di Angelino Alfano
Tratto da La Bussola Quotidiana il 29 agosto 2011

Caro direttore,
le scrivo per concordare con il suo editoriale di ieri perché c’è da difendere non tanto l’indiscutibile diritto dei cattolici e della Chiesa a una presenza sociale, ma il buon diritto di lavorare per i poveri.

Non è solo il Concordato, il quale sancisce l’inderogabilità della ‘collaborazione’ tra Stato e Chiesa, a dettare le mie considerazioni. Si tratta di amore al bene comune e all’interesse nazionale: la necessità di una fiscalità favorevole per i beni e le opere di matrice cattolica, è oggi una tutela autentica di chi ha di meno e un principio di libertà. Da qui non esito a dichiararmi toto corde in sintonia (pratica, non teorica) con le posizioni da lei espresse, sul solco di quanto affermato di recente dal cardinale Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, sulla difesa della famiglia e per la lotta all’evasione fiscale.

Lei giustamente denuncia che, per attaccare la Chiesa, si usano cifre fantasiose e si inventano privilegi che non esistono. Lo scopo di questo attacco è per me chiaro. Al clamoroso successo della Giornata mondiale della Gioventù a Madrid, che ha sancito la fine del sogno laicista di Zapatero, si doveva trovare una contromossa.

L’accorrere di milioni di giovani intorno a un Papa mite e coraggioso che ha rilanciato la potenza della proposta cristiana dinanzi alla crisi economica, ma prima di tutto esistenziale e morale dell’Occidente, imponeva ai nichilisti professionisti, con la loro cultura della morte e dell’edonismo vuoto, la scelta tra due strade. O una riflessione seria sul loro fiasco globale. Oppure l’arma disperata della calunnia. Gli sventurati hanno reagito come sappiamo… Da qui la campagna contro la Chiesa, cercandone il presunto tallone d’Achille dove la menzogna e il pregiudizio hanno insistito di più.

Dal punto di vista ideologico, si è usato l’arnese rugginoso di un concetto di uguaglianza fasullo. Dove tutti siamo uguali a zero dinanzi allo Stato (e al potere finanziario internazionale): si riduce il cittadino a individuo. Lo si vuole totalmente solo nei suoi rapporti con lo Stato e con le «potenze millantatrici della storia» (Benedetto XVI), demolendo l’idea stessa della nostra civiltà occidentale e soprattutto italiana, che non esisterebbe senza quelle opere di carità che preesistono a qualsiasi istituzione e che, proprio nel consentire un soccorso impensabile a burocrazie senza anima, consentono alla democrazia di essere se stessa e alla convivenza sociale di non essere una giungla. Chiunque, anche non credente, sa che ovunque, persino là dove l’anoressia di valori induce alla disperazione, c’è una parrocchia, c’è un oratorio, c’è una casa di suore che non è solo distributrice di elemosine, ma luogo di accoglienza, motore di ricostruzione sociale. Dove le persone sono persone.

L’attacco alla Chiesa passa dunque dalla calunnia a proposito delle sue presunte ricchezze. Esse sono ricchezze dei poveri. Non sto qui a rifare un discorso storico, che pure sarebbe possibile e necessario. Mi riferisco al presente. E qui tutto si palesa in modo lampante: tentare di penalizzare la Chiesa significa far del male alla nostra gente e, soprattutto, alla gente più indifesa. Mi hanno molto colpito al riguardo le testimonianze di dirigenti di Onlus, i quali si appoggiano ad enti ecclesiastici (che non sono ‘mostri’ astratti, ma sono preti, volontari, suore, frati, strutture e persone caritatevoli!) per agire a favore di chi ha di meno.

Leggo le dichiarazioni di Marco Lucchini, del Banco Alimentare, che distribuisce cibo a milioni di famiglie in difficoltà. La questione è tanto più grave perché l’Unione Europea ha deciso di ridurre drasticamente il trasferimento gratuito nei vari Paesi europei dei beni alimentari in eccedenza E questo è solo un piccolo caso, ce ne sarebbero migliaia. Sarebbe un danno sociale immenso.

Si osserva: la Chiesa beneficia di esenzioni dall’Ici anche per attività commerciali. Bugie. Cavalcate anche da settori del Pd. Il laico Vittorio Feltri, che pure ha avuto conflitti con Avvenire, non ha esitato a difendere lo status fiscale della opere di culto, di carità, di accoglienza e di formazione umana e cristiana della Chiesa, come dovrebbe fare ogni persona di buon senso. «Attenzione. Qualsiasi immobile della Chiesa che non sia utilizzato per gli scopi sommariamente citati sopra, e che sia invece affittato e produca reddito, viene trattato come se fosse nostro o vostro. Non è esente dall’Ici né da altre tasse» (sul Giornale del 20 agosto).

Dunque pieno sostegno alle parole del cardinal Bagnasco che Avvenire ha tradotto in un titolo perfetto: “Più famiglia e uno stop all’evasione”. È anche l’ impegno del Popolo della Libertà. E la manovra che è in corso di discussione al Senato proverà a far suo questo slogan così come difenderemo il trattamento fiscale di favore per il non profit e l’intangibilità del 5 per mille che lascia al cittadino la scelta di quali generosi attori sociali sostenere nella sua piena libertà di valutazione.

Complimenti, direttore, per l’impegno di Avvenire e molti cari saluti.

Da Avvenire del 29 agosto 2011