L’attualità di don Bosco secondo il cardinale Bertone
Tratto da L’Osservatore Romano del 7 giugno 2009

Investire sui giovani è quanto di meglio possano fare Chiesa e società. Parola di don Bosco, “uomo d’azione” che comprese come non ci possa essere futuro senza attenzione alle nuove generazioni e su questo realizzò un metodo educativo preventivo sempre attuale.

I tempi cambiano ma non passa la verità di questo progetto educativo: lo ha riaffermato il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, nella messa celebrata, nel pomeriggio di giovedì 4 maggio, alle catacombe romane di san Callisto, in occasione del pellegrinaggio dell’urna con una reliquia di don Bosco che, in sei anni, toccherà i centrotrenta Paesi dove è presente la famiglia salesiana.

Il carisma di don Bosco scaturisce direttamente dal Vangelo, ha ricordato il cardinale: è Gesù stesso a indicare ai suoi discepoli che il primo obiettivo è “diventare bambini nello spirito”. Questa rivelazione “ha aperto uno scenario inedito per l’umanità. I cristiani hanno compreso il senso dell’accoglienza degli ultimi della società, che nell’immagine del bambino indifeso e bisognoso di tutto, hanno assunto il volto dei poveri, degli emarginati, degli offesi, dei perseguitati”. Nel XIX secolo don Bosco ha dato una “interpretazione autentica, concreta e originale” del mandato di Gesù, aprendo “in maniera travolgente le porte per accogliere i giovani “più abbandonati e pericolanti””, suscitando “compagni, sempre più numerosi, per la realizzazione del suo “sogno”” e mettendo “in atto un “metodo di vita cristiano” che si è rivelato fruttuosissimo nel tempo: il sistema preventivo”.

L’uomo di domani, ha affermato il cardinale Bertone, “si costruisce sopra un humus creato giorno per giorno, e più di un aneddoto della vita di don Bosco rivela lo stile di approccio con i giovani, facente leva sulle potenzialità positive di ognuno. Attento alle richieste dei ragazzi, don Bosco ama parlare di gioia, di allegria, di sani momenti di svago, perché la felicità è iscritta nella giovinezza”.

Don Bosco, dunque, ha realizzato l’insegnamento di Gesù, aggiornandolo e approfondendolo sulla base dei problemi della società contemporanea: resta ferma la priorità di “essere come bambini” che riconoscono la propria grandezza “nel porre attenzione ai più poveri, abbandonati, disoccupati, senza tetto, senza famiglia, senza lavoro”.

“L’opera di don Bosco – ha detto il cardinale – ha realizzato migliaia di istituti, scuole, centri professionali e centri di carattere educativo. Lo spirito di don Bosco si è incarnato in decine di migliaia di suoi figli e figlie che hanno deciso di continuare a occuparsi dei più piccoli, attraverso i diversi rami della famiglia salesiana e attraverso la folla immensa degli ex-allievi. Anche se il mutare dei tempi incide sulle modalità di applicazione, nei diversi istituti salesiani, nelle diverse opere presenti in tutti i continenti, la natura profonda del carisma di don Bosco rimane sempre la stessa. Lo esprime l’interesse di aggiornamento da parte di tutta la famiglia salesiana e insieme il desiderio di capire sempre meglio il “dammi le anime, prendi tutto il resto”, che caratterizza la motivazione profonda e originale dell’impegno di don Bosco”.

Il pellegrinaggio dell’urna di don Bosco, ha spiegato il cardinale, è un’opportunità “per rinnovare in tutti, giovani e anziani, l’entusiasmo giovanile, per spronarci all’impegno instancabile per l’educazione dei giovani, per spingerci sempre più a occuparci dei problemi della società di oggi. Siamo noi, ora, sulla scena di questo mondo a dover incarnare l’insegnamento di Gesù, e a dover prendere la responsabilità dei più piccoli e deboli, per portare avanti ciò che Gesù proponeva ai suoi discepoli”. Il segretario di Stato ha rilevato come il mondo oggi abbia “bisogno di don Bosco come non mai. Tocca a noi rivivere don Bosco, tramite la nostra dedizione e fedeltà al carisma”.

Una parola l’ha poi riservata al radicamento dei salesiani nel complesso di San Callisto. “Don Bosco veniva spesso in questo luogo – ha detto il cardinale – e negli ultimi anni le catacombe accolgono il pellegrinaggio dei ministranti che vengono a trovare il loro patrono san Tarcisio”. Grazie ai salesiani, i visitatori a San Callisto non trovano solo l’aspetto archeologico-storico “ma anche il profondo significato pastorale delle catacombe”.