di Renato Farina

Chiusa La caccia alle streghe passiamo a quella contro i cler-gyman?

Qualunque idea si abbia sul “diritto” di porre fine all’esistenza, propria a altrui, in caso di malattie terminali o gravemente invalidanti, una cosa dovrebbe essere chiara: e cioè che questa pratica, di fatto, esiste. C’è una legge che la vieta: ma il divieto non serve a impedirla, come spesso accade con le normative irragionevoli e velleitarie. Serve dunque a criminalizzarla e a rnantenerla clandestina.

Fa impressione in queste set-timane, trovare i1 Papa sulle prime pagine dei giornali americani ma anche italiani, per gli abusi sessuali del clero sul minori, piuttosto che per la sua proposta di mediare per la pace in Terra Santa. Com’è cam-biato il mondo. Nei giorni scorsi dieci milioni di italiani hanno visto il film su Giovanni XXIII. Si mo-strava papa Roncalli che, nel 1961, al tempo della crisi di Cuba, impedì la guerra atomica. Due lettere alle persone giuste un riferimento tremendo a Dio, e tutto si sistemò. Questa ricostruzione è certo un e-sagerazione, ma il mondo riconob-be la forza di quel gesto. Ora, in-vece il pianeta sembra scardinato dal suo asse, il Papa indica la strada per uscirne, si propone vecchio e stanco come mediatore. E dicono: pensa a dar la caccia ai preti pe-dofili, consegnali allo Stato. Come se lui avesse gli indirizzi, o dovesse procedere, tanto per non sbagliare, a una decimazione.

I radicali, che tante volte am-miro, stavolta assediano il Papa. L’eurodeputato Maurizio Turco sostiene: “Ci pare dovuto the il Vaticano obblighi chiunque venga a conoscenza di reati a denunciarli alla giustizia”. Continua: “A mag-gior ragione se sono commessi da persone sottoposte al diritto canonico”. Il Papa do-vrebbe “obbligare” chi? E come? Mandando le guardie svizzere a torturare i sospettati? I garantisti radicali lo sono con tutti meno che con i preti? Che ignoranza. Al diritto canonico sono sottoposti tutti i battezzati, e non ci sone mezzi coercitivi. Persino Marco Pannella, persino il presidente dell’ordine dei geometri possono chiedere, se battezzati, di essere giudicati da un Tribunale eccle-siastico. In nessun caso questo sostituisce il dovere di denunciare alla polizia delitti e delinquenti. Bastano i dieci comandamenti e il Vangelo: da a Cesare quel che è di Cesare non dare falsa testimo-nianza. E sono testi canonici, si informino i radicali e il mio amico Daniele Capezzone (so che ha studiato dai preti, li denunci se sa). E quanto all’ammonimento, ce stato pure quello. II Papa non si è affatto limitato a condannare le macchie sulle animucce. Ha detta che l’abuso sessuale “è un peccato orrendo agli occhi di Dio”. Ha scomunicato: “La gente deve sapere che nel sacerdozio non c’è posto per chi potrebbe fare del ale ai giovani”. Non ha murato questa pratica odiosa nelle sacre mura, e ha spiegato che non è solo un peccato per Dio, ma è crimine per la società. Più chiaro di cosi …

Il fatto è che in questo nostro Paese di ipocriti il Papa è l’unico che, per usare una frase del citatissimo Giovanni XXIII non è uno specialista “nel battere il pu-gno sul petto degli altri”. Che pena sentire i radicali chiedere al capo di una religione di costringere i discepoli quasi fossero schiavi. Il Vaticano obblighi. Pannella che ne dice? Gli piace questo linguag-gio?

Qui vorremmo dire qualcosa sui preti. L’opinione pubblica, per via del bombardamento di notizie, è passata dall’idea che il Papa voglia scomunicare e togliere la possibilità di esercitare il mini-stero sacerdotale ai pedofili a quella che si debba tutti insieme sospettare dei preti costringendoli a svelare i loro delitti. Ehi, i preti sono persone come gli altri. Qualcuno è meglio, qualcuno è peggio. Sono uomini. I coman-damenti valgono per loro come per tutti. Credo ci sia l’identica percentuale di pedofili nelle Ca-noniche e nelle curie come tra i geometri e i radicali. Soltanto che il Papa a quanta pare è il solo a puntare il dito contro i suoi urlando.. Ci piacerebbe una denun-cia altrettanto forte del presidente dell’ordine dei medici e di quelle degli ingegneri, e magari persino dei radicali.

Povero Papa. Sembra un secolo fa quando, spostandosi in Polonia e minacciando poi per lettera a Breznev, il suo ritorno impedì l’in-vasione sovietica (1981). Ora, ogni giorno con il suo volta di pietra, gonfio di malanni e di pena, chie-de la pace per la Terra Santa. Ed invece i giornali e le tivù di tutto il mondo dedicano la prima pagina ai suoi interventi sul preti pedofili. In fondo però anche Cristo urlò invano sulla croce: intorno non gli diede retta nessuno, solo un ladrone e un centurione che gli tirò una lancia. Però sulla questione dei preti pedofili bisogna mettere un punto. E finiamola.

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PEDOFILIA NEL CLERO, I RADICALI SI SPIEGANO

Carissimo Renato Farina, cari amici di ”Libero”, innanzitutto grazie per questa opportunità che ci è offerta di chiarire il nostro pensiero sulla questione detta della ”pedofilia”.

Primo.
In base ai dati ufficiali forniti dal Censis, su 100 violenze ai danni dei minori, 90 avvengono in famiglia, 8 sono praticate da parte delle cosiddette “figure di
riferimento” (insegnanti, religiosi, educatori, …), e solo 2 sono opera di estranei, di persone sconosciute.
Quindi, proprio chi ha a cuore la sorte del più piccoli farebbe bene a rendersi conto che la violenza sessuale nei confronti dei minori si sviluppa all’interno (e non contro o fuori) gli istituti sociali tradizionali (la famiglia, la parrocchia, la scuola, e così via, mentre la crociata mediatica e giudiziaria in corso da anni non si occupa che del 2% del problema.
Restano invece del tutto intatti e intangibili tabù quali l’incesto o la sessualità dei religiosi, così come, più in generale, nessuno (nemmeno dopo i fatti di Novi Ligure: famiglia cattolicissima madre, cattolicissima figlia cattolicissima) sembra desideroso di interrogarsi sullo stato della famiglia cattolica e ”normale” italiana.

Secondo.
La crociata in corso da qualche anno e la legge ”antipedofilia” che ne è stata il frutto hanno portato per un verso alla criminalizzazione dei provider e dello strumento Internet (della serie: proibiamo i marciapiedi perché ci camminano le prostitute….), e per altro verso ad una straordinaria crescita di valore del materiale pornografico a sfondo pedofilo (videocassette, cd rom, ecc.ecc.).
E’ il consueto meramente repressivo, che non fa che alimentare il mercato criminale che intenderebbe colpire.

Terzo.
Premesso che i fatti di oggetto delle cronache di questi anni non sono episodi di ”pedofilia”, ma di pura violenza e criminalità, e come tali devono essere considerati e perseguiti, voglio aggiungere che, in termini liberali, è del tutto inaccettabile la criminalizzazione di un orientamento sessuale in quanto tale, di un modo di “essere”, di uno “stato”.
Ogni orientamento sessuale, ogni preferenza, ogni scelta possono e debbono invece essere perseguiti se e quando si traducono in comportamenti violenti e dannosi per altre persone, minori o maggiori che siano.
Non si tratta di difendere il “diritto” di qualcuno a intrattenere relazioni sessuali con bambini in tenera età; si tratta di affermare il diritto –senza virgolette- di tutti e di ciascuno a non essere condannati –e nemmeno giudicati- sulla base della riprovazione morale che altri possono provare nei confronti delle loro preferenze sessuali.
Criminalizzare i “pedofili” in quanto tali, al contrario, non serve a “tutelare i minori”, ma solo a creare un clima incivile, né umano né –vorrei dire- cristiano.

Quarto.
Per ciò che riguarda i casi di violenze che avrebbero visto come protagonisti alcuni religiosi (e su questo –consenticelo, caro Renato- la tua sintesi delle nostre posizioni ed iniziative è quanto meno lacunosa), per un verso abbiamo detto e ripetuto che non può esserci impunità solo in queste circostanze (essendo chiaro che, anche stavolta, come sempre da decenni, ci faremo carico di difendere le garanzie degli imputati dai linciatori di professione. A proposito, che fine ha fatto Don Fortunato Di Noto?), e, per altro verso, abbiamo posto alla Chiesa –e a ciascun fedele- il problema della libertà, della responsabilità, dell’amore, e quindi anche della sessualità, dei religiosi (la vicenda Milingo insegna).

Tutto qui: e non crediamo che dire questo significhi incorrere in un reato d’opinione. Grazie ancora per questa libera ospitalità.

Maurizio Turco, Presidente degli eurodeputati radicali
Daniele Capezzone, Segretario Radicali Italiani

Risposta di Libero

Gentili amici, il discorso non vuole finire qui. Dunque mi permetto di essere telegrafico e mi perdonerete la lacunosità. Anzitutto sappiate che queste pagine saranno sempre aperte a chi ragiona in modo civile. A del resto ne avete avuto già prova.

Nel merito. Mi colpisce come considerazioni in linea di principio indiscutibili (ad esempio il terzo punto: non si può condannare nessuno per una tendenza) si puntellino con osservazioni da sociologia deterministica ed infondo illiberale.

Uno può benissimo essere anticlericale. Ma che cosa centra Novi Ligure con il fatto che la famiglia era “cattolicissima”? Cari amici che ne sapete: avete l’elenco delle famiglie cattolicissime, e magari di quelle cattoliche appena un pochino? Vi sembra una tendenza pericolosa da condannare in anticipo? Del genere: se uno è pedofilo nessuno lo condanni, ma se è cattolico state in guardia che può ammazzarvi tutti?

Mi sembra molto poco liberale e assai marxista far risalire il male all’origine sociale e all’appartenenza religiosa. Esiste il mistero della libertà per cui si fa il male oppure no. Se Erika era atea o buddista allora potevamo stare tranquilli? La questiome della sessualità del clero non penso necessiti di mobilitazioni politiche, in fondo sono problemi loro. E se fanno reati allora li si punisca, questo sì. E se hanno certe tendenze è bene non abbiano a che fare con i bambini.
O no?

re. fa.