano la dentiera, usano il Viagra, chiamano in continuazione il pronto soccorso, pesano sul bilancio delle nazioni più di qualsiasi marmocchio e sono tutti molto meno simpatici di qualsivoglia neonato

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Diciamolo: chi li vuole? È anche una questione pratica (niente di personale, intendiamoci: è soltanto business, un affare di sopravvivenza della specie). Col tempo, l’istruzione, l’esperienza e un po’ di fortuna, un neonato può anche diventare un sommo scienziato, oppure un grande artista; può diventare un leader politico, persino il Messia, o la reincarnazione del Dalai Lama, e financo un Berlusconi. Mentre da un vecchio babbione, che si regge a malapena in piedi e guarda storto tutte le donne incinte che incontra, preoccupato dall’invadenza e dall’avidità dei nuovi nati, non si può sperare più niente, giusto un fondo allarmistico sul Corrierone ogni tanto, oppure qualche lezione non richiesta (sempre la stessa, prima un «io ve l’avevo detto», poi un «e ora ve lo dico di nuovo») di costituzionalismo spiegato al volgo con voce (chissà perchè) sempre carica di disprezzo.

Se ne vanno in giro, questi vecchi biliosi, digrignando i denti e appoggiandosi a un bastone, che ogni tanto agitano nell’aria e poi calano con violenza su qualche testa immaginaria. Sono perennemente in guerra contro lo spirito dei tempi e contro chi lo incarna: quegli scrocconi di bebè che strillano perché hanno fame o perché stanno mettendo i dentini o per attirare l’attenzione o perché hanno la bua al pancino e allora bisogna prenderli in braccio e cantargli la canzone dei tre porcellini. È di loro, dei poppanti, di quanto s’allargano, delle risorse che consumano, che questi vecchi mandrucconi mugugnano in continuazione tra sé. Questi qua, borbottano, si bevono tutta l’acqua, ci fanno il bagnetto con le paperette e le sorprese Kinder, ogni giorno il bucato, lo shampoo, i brodini, le pappette, e sono sempre lì a farsi lavare il sederino. E poi mangiano, mangiano, non sono mai sazi, ancora una caramella, un altro biscottino, posso avere un gelato, una merendina. Con che diritto fanno tabula rasa di tutto (come le cavallette, come l’Orda d’Oro di Gengis Khan)?

Loro, i vecchi, hanno invece il diritto di farsi anche tre docce al giorno (stando attenti, beninteso, a non scivolare sulle piastrelle del bagno) e di dare fondo, se gli va, a tutte le risorse del pianeta. Se lo sono guadagnato, questo diritto, con i loro sacrifici, perdio, sono stati in guerra, o c’è mancato poco, così come hanno guadagnato, vuoi lavorando come muli, vuoi facendo il sessantotto, non soltanto la pensione, come dice il Senatur, e guai a chi gliela tocca, ma si sono gauadagnati anche la babypensione (come Bossi non dice, però lo pensa)! Largo ai vecchi, lasciateci respirare, non spingete, calma, non metteteci fretta.

Purtroppo per Sartori, però, ogni storia ha due facce, e l’altra faccia dell’allarmismo demografico è che un vecchio fossile, che porti bene oppure male i suoi anni, è sempre pura perdita, a differenza d’un neonato, che invece è un investimento. Non c’è bisogno di firmare editoriali sul Corriere della sera per capirlo.

Da un vecchio, anche se un tempo si è coperto di gloria, non c’è più niente da spremere (anzi, è lui che spreme le casse dell’Inps e le risorse della sanità pubblica per darsi alle bocce, alle badanti bulgare, ai grappini, all’occupazione di tutte le panchine del parco). Non è colpa dei neonati, ma colpa dei vecchiardi (e ahimé, con le primavere che corrono, sono un barbogio anch’io) se il mondo sta andando a rotoli. Sono troppi, e consumisti. Per questo l’Onnipotente ci castiga con piaghe e diluvi, come dicono i vecchi fin dai tempi di Noè.